Il programma delle celebrazioni diocesane:
cinque appuntamenti tra storia, cultura e fede
Ottocento anni dopo la morte, san Francesco continua a interrogarci. È uno dei santi più conosciuti e amati, anche fuori dal cristianesimo; proprio per questo rischiamo di trasformarlo in un’immagine rassicurante, nella quale riconosciamo soprattutto le nostre idee. Celebrare il centenario significa allora tornare all’uomo di Assisi, senza cancellare la distanza che ci separa da lui. Non perché abbia anticipato tutte le nostre sensibilità, ma perché la sua esperienza cristiana pone domande ancora attuali: che cosa rende libera una vita? Quale rapporto vogliamo avere con il denaro, il potere, gli altri? Come si costruisce la pace? Che cosa significa essere Chiesa? Le celebrazioni diocesane, dal 21 settembre al 4 ottobre, saranno un itinerario di cultura, preghiera e riflessione, non soltanto una commemorazione. Il percorso si aprirà lunedì 21 settembre, alle 21, al Teatro San Francesco, con Il viaggio di Francesco di Pino Quartullo, con la consulenza di frate Simone Castaldi. Mercoledì 23, alle 19, nella chiesa di Santo Stefano, la Preghiera per la Pace con la Comunità di Sant’Egidio richiamerà un’altra dimensione essenziale. In un tempo di guerre, Francesco non va trasformato semplicemente in un pacifista contemporaneo: il suo incontro con il Sultano, durante la quinta crociata, invita a riscoprire la radicalità evangelica di chi sceglie di incontrare anche il nemico. Martedì 29 settembre, alle 21, nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria, la conferenza San Francesco. L’uomo, l’immagine, il racconto proporrà tre interventi di don Stefano Tessaglia, Francesca Veronese e Barbara Viscardi. Storia, arte medievale e letteratura, specialmente Dante, permetteranno di comprendere come si sia formata la memoria del santo. Da Giotto ai poeti, tornare alle fonti aiuta a distinguere l’uomo storico dalle immagini costruite nei secoli.
Giovedì 1° ottobre, alle 21, il Santuario del Sacro Cuore ospiterà la catechesi «Francesco, va’ e ripara la mia casa». Riparare la Chiesa non significa soltanto conservarne le strutture, ma lasciarsi rinnovare dal Vangelo, nella vita personale e nelle relazioni comunitarie. È una domanda consegnata anche alla nostra diocesi. Sabato 3 ottobre, alle 21, al Santuario del Sacro Cuore, sarà celebrato il Transito di San Francesco: il poverello torna a Dio. Alla stessa ora, nella chiesa parrocchiale di Pecetto, si terrà una rappresentazione sulla sua vita. Domenica 4 ottobre, alle 18, l’Eucaristia presieduta dal Vescovo, ancora al Santuario del Sacro Cuore, concluderà il percorso. La memoria della morte riconduce al centro della vita francescana: Cristo, seguito fino alla conformazione alla sua passione. Anche «sorella morte» nasce da questa fede, non da un generico ottimismo. Celebrare Francesco significa non renderlo troppo facilmente simile a noi. La sua povertà, la minorità, l’incontro con i lebbrosi e con il Sultano, il rapporto con la Chiesa e l’amore per le creature nascono dal Vangelo. Proprio questa distanza lo rende ancora attuale: non un simbolo rassicurante delle nostre idee, ma un testimone che ci domanda se il Vangelo possa cambiare il modo in cui viviamo, possediamo, incontriamo gli altri e costruiamo la nostra comunità. La sua eredità non è soltanto un patrimonio da custodire, ma una possibilità da prendere sul serio: riscoprire una fede capace di diventare stile di vita, una fraternità aperta alle differenze e una Chiesa che trova nel Vangelo la misura del proprio rinnovamento.
Don Stefano Tessaglia
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
