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Cinque all’anagrafe

“Collezionare per credere” di Mara Ferrari

Non tutti, anzi ben pochi, possono vantare un cinque all’anagrafe; se Roberta Mutti si fosse chiamata, per esempio, Alice, non avrebbe vinto l’agognato trofeo come invece Stefano… Sto parlando delle cinque vocali inserite all’interno dei nostri nomi e cognomi. Il nostro Andrea Antonuccio o Lucio Ferrari ce la fanno, ma devono fare i conti con dei doppioni, il che da collezionisti disturba un po’… Il giochino linguistico escogitato è un divertente passatempo che le pagine bianche possono riservarci; forse Umberto Eco, di questo passo, avrebbe preferito chiamarsi Claudio o perfino Giuda, il che avrebbe potuto evitargli la fastidiosa ripetizione della lettera “o”.

Comunque Lucia Eco sarebbe l’ideale… A distanza da cinque anni, il celebre concittadino, che avrebbe compiuto novant’anni quest’anno, è tutto da rileggere in una collana di volumi in edicola; tuttavia, più rari da scovare, si è cimentato non poco su questo ludico versante. Per esempio, come trascurare i suoi lipogrammi, ossia quelle composizioni che, per diletto, escludono una data lettera alfabetica? Lipogrammare non deve essere un modo per stravolgere il testo di un autore.

È vero che talvolta si è tentati di farlo, ed è quello che mi accade con “A Silvia” di Leopardi quando decido di eliminare la A. Finalmente Silvia deve diventare Silvio, e a questo punto è il testo stesso a suggerire tutta una serie di ambiguità possibili che inducono a trasformare la composizione in un’appassionata dichiarazione d’amore omosessuale. Mi sono concesso questa trasgressione, per una volta, perché la tentazione era forte, e forse perché l’amore che porto a questa poesia mi portava a ritenere la parodia sfacciata più rispettosa di qualsiasi goffo tentativo d’imitazione. Anche la trascrizione di Quasimodo senza “o”, che pure capovolge la lettura della poesia, non ne tradisce, spero, la nota di dolore metafisico. Semplicemente un solare poeta siculo diventa un opalescente iperboreo, e l’amarezza per la morte che incombe si trasforma nell’orrore per la vita che continua”.

Data l’ermetica peculiarità del componimento, cosa che non vale di certo per quello di Leopardi, lo propongo: “Passar la lunga sera sulla terra/bagnati da raggi di luna… Ma immantinenti è l’alba”. Di questo verso, il semiologo alessandrino ci propone Manzoni senza U, Dante senza I e altre lessicali esercitazioni su Montale. Rammenta che sarebbe bene usare la tecnica del lipogramma nelle scuole indicando che, per stare al gioco, i ragazzi dovranno esercitarsi sul dizionario e provarsi in inversioni sintattiche, per non dire dello sforzo di mantenere un minimo di senso originario. Allora non facciamo troppo caso al fatto che, lipogrammando in O una nota lirica di Montale, il falco dovrà diventare un’aquila. Insomma, le premesse per una collezione di nostri lipogrammi ci sono tutte!

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