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Economia&Finanza – L’Euro? Sì! No! Forse…

In campagna elettorale torna in auge il dibattito sull’Euro, con il solito ritornello di domande: ci ha resi più poveri? Si può uscire dalla moneta unica?  Euro si: ha facilitato la libera circolazione delle merci nell’Eurozona, riducendo i costi di transazione relativi all’acquisto e alla vendita di beni in valute diverse e il rischio di cambio annesso; ha favorito la trasparenza permettendo al consumatore di confrontare lo stesso prodotto di paesi diversi; l’inflazione e i tassi di interesse sono stati calmierati dalla stabilità di una moneta forte che evita le svalutazioni del secolo scorso, macigni sullo Stato in termini di aumento dei tassi di interessi sul debito e perdita del potere di acquisto reale delle famiglie; ci costa meno fare turismo internazionale e comprare beni esteri perché l’Euro è una valuta forte rispetto alle altre. Fino a qui tutto bene. Tuttavia la crisi economica ha messo in luce le criticità della moneta unica e le lacune nella sua gestione. Euro no: paesi fragili finanziariamente come l’Italia fanno fatica a sostenere una moneta forte come l’Euro, adeguata, invece, alla solida economia tedesca; il ritorno ad una sovranità monetaria nazionale consentirebbe di svalutare fortemente la propria moneta con un conseguente aumento delle esportazioni, dando ossigeno alle imprese che, strangolate dal calo della domanda interna, devono per forza ridurre gli stipendi o licenziare; con una riduzione del costo dei nostri beni e servizi crescono gli investimenti dall’estero e il turismo e, anche se diventa meno conveniente importare materie prime, energia e beni, si crea la possibilità di sviluppare il mercato interno, premiando i prodotti nazionali. In condizioni difficili, quindi, la svalutazione è l’unica strada per rimettere in moto l’economia ed è proprio per questa ragione che la Bce, in questi anni, con il Quantitative Easing, ha praticato indirettamente una svalutazione non convenzionale dell’Euro, alimentando una parziale crescita economica nel nostro paese e nel resto dell’Eurozona. Un’eventuale uscita unilaterale dalla moneta unica sarebbe comunque complessa, perché potrebbe innescarsi il cosiddetto effetto panico: la gente corre a ritirare i propri risparmi in Euro per paura di una svalutazione forte, i mercati finanziari perdono fiducia sulla solidità del nostro paese e i grandi investitori vendono titoli di Stato innescando un pericoloso aumento dei tassi di interesse per il nostro debito.

Davide Soro

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