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Prosegue la battaglia del “no”

Bosco Marengo

Appello al Governo per fermare il deposito nucleare in provincia di Alessandria e in Piemonte, con la speranza che altre zone propense al progetto presentino l’autocandidatura. Dopo 10 mesi di impegno congiunto della Regione, della Provincia di Alessandria unitamente ai Comuni e ai Comitati anti nucleare, i protagonisti della mobilitazione il 15 e 16 novembre al seminario nazionale, sono intervenuti separatamente per ribadire nei pochi minuti concessi le ragioni del dissenso.

Ma prima, sabato 13, il fronte del “no” si è riunito a Bosco Marengo in una sala del complesso monumentale di Santa Croce, per riaffermare le motivazioni tecniche e giuridiche, già espresse nelle osservazioni. Sono state presentate a luglio grazie alla proroga ottenuta con la mozione parlamentare dei deputati alessandrini, i quali durante la conferenza stampa si sono impegnati a sensibilizzare l’Esecutivo verso atti concreti con altre azioni unitarie.

L’incontro è stato organizzato dal Comune con la partecipazione dei comitati “Bosco libero dal Nucleare” e “Gente del Territorio“. Sono nati il 5 gennaio 2021, data della presentazione della carta dei siti papabili in Italia da parte di Sogin, la società incaricata dal Governo di realizzare il deposito, che ha indicato otto aree del Piemonte, di cui sei in provincia di Alessandria. Il Comune di Bosco Marengo compare addirittura due volte: nel sito Al 1 al confine con Novi e in Al 2 insieme a Frugarolo e Alessandria. Ma Bosco, che negli Anni Settanta era sede della Ex Fabbricazioni nucleari, ed è il primo sito ad aver ultimato di recente la bonifica totale, non ci sta.

«Bosco e la provincia di Alessandria hanno già dato» hanno detto, aprendo i lavori, la vicesindaco di Bosco Claudia Bittolo e il consigliere capogruppo di minoranza Ugo Cavallera, che hanno delineato lo scenario di «90 costruzioni in cemento armato su 150 ettari di terreno, pari a 1,5 km per 1 km, e 1,5 milioni di metri cubi di terreni agricoli da sbancare, per una durata di 300 anni in caso di residui a bassa radioattività e di mille anni per i rifiuti ad elevata radioattività».

Intanto, il seminario non ha smentito le aspettative. «Non c’è trasparenza, né dibattito. Convocato alle 16, alle 16.09 avevo finito di parlare. Se Sogin riterrà opportuno replicare, seguirà la risposta scritta» dice il presidente del Comitato alessandrino, l’avvocato Alessandro Provera.

Daniela Terragni

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