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«Comunicare secondo l’obbiettivo» – intervista ad Alessio Versace

Alessio Versace è uno dei tre fondatori della ‘ModusOperandi’, agenzia di comunicazione integrata nata nel 2011. L’alessandrino, giornalista laureato in filosofia, è il “content manager” dell’azienda. Si occupa di comunicazione offline e online, social media management, consulenza e strategia.

Nel suo campo specifico, che cosa vuol dire raccontare la realtà?

Gli approcci sono sostanzialmente due. Comunicare quanto ci viene richiesto secondo l’obiettivo che si vuole raggiungere. E fermarsi qui. Oppure, costruire una narrazione che raggiunga e superi il semplice obiettivo, offrendo al nostro pubblico di riferimento gli strumenti utili a sviluppare una criticità tale da coinvolgerlo attivamente e farlo entrare positivamente in relazione con chi quel messaggio lo sta diffondendo. Noi preferiamo quest’ultimo, quando è possibile, di concerto coi nostri interlocutori.

Basta la realtà che leggiamo, vediamo e ascoltiamo tutti i giorni, o c’è di più?

Sta alla sensibilità di chi legge, vede, ascolta. Se chi si occupa di comunicazione professionalmente abbia la responsabilità o meno di offrire occasioni per sviluppare questa sensibilità, potrebbe essere oggetto di un dibattito affascinante. Personalmente ritengo sia nostra responsabilità, ma è un’opinione dettata dalla mia sensibilità, tanto per restare in tema.

C’è una sola verità o più verità?

Citando Nietzsche: “Non esistono i fatti ma solo le interpretazioni”, ho sempre sostenuto una posizione: c’è una verità con le sue molteplici letture. Quando queste ultime sono espresse con onestà intellettuale, allora ciascuna di esse mette in luce una sfumatura della stessa realtà.

Che cosa fa quando devi comunicare qualcosa che ti trova in disaccordo?

Nella casistica che riguarda me o la nostra agenzia, si può essere in disaccordo sui modi o sui tempi, non sull’oggetto del comunicare: lavoriamo per comunicare al meglio ciò che il cliente ci richiede. Semmai ho avuto un disaccordo, si è risolto discutendone serenamente con gli interessati in un’ottica di reciproca crescita positiva.

Esiste un antidoto alla “fake news”? Se sì, quale?

Sicuramente usare il cervello! Nel senso che non esiste un antidoto, l’unica forma di prevenzione è usare il senso critico: penso sia la scuola – ma non solo e non da sola – il luogo deputato ad aiutare i cittadini di oggi e di domani a formare e sviluppare senso critico, a fornire gli strumenti per imparare ad approfondire una notizia, verificarne la fonte, l’attendibilità, ad incrociare più fonti e saperne discernere l’autorevolezza. Oggi grazie ai social, siamo tutti fruitori non solo passivi ma attivi ogniqualvolta condividiamo un contenuto; abbiamo tutti una responsabilità di fronte ai meccanismi digitali della produzione-fruizione-distribuzione dei contenuti, ed è opportuno che ciascuno di noi sia formato criticamente a questa consapevolezza.

Alessandro Venticinque 

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