Se Cristo è un’idea, la casa è di paglia. E il lupo la tira giù… – L’editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici,

cari lettori,

apriamo Voce con l’intervista al nostro Vescovo in occasione della Santa Pasqua. Con lui siamo partiti dal tempo di Quaresima, non scontato, per arrivare al giorno della Risurrezione. E l’augurio di monsignor Gallese, espresso nelle sue due ultime risposte, mi sembra significativo: vi suggerisco di leggerlo.

Nel Paginone invece troverete la testimonianza di suor Teresiana all’ultimo Incontro di Quaresima diocesano. Mi ha colpito l’entusiasmo di questa suora che per diverso tempo ha vissuto a Medjugorje. La sua difesa senza se e senza ma dei sacerdoti («gli unici che ci possono liberare dalle catene del peccato») è stata veramente appassionata. Peccato che di preti diocesani, in quella serata, io ne abbia contati solo tre… mentre il Santuario del Sacro Cuore, l’ex convento dei cappuccini di via San Francesco, era pieno, anzi pienissimo; complice la presenza della reliquia di san Carlo Acutis, che certamente ha attratto molte persone.

Un segno, a mio avviso, che la Chiesa può chiamare a sé gli uomini e le donne di questa nostra epoca solo se propone la fede, senza lasciarsi sviare da quelle mode socio-politiche o culturali che riducono l’annuncio cristiano e lo rendono sempre meno interessante. Su certi temi il mondo è molto più capace di noi, dobbiamo prenderne atto.

Noi, però, abbiamo Gesù Cristo, morto e risorto. È Lui la vera compagnia alla nostra umanità: l’ho scritto centinaia di volte, qui su Voce, da quando sono diventato direttore. Soprattutto dalla seconda metà del 2020, dopo aver superato (Dio solo sa come) il Covid insieme ai miei familiari. È da lì che non mi sono più vergognato di ricordare, a me stesso e agli altri, che Cristo o è Presenza sperimentabile nella vita, oppure è un’idea: una convinzione sicuramente buona che regge come la casa di paglia dei tre porcellini… cade giù al primo soffio del lupo cattivo.

Cristo non è di paglia: è veramente risorto, è vivo. Mi ha fatto compagnia quando ero in ospedale (Pasqua 2020, in piena pandemia, e temevo di non farcela) ed è con me adesso, in questo preciso istante. C’era anche prima del Covid, lo so: ma ero distratto, come tutti.

È la coscienza nuova della sua Presenza che mi fa dire “Buona Pasqua” a ognuno di voi senza la paura di cadere nella banalità delle solite formule. Perché so di augurarvi il meglio per la vita.

Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it

 

 

 

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