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Quegli “imperdonabili” errori

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Sarò monotono, ma in questo momento di completo stallo delle vicende societarie, non posso che seguitare a dissertare in ordine al rapporto, all’apparenza sempre più deteriorato e irrecuperabile, tra Luca Di Masi e (almeno una) parte dei sostenitori dell’Orso.

Già mi ero soffermato, la scorsa settimana, sulla apparente inesplicabilità di certe posizioni della tifoseria ma l’aver ricevuto conferma delle ostilità anche da parte di autorevoli esponenti (autorevoli, preciso, con riferimento al background intellettuale e culturale) mi ha spinto a voler approfondire ancor di più le ragioni del dissenso.

Così, oltre ai ben noti errori gestionali (da dividersi, peraltro, con direttori sportivi e allenatori di turno – ma spesso ciò vien dimenticato), ecco che al Patron viene imputata l’apparentemente capricciosa volontà di abbandonare la barca tra i flutti tempestosi della categoria inferiore altresì denunciandone la scelta d’intollerabilità di certe espressioni ingiuriose proferite in ambito social.

La domanda è sorta spontanea: «E allora?». Ma davvero vogliamo mettere in croce l’uomo che ci ha riportati in Serie B dopo quasi mezzo secolo solo perché, dopo gli insulti e una trentina di milioni di euro spesi per tornare al punto di partenza, ha fatto capire di voler passare la mano e ha avuto l’ardire di chiedere un po’ di rispetto?

Ma davvero consideriamo intollerabile il fatto che un uomo che ha dato più di ogni altro, negli ultimi cinque decenni, per la maglia grigia, chieda solo di non essere più offeso? Non posso allora far altro che rinnovare le conclusioni del mio precedente corsivo: non capisco, ma se questo, se anche questo, è il calcio, oggi mi piace un po’ di meno…

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