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Chiedilo a noi – L’8xmille, un aiuto nel sostegno ai poveri e ai bisognosi

Gian Paolo Mortara, 49 anni, è direttore della Caritas diocesana. Gli abbiamo fatto alcune domande sul suo prezioso lavoro “sul campo”.

Gian Paolo, di che cosa si occupa la Caritas alessandrina?
«La Caritas è l’ufficio pastorale che si occupa della promozione della carità all’interno della nostra diocesi. Ciò significa una particolare attenzione alle persone che vivono momenti di fragilità, di povertà e di difficoltà. Tutto questo lo facciamo attraverso l’ascolto di coloro che incontriamo tutti i giorni. Non siamo soli: siamo sostenuti in maniera concreta da una comunità che è solidale, che condivide e si fa carico di situazioni diverse. La comunità è capillare e ci permette di aiutare meglio le persone che soffrono. Dal canto nostro, uno dei compiti fondamentali della Caritas è stimolare le diverse comunità, affinché si accorgano e rispondano al bisogno del loro prossimo. Spesso non ci accorgiamo che il povero è il nostro vicino di casa…».

Da quanto tempo lavori lì?
«La mia esperienza è iniziata con la scelta del Servizio civile nel lontano 1991, e non mi hanno più cacciato! (ride). E nel 2007 sono diventato direttore».

Quante persone lavorano in Caritas, come volontari o altro?
«Quotidianamente da noi lavorano in diverse forme 45 persone, che portano avanti le opere segno: 26 volontari, 10 dipendenti e 9 tirocinanti. A loro si
aggiunge un mondo di volontariato, che arriva dalle parrocchie, dalle associazioni e anche da scelte individuali. Penso a quelli che fanno con noi le raccolte di alimenti nei supermercati; a chi serve in mensa tutti i giorni, o saltuariamente; a chi cura in toto il servizio mensa della domenica sera. E a molti altri che ci donano un po’ del loro tempo o del loro denaro per darci la possibilità di aiutare più persone possibile».

Come viene utilizzato l’8xmille?
«Una parte dei fondi dell’8xmille che la diocesi ci affida è un contributo diretto alle opere segno: l’ostello maschile e quello femminile, l’housing sociale, la mensa e il sostegno diretto alle famiglie in difficoltà. Una seconda parte viene utilizzata come contributo alle attività istituzionali della Caritas, legate alle strutture, agli immobili, alle utenze, al personale e alla formazione. Il totale dell’8xmille è di 197 mila euro, come abbiamo riportato nel nostro bilancio sociale presentato nel mese di giugno».

Un appello agli alessandrini?
«Innanzitutto, li ringrazio per la vicinanza e l’aiuto dimostrati in questi anni. L’invito è quello di continuare, e là dove possibile di provare a coinvolgersi con noi e con le persone che aiutiamo. Come ci ha ricordato il Santo Padre nel messaggio del 19 novembre 2017 in occasione della Giornata mondiale dei poveri, “siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in se stessa costituisce”».

Un appello agli altri uffici pastorali?
«Mi rivolgo a tutti gli uffici, anche se mi piacerebbe, in questo momento, coinvolgere di più la Pastorale giovanile, quella del lavoro e quella della famiglia. Possiamo darci una mano reciproca, aiutandoci in vario modo: i giovani possono imparare in Caritas a fare un’esperienza forte del servizio agli ultimi, condividendola nei loro ambienti e “contagiando” il mondo; e noi abbiamo la possibilità di ringiovanire, grazie a loro. Sulla questione del lavoro, credo che ci si possa dare una mano per aiutare chi il lavoro lo ha perso o non lo ha mai trovato. Le famiglie sono un altro tema fondamentale: quotidianamente ci chiedono un accompagnamento, che non può concludersi con un semplice sostegno economico. Servono percorsi di sostegno, per aiutare i nuclei familiari anche nelle questioni affettive. Come si capisce, il compito è grande».

Andrea Antonuccio

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