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Morale e denaro, connubio impossibile? Forse no…

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Morale e denaro non sempre vanno d’accordo; non è che siano due realtà naturalmente contrapposte ma spesso vengono invertite priorità e finalità. Due libri della Queriniana aiutano a chiarirsi le idee. I teologi tedeschi Günter Wilhelms e Helge Wulsdorf in Un’etica nell’economia (pp 144, euro 17) spiegano che lo scopo di quest’ultima dovrebbe consistere nel permettere il dispiegamento della libertà delle persone nel contesto del bene comune, che «esprime il lato sociale del concetto di bene» (p. 65).

L’etica dovrebbe permeare ogni livello del discorso economico, nella tensione tra singolo e sistema, tenendo come indicatori la comunicazione, la partecipazione, la cooperazione e la trasparenza. Il gesuita Alain Thomasset in Un’etica teologica delle virtù sociali (pp 288, euro 37) rilancia il concetto di virtù come «capacità acquisita del soggetto, la quale lo predispone, in circostanze varie, ad agire bene, secondo l’obiettivo di un bene da acquisire, e più ampiamente di una vita buona da sviluppare» (p. 9). Nell’ambito sociale questa riscoperta costituisce la base per costruire una solida società democratica fondata su giustizia, solidarietà, compassione, ospitalità, speranza.

Queste sono le risorse di senso per nutrire la convivenza comune al di là di un aspetto meramente procedurale. Per il cristiano attuare queste virtù contribuisce a seminare il vangelo nella società facendo sì che alla trasformazione delle strutture, pur importante, si affianchi quella della mentalità, che conduce al perseguimento del bene comune nell’attenzione all’altro concretamente inteso.
Naturalmente occorre un discernimento particolare che declini i principi della dottrina sociale della Chiesa nella varietà di tempo e di luogo delle situazioni.

In effetti, come conclude il volume, la «parola di Dio e l’esempio dei nostri predecessori non ci dicono ciò che dobbiamo fare, ma suscitano in noi alcuni atteggiamenti e si affidano alla nostra immaginazione per rendere vivo oggi ciò che l’insegnamento sociale della Chiesa ci insegna su una società giusta e fraterna» (p. 271).

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