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Grazie, Santità!

La Diocesi ha incontrato il Papa per il 450° anniversario della morte di San Pio V

Eccellenza, un suo giudizio sull’incontro di sabato 17 settembre della nostra Diocesi con il Papa.

«È stato un incontro molto bello, che ha toccato i cuori. La cosa che mi ha fatto più piacere è l’effetto dell’incontro del Santo Padre su chi era presente. Vedere i volti felici, vedere le persone raccontare la loro emozione e la loro commozione, quello che hanno provato e sentito… Per me è stato motivo di grande gioia, e mi ha fatto pensare: “Ne è valsa la pena”. Poi mi sono chiesto: “Perché questa gioia, quando incontri un uomo di 85 anni su una sedia rotelle, che fa fatica ad alzarsi?”. Perché egli è il successore di Pietro, il Vescovo di Roma. Ed è colui che è deputato al servizio della comunione nella Chiesa. È questa la grande differenza che esiste tra la Chiesa cattolica e il resto del mondo. Noi abbiamo quest’uomo che è il depositario della comunione. Mi colpisce e mi interroga il distacco dal Papa, dai Vescovi e dalla Chiesa gerarchica che oggi è molto di moda, più nella Chiesa che fuori. Ci sono due elementi che mi fanno pensare. Il primo è dottrinale. Tutte le domeniche a Messa diciamo: “Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”. E quando diciamo “apostolica” non intendiamo dire che fa apostolato, ma che è fondata sugli apostoli, su questa catena ininterrotta di pastori consacrati l’uno dall’altro, che arriva sino a oggi e che risale ai 12 apostoli. E questa è una delle quattro note essenziali riportate nel “Credo”. L’altro elemento è di carattere esperienziale. Vedo che l’incontro con il Santo Padre porta con sé una grazia. E, nel mio piccolo, vedo che anche l’incontro con il vescovo porta grazie nelle persone. Non perché sia bravo io, ma sto dicendo “grazie” nel senso tecnico del termine. Nonostante i miei difetti, so solo io quanti difetti ho, potete solo immaginarlo (sorride). Sei lì a essere il veicolo di una grazia per una persona, una grazia che illumina la vita di quella persona. Tu sei lì, al crocevia… e qualche volta passi proprio per caso!».

Eccellenza, dopo il suo saluto il Papa ha richiamato le “quattro coordinate”, e poi ha parlato delle Unità pastorali. Se lo sarebbe mai aspettato?

«Certo, ha richiamato questi punti che per noi sono vitali all’inizio di questo cammino. Dandoci le coordinate, e con esse abbiamo la carta, che è la Parola di Dio. Basta solo tracciare la rotta e seguirla. In tutto questo il passaggio alle Unità pastorali, che è un passaggio tecnico, si riempie di un contenuto speciale. “Ora non ci serve una semplice amministrazione. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione” ha detto il Santo Padre, citando la sua “Evangelii Gaudium”».

Prima di questo, però, il Papa ha tracciato un breve profilo di San Pio V, concludendo così: “Che cosa lo ha guidato? La fede”. Se le quattro coordinate sono la mappa, e le Unità pastorali un pezzo della strada, la fede che cos’è?

«La fede è la bussola, è quella che ci dice dov’è il nord. Perché ci fa capire dove è Dio, Lui è il riferimento per qualsiasi cammino e qualunque direzione. Dobbiamo capire che il riferimento è Dio: la fede non è scontata per nessuno, nemmeno per me che sono Vescovo da 10 anni e ho camminato per una vita su questa via. Più vado avanti e più ho la sensazione che quella che prima chiamavo la “mia fede” fosse una cosa molto imperfetta. E più passano gli anni, più diventa profonda, si incarna, diventa un vissuto grondante di sudore, sangue e fatica. Ma è anche un vissuto che porta con sé un tesoro di gioia. La fede è un vissuto perché è una relazione con Dio, ed è questa che ci fa capire dov’è Lui. A volte la bussola impazzisce in presenza di anomalie magnetiche… e così nella vita possiamo trovarci spersi, ma Dio veramente ci fa orientare. Quindi è molto bello pensare di raffinare la nostra fede per fare in modo che si incarni nella vita. Come dicevo nell’ultima Lettera pastorale, al numero 29, non c’è soltanto la “fides quae creditur”, cioè la fede che è creduta, quella degli articoli di fede. Ma c’è anche una “fides qua creditur”, cioè la fede con la quale si crede. La fede di chi, di fronte a un problema della vita, lo riesce a ricollegare a Dio, perché sorprendentemente non esiste un accadimento della nostra giornata che non sia riconducibile a Lui mediante la fede. Dio ci ha dato il permesso di ricollegare tutte le cose, anche quelle più meccaniche e deterministiche, ma anche quelle addirittura in sé portatrici di male e sbagliate. Per fare di esse, attraverso la fede, un evento di grazia, come ha fatto Gesù Cristo, che di fronte al fatto che lo giudicassero, torturassero e condannassero a morte, anziché scappare, e non sarebbe stato complicato per lui, ne ha fatto strumento di salvezza per tutti».

È un caso che proprio sabato 17, poco prima di entrare in Udienza con il Pontefice, sia uscita la notizia che il cardinal Zuppi, presidente della Cei, aveva chiamato nel suo Consiglio episcopale una suora? Lei ad Alessandria lo aveva già fatto con il suo Consiglio diocesano permanente.

«Non era certo una questione di gara (sorride), però il fatto di essere fino a quel momento l’unico in Italia mi dava un senso di vertigine. Uno teme di portare le persone su una strada in cui sta andando solo lui… Certo, il Papa all’inizio mi aveva incoraggiato: “Se sbagli, pazienza, anche il Papa sbaglia”. Ma già la due-giorni di quest’estate con i membri del Consiglio diocesano permanente mi aveva riempito il cuore, facendomi capire che quella era, ed è, la strada giusta per la nostra Chiesa alessandrina. E il fatto che quella stessa mattina sia uscita la notizia del presidente della Cei mi è parso un segno divino, un imprimatur di Dio».

Il Papa nel suo discorso a lei e alla Diocesi ha citato anche le Unità pastorali. Che effetto le ha fatto?

«Eh già, il Papa ha parlato di Unità pastorali. Io avevo detto che la visita non voleva essere solo un “ricordo” per il 450° anniversario dalla morte di San Pio V, ma desideravo avesse anche un risvolto pastorale: che papa Ghislieri, così innovatore, uno che in sei anni ha fatto delle riforme incredibili, fosse uno stimolo e un’inspirazione per i nostri cambiamenti. E quindi ho fatto presente questa mia intenzione nella preparazione dell’Udienza. Il Papa è stato incoraggiante in questo. Sono molto contento, e spero che ci sorregga nel cammino. Perché è la strada sulla quale noi possiamo portare frutto».

Andrea Antonuccio

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