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“Dio vuole amore” e “Il giorno degli inizi”

La recensione

Le edizioni San Paolo offrono in questi mesi due preziosi testi di meditazione e riflessione, particolarmente preziosi in Quaresima, tempo propizio per il raccoglimento pensoso e orante.
Nel lontano 1975 il gesuita Carlo Maria Martini (nella foto in basso), Rettore del Pontificio Istituto Biblico di Roma, dettò alle monache carmelitane scalze di San Lazzaro Alberoni, nei pressi di Piacenza, un corso di esercizi spirituali dedicato alla Lettera agli Efesini. Durante il ritiro l’illustre predicatore, che qualche anno dopo sarebbe stato nominato Arcivescovo di Milano, tenne delle omelie durante le Messe, finora inedite, adesso offerte ai lettori in Dio vuole amore (pp 96, euro 12).
Ecco una tra le tante perle spirituali del volumetto: «Dobbiamo quindi credere di avere possibilità anche noi, nella nostra vita, di ricevere il dono di Dio che ci vuole salvare, e chiederci: “Che cosa posso fare di meglio? A che cosa Dio mi spinge perché la mia giornata sia vissuta un po’ meglio di quanto io non la viva ora? Quali sono i mezzi che Dio mi dà per migliorarmi?» (p. 59).
Il presbitero friulano Maurizio Girolami, biblista e patrologo nella Facoltà teologica del Triveneto e in altri centri accademici, compie un’articolata analisi su Il giorno degli inizi (pp 186, euro 22) indagando «sulle sorgenti bibliche e gli studi iniziali dello sviluppo dell’istituzione domenicale» (p. 9).
Attraverso una rigorosa e documentata disamina il libro rileva, tra i tanti dati, che la liturgia domenicale cominciò nelle case private inizialmente la sera e dagli inizi del II secolo la mattina presto, e che il riposo domenicale fu codificato dall’imperatore Costantino nel 321.

Un ruolo importante lo giocò il martire sant’Ignazio, vescovo di Antiochia, che coniò la suggestiva espressione vivere secondo la domenica: questa non era semplicemente un giorno fra gli altri, anche se consacrato al Signore, ma uno stile di vita. Tutta l’esistenza cristiana deve essere «scandita non solo dal ritmo della domenica, ma anche dallo spirito che anima la sua celebrazione: è lo Spirito del Risorto dato al mondo, perché essa nutre una speranza nuova attraverso il memoriale della sua morte, risurrezione e attesa della sua venuta, ricordata e commemorata dai suoi discepoli. […].
Pertanto i cristiani, grazie all’appuntamento settimanale, vivono sempre della vita del Risorto» (p. 70).
Così la gioia domenicale «diventa anche il criterio di discernimento per il comportamento etico, perché essa costituisce il preludio alla creazione nuova» (p. 76). Segni liturgici di tutto ciò furono la proibizione alla domenica del digiuno e della preghiera in ginocchio.
Commovente il racconto del martirio dei credenti di Abitene in Turchia, uccisi essersi radunati nella casa di Ottavio Felice a celebrare l’eucaristia con il presbitero Saturnino.
Al proconsole Anulino il laico Emerito rispose: «Sine dominico non possumus», ossia non possiamo esistere senza la celebrazione del giorno del Signore. A chi è tentato nella nostra epoca di sostituire ciò con altre forme di spiritualità il volume opportunamente cita una lapidaria affermazione del concilio Vaticano II (1963): «la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l’anno liturgico».
I due testi aiutano sicuramente a pensare e meditare sul senso della vita cristiana inducendo a riscoprire la centralità e la bellezza dell’eucaristia e del giorno del Signore, oggi purtroppo ridotto, spesso anche tra i credenti, a giorno delle escursioni.

don Fabrizio Casazza

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