Tenere in piedi un matrimonio: intervista a Laura Viscardi e Claudio Gentili, fondatori dei “Percorsi di Betania”

«A Betania gli sposi riescono a dirsi cose che per anni non si erano mai detti»

«Alle persone che accompagniamo, diciamo sempre che il primo figlio della coppia è la coppia stessa. Allora dedicate del tempo a questa prima creatura! Forse l’avete trascurata un po’? Allora adesso non trascurate l’opportunità di andare in profondità e di comunicare tra marito e moglie, tra partner per ritrovare la forza e la bellezza dello stare insieme e riuscire a superare le difficoltà. Lo scopo ultimo è riuscire a vivere la coppia in modo cristiano, cioè in modo pienamente umano». È questo il desiderio che muove Laura Viscardi e Claudio Gentili (nella foto), fondatori dei “Percorsi di Betania” che saranno da noi ad Alessandria domenica 22 marzo per la “Giornata diocesana in famiglia”. L’evento inizia alle 9.30, presso la parrocchia Cuore Immacolato di Maria (via Monteverde 2): l’appuntamento con i Gentili è per le 14.30. Gli abbiamo chiesto di raccontarci meglio che cosa sono i percorsi da loro creati e perché dovremmo venire ad incontrarli di persona.

Laura e Claudio, partiamo dalle presentazioni: raccontateci chi siete.

«Siamo due innamorati: ci siamo sposati 48 anni fa ma lo siamo ancora! (sorridono). Siamo anche genitori e nonni. Nel 2004, il Signore ci ha ispirato a fondare questa esperienza, che non è un’associazione ma è un percorso spirituale e formativo dedicato alle coppie». 

Aiutateci a capire di cosa si tratta, cosa sono questi “Percorsi di Betania”. 

«Abbiamo messo insieme i tre ingredienti che hanno caratterizzato la nostra vita precedente (sorridono). Ci siamo conosciuti mentre eravamo entrambi al congresso nazionale delle Acli, e nel 1976 abbiamo scoperto la bellezza della dimensione sociale del Vangelo. Poi abbiamo fatto una bellissima esperienza insieme negli Scout: io sono stato presidente del Masci (Movimento Adulti Scout Italiani), e Laura è stata la responsabile della catechesi di questa associazione. Insieme a un grande maestro spirituale, padre Rossi de Gasperis, abbiamo poi fatto un cammino che per noi è stato molto formativo, il mese Ignaziano. Attraverso queste esperienze, abbiamo scoperto questi tre ingredienti. Il primo: la dimensione sociale del Vangelo, ovvero non ci si salva da soli. Il secondo, la dimensione educativa della vita cristiana, cioè l’importanza di formarsi e di progredire come persone. Il terzo, l’importanza fondamentale della vita interiore, della spiritualità attraverso gli esercizi ignaziani. Abbiamo pensato che questi tre punti potessero servire alle famiglie per conoscersi meglio, per entrare meglio in profondità nella loro vita e supportarle anche nella concretezza della quotidianità:  così sono nati i nostri percorsi».

A chi sono rivolti?

«Questa esperienza non riguarda i fidanzati e non è una preparazione al matrimonio: è rivolta alle coppie sposate e quelle conviventi che vogliono tenere in piedi il loro matrimonio, la loro unione. Noi offriamo a chi lo desidera, nell’ambito della parrocchia, un’esperienza di formazione dopo il matrimonio, dopo la scelta di coabitare e fare anche dei figli, per essere seguiti nella vita di tutti i giorni. Coscienti che viviamo in un’epoca particolare, cioè il postmoderno, abbiamo subito capito che bisogna passare “dalla conferenza all’esperienza”. Ovvero non basta una conferenza, seppur interessante, da ascoltare fermi e seduti su una sedia: occorre che le coppie si mettano in gioco, sperimentino in prima persona una qualità relazionale nuova, attraverso un metodo e attraverso una modalità nuova di comunicare tra di loro».

Perché i lettori dovrebbero impiegare una domenica pomeriggio a venire ad ascoltarvi? Qual è il bene, il vantaggio per la loro vita? 

«Basandoci sulla nostra esperienza, vediamo che il vantaggio è tratto dal metodo relazionale che le coppie imparano, diventando protagoniste della loro storia e non più schiacciate dalle loro ferite del passato. Il metodo è tratto dalla parola di Dio e dalla dottrina sociale della Chiesa. Per dare un’esemplificazione concreta, marito e moglie si parlano in situazione protetta, colloquiano attraverso degli esercizi particolari e fanno questa esperienza di una comunicazione e di una nuova modalità di relazione che è veramente nella serenità. A Betania gli sposi riescono a dirsi cose che per anni mai si erano detti in un modo, in una forma diversa che rende finalmente possibile la comprensione l’uno dell’altra. Vorremmo aggiungere che uno dei motivi per cui siamo stati chiamati dal Vescovo a venire ad Alessandria a parlare alle coppie è anche quello di ricordare i dieci anni di “Amoris Laetitia”. L’esperienza di Betania ha preso vita dieci anni prima di questa esortazione apostolica, ma nasce proprio con le stesse motivazioni, con lo stesso desiderio che abbiamo ritrovato in questo scritto di papa Francesco». 

Aiutateci a capire che cosa serve sapere alle coppie oggi di “Amoris Laetitia”, che cosa si può portare a casa chi verrà a conoscervi.

«Chi verrà, si porterà a casa il discorso che fa papa Francesco in “Amoris Laetitia” sull’aspetto unitivo della coppia: come comunicare, come relazionarsi e come coltivare la vita di coppia, “zappettando” e concimando la relazione. Per il resto si porta a casa finalmente una comunicazione ritrovata tra partner, nata in condizioni in cui le persone sono protette e possono lavorare su di sé senza incorrere in difficoltà, in “inciampi” comunicativi». 

L’appuntamento con voi è dalle 14.30 alle 17.30: che cosa succede in queste tre ore? Chi vorrà presentarsi all’appuntamento, che cosa vivrà? 

«Anzitutto, non starà ad ascoltare una conferenza comodamente assiso su una poltrona ma farà un’esperienza. La parte laboratoriale, la parte del mettersi in gioco è quello che noi utilizziamo sempre per far capire alle coppie che non serve solamente ascoltare e prendere appunti ma anche sperimentare, mettersi in gioco e provare a comunicare meglio con l’altro. Una volta fatta un’esperienza in prima persona, cercheremo di raccontare il metodo che proponiamo. I Percorsi di Betania sono, in estrema sintesi, un corso che si fa in quattro weekend durante un anno. C’è a Roma, a Milano, a Potenza e a Bari: noi offriamo alle persone che lo desiderano un’esperienza formativa che ha alcuni ingredienti che racconteremo più nel dettaglio e che abbiamo già accennato prima: la parola di Dio, la dottrina sociale, la psicologia, il counseling».

Possiamo dire che  quello che succede il 22 è una specie di “assaggio” da gustare in prima persona, da vivere, di quello che è il percorso di Betania.

«Esatto».

Aggiungiamo un’informazione molto utile per i genitori che ci leggono: c’è un servizio di babysitting.

«Nessuna coppia può essere privata di questa opportunità perché non sa dove lasciare in mani sicure i propri figli».

In chiusura, fate un invito ai nostri lettori a venire a conoscervi domenica 22. 
«L’invito è molto semplice: tutti noi abbiamo sempre tante cose da fare, la vita di una coppia di genitori è piena di impegni, riuscire a conciliare il fatto che un figlio il pomeriggio ha gli scout e l’altro deve andare a fare sport è sempre complicatissimo. Quello che noi auspichiamo è che ci sia un’opportunità concreta per fare un’esperienza nuova: ogni coppia ne ha bisogno e questa è un’occasione preziosa per chi vuole bene alla sua coppia». 

 

Zelia Pastore

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