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Alessandro Capra ammesso agli Ordini Sacri

Vocazioni diocesane

Giovedì 16 giugno il seminarista Alessandro Capra è stato ammesso agli Ordini Sacri, durante la celebrazione del Corpus Domini nella parrocchia del Carmine. Lo intervistiamo perché siamo curiosi di capire se, per lui, da giovedì scorso è cambiato qualcosa.

Alessandro, come stai?

«Bene, grazie (sorride). Le “Dio-incidenze” si sono manifestate anche in questa occasione».

Puoi spiegarci meglio?

«Per avere l’Ammissione agli Ordini Sacri bisogna fare domanda scritta al Vescovo. Il giorno in cui ho scritto la lettera era l’anniversario del martirio di Rolando Rivi, il 13 aprile di quest’anno. E la figura di Rolando Rivi l’ho conosciuta grazie alla mia amica, e “madre spirituale”, Rita Barberis, che il giorno dell’Ammissione, il 16 giugno appunto, avrebbe compiuto 100 anni. La definirei come una comunanza che ricorda, e anticipa, la Comunione dei Santi».

Va bene: ma è cambiato qualcosa da giovedì, in te? O sei il “solito” Alessandro?

«Io resto Alessandro (sorride) ma sento l’esigenza di rispondere ancora di più e con maggior impegno ai miei doveri, anche nei confronti della Chiesa che ha riconosciuto in me i primi segni positivi di una chiamata. Ma comunque…».

Dicci…

«Giovedì ero molto teso, anche perché non volevo essere io il protagonista della giornata, ma Gesù Cristo! Io penso che sia andato tutto bene… e, soprattutto, alla fine non ci sono stati applausi, una cosa che odio profondamente (sorride). La preghiera e la partecipazione dei fedeli sono state significative e autentiche: non eravamo lì per un evento, ma eravamo di fronte al Signore. Desidero ringraziare Sua Eccellenza il Vescovo, il rettore del seminario don Mauro Bruscaini, i sacerdoti che mi hanno accompagnato in questi anni e quelli che lo faranno in futuro. La formazione è sempre una questione comunitaria: non solo per i preti, ma proprio per tutta la comunità, e dunque anche per i laici. Non essere insieme è un mancato guadagno: sia per il seminarista, che può perdere il contatto con le persone e con la realtà; sia per la Chiesa locale, che può gustare il cammino di chi è sulla strada dell’Ordinazione».

Veniamo all’oggi. Ti abbiamo visto impegnato al Carmine a tenere a bada i ragazzi del centro estivo. Loro sanno di questa tua vocazione?

«Sì, assolutamente. La settimana scorsa li ho un po’ trascurati perché dovevo prepararmi (sorride). Loro sono incuriositi dal mio percorso da seminarista: le varie tappe, che cosa si studia, la giornata-tipo… Alcuni, più o meno, sanno come funziona. Ma altri proprio no!».

Cosa ti hanno chiesto?

«Innanzitutto dove vivo. Poi mi hanno chiesto se noi seminaristi mangiamo come tutti gli altri (ride) o se facciamo diete particolari. Probabilmente non ci vedono come persone normali… Proprio per questo è davvero importante che un seminarista, anche se ha degli impegni specifici, viva la sua vita in mezzo agli altri, in parrocchia e fuori dalle sacrestie. Perché un pastore senza gregge non è più tale. E il gregge ha bisogno di pastori!».

Andrea Antonuccio

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