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Vescovo Guido: «Il Papa ha provocato i giovani a sognare, senza tristezza»

Eccellenza, vogliamo riportare alla memoria il recente evento nazionale di Pastorale giovanile che ha visto oltre 70 mila giovani ritrovarsi dopo un cammino a Roma l’11 e il 12 agosto. Qual è il primo ricordo che le viene in mente di quei due giorni?
«Il Papa che invita i giovani a sognare. Credo sia la cosa che mi è rimasta più impressa delle riflessioni del Papa alla due giorni. Come ha detto il Cardinal Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è stato provocante. Il Santo Padre ha invitato i giovani ad avere sempre il coraggio di sognare, e a non lasciarsi andare a una visione triste della vita, senza speranza, una visione nella quale il mondo è un dato di fatto che non possiamo cambiare. È uno sguardo sul mondo e sui giovani che condivido profondamente».

Lei ha accompagnato un numeroso gruppo di giovani della diocesi: che impressioni ha avuto?
«L’impressione che ho avuto è stata senza dubbio di una certa bellezza: i giovani sono sempre freschi, spontanei, immediati nelle loro reazioni e ci fanno un po’ da specchio, ci fanno capire il valore di ciò che stiamo proponendo loro: la forza, la consistenza. Quindi per me stare con i giovani è sempre molto bello e arricchente. Mi viene in mente una canzone dei Pooh che diceva: “Se il mondo assomiglia a te non siamo in pericolo”. Veramente se il mondo assomiglia ai giovani non è in pericolo: i giovani che ho visto sono veramente una ricchezza, coi loro pregi e difetti certo, ma desiderosi di vivere, con tanta buona volontà e tante intenzioni».

Come mai eventi di questo tipo hanno una risposta così viva, mentre spesso ci poniamo il problema, nelle comunità, della scarsità dei giovani?
«Nella risposta distinguerei l’aspetto qualitativo e l’aspetto quantitativo: la scarsità di giovani in diverse parrocchie, messa insieme, diventa una sensazione di numerosità. Questo è l’aspetto quantitativo. Il che ci suggerisce che nelle nostre “scarsità”, quando abbiamo il coraggio di uscire, di unirci e di metterci insieme, scopriamo di non essere poi così pochi e questa è una lezione che dobbiamo imparare. L’aspetto qualitativo invece è che la qualità non la si inventa, quindi significa che c’è e che emerge in alcune circostanze in modo più chiaro e netto. Di fronte a proposte più forti, per certi versi anche più radicali, la qualità non si tira indietro. Intendo dire che quello che il Papa chiede con molto coraggio non è scontato sentirlo chiedere oggi. Anche noi dobbiamo avere il coraggio di chiederlo! Però il domandare qualcosa di alto trova risposta nei giovani soltanto quando chi pone la domanda viene percepito come credibile, affidabile; e il Papa è percepito come tale. Questo ci chiede dunque un profondo esame di coscienza perché riguarda la nostra stessa credibilità, senza la quale ogni proposta viene percepita come stonata».

Come può essere segnata da un evento del genere la spiritualità di un ragazzo?
«Innanzitutto un evento del genere fa fare un’esperienza cattolica, perché l’incontro con il Santo Padre rimanda sempre alla vastità e universalità della Chiesa e quindi allarga, già di sua natura, gli sguardi e gli orizzonti. Inoltre la figura del Santo Padre, Vicario di Cristo in terra, è per sua natura un richiamo forte, immediato; quindi ritengo che l’esperienza di essere insieme a un numero altissimo di giovani accompagni al sentire di non essere poi così “stupidi” nel credere in certe cose. Per questo esperienze del genere portano ai giovani un’iniezione di entusiasmo, di convinzione e di fiducia».

Lei si sta preparando per un altro grande evento: Panama…
«Sì, un altro grande evento che ci attende, ancora più esteso di quello a Roma, che ha visto la partecipazione solo dei giovani italiani. Non mancheremo. Chiaramente questo incontro va inserito in un tessuto di pastorale ordinaria nella quale ci prendiamo cura dei giovani. Senza la pastorale ordinaria gli eventi perdono gran parte della loro efficacia poiché si riducono a un momento fondamentalmente emozionale».

Nell’immediato ci attende il prossimo Sinodo di ottobre.
«Ora che abbiamo vissuto questa veglia preparatoria, il nostro sguardo si indirizza al Sinodo al quale parteciperanno quattro dei 260 vescovi italiani. Sarà veramente un evento mondiale, molto meno “italiano” di quel che si può pensare. Da esso, e dall’esortazione apostolica post-sinodale, contiamo di ottenere preziose indicazioni per un miglioramento della nostra pastorale giovanile».

A cura di Carlotta Testa

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