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Economia&Finanza -Investimenti brillanti?

Oggi i diamanti non si comprano solo in gioielleria ma vengono proposti anche dalle banche, dagli istituti di credito e dalle assicurazioni come strumenti di impiego del risparmio, ma in realtà non vi è differenza tra diamanti gioiello e quelli da investimento. Il prezzo di una pietra preziosa dipende dalle «4C», ovvero colore, purezza, taglio e peso (carato) che rendono ogni brillante diverso dagli altri. Quello dei diamanti è uno dei mercati meno trasparenti e meno liquidi e non esiste un indice finanziario in grado di replicarne il prezzo di mercato. L’unico listino prezzi di riferimento, anche se non rivolto al pubblico, è il «Rapaport Diamond Report» di New York che aggiorna i prezzi settimanalmente ogni venerdì. I retail, invece, possono stabilire con buona approssimazione le quotazioni sull’Idex, che registra i prezzi in tempo reale degli scambi di diamanti presso le Borse mondiali. Ed è proprio in questo contesto di opacità che si insinuano possibili inganni per l’investitore. Alcune banche propongono, infatti, per il tramite di alcune società di intermediazione specializzate nella compravendita di diamanti, investimenti redditizi che poi non si rivelano tali, anzi. Al risparmiatore viene sottoposto un listino «ad hoc» di diamanti dal quale si rilevano quotazioni gonfiate arbitrariamente che non rispecchiano il valore di mercato riscontrabili sull’Idex, con una differenza a volte molto marcata. Gli intermediari, infatti, hanno creato un mercato parallelo oscuro dove i prezzi dei diamanti vengono fatti crescere volontariamente nel tempo per poter guadagnare sui margini della futura vendita; questo sistema regge fintanto che l’istituto finanziario trova un altro cliente disposto ad acquistare il brillante ad un prezzo più elevato. L’Antitrust, dopo varie segnalazioni è intervenuta addebitando multe e sanzioni agli istituti bancari coinvolti che diffondevano questo materiale informativo viziato e che promettevano fraudolentemente rendimenti sicuri ai clienti che invece subivano perdite sul capitale investito. Le anomalie di questi contratti si evincono anche dal calcolo di oneri che ricadono sull’investitore e che ne decurtano l’investimento iniziale: le commissioni versate alle banche dagli intermediari sono superiori al 10% e ricadono sull’investitore che deve anche pagare l’Iva al 22% per l’acquisto del diamante.

Davide Soro

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