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Sono andata a Lourdes e la Madonna mi ha guarito

Vi raccontiamo il 68° miracolo riconosciuto dalla Chiesa

Suor Luigina Traverso: «Non mi sento in colpa, anche se davanti a un malato mi chiedo: “Perché a me sì e a lui no?”»

Raccontare un miracolo non è facile. Ce ne rendiamo conto quando suor Luigina Traverso, riconosciuta nel 2012 come il 68° miracolo di Lourdes, ci parla della sua incredibile storia. Nata a Novi Ligure nell’agosto del 1934, suor Luigina prende i voti entrando nell’Istituto religioso delle figlie di Maria Ausiliatrice. Dopo i voti, all’inizio degli Anni 60, scopre di essere affetta da lombosciatica paralizzante in meningocele, una malattia che le teneva paralizzata la gamba e il piede sinistro. Suor Luigina sente il bisogno di andare a Lourdes, e nel luglio del 1965 va in pellegrinaggio con la diocesi di Tortona. Arrivata al Santuario, davanti alla Grotta, avviene il miracolo: il dolore sparisce e lei ritorna a camminare. Da quel momento continua a svolgere il suo servizio prima a Tortona, poi a San Salvatore e infine ad Alessandria, nell’Istituto di via Gagliaudo 3. Sono passati 55 anni, ma la sua voce trema ancora quando rievoca quei momenti.

Suor Luigina, quel luglio del 1965 lei è partita per Lourdes. Perché?
«Il primario che mi seguiva mi aveva detto che non c’era più nulla da fare. Solo Lui, il Signore, poteva aiutarmi. Allora mi sono detta: “Perché non provo ad andare a Lourdes?”. Ho chiesto alla superiora e all’Oftal, e al primo pellegrinaggio della diocesi di Tortona sono partita. Nel viaggio in treno ero coricata in barella, e per scendere mi hanno fatta passare dal finestrino…».

E a Lourdes che succede?
«Mi è subito venuto a vedere il medico responsabile del pellegrinaggio, era di Voghera e non mi conosceva. Mi ha detto: “Lei vuole guarire? Faccia la petulante con la Madonna: deve chiedere, chiedere, e ancora chiedere. E due volte al giorno faccia il bagno nelle piscine della Grotta”. Seguo le indicazioni, e durante il tempo libero non mi stacco mai dalla Grotta a pregare».

Poi il miracolo.
«Aspettavo la grazia il 24 luglio, giorno in cui si festeggia Maria Ausiliatrice. Ma la Madonna mi ha anticipato di un giorno (sorride). Eravamo sull’Esplanade (il piazzale davanti alla Basilica del Rosario, ndr) per la processione eucaristica e la benedizione del Santissimo. Io, coricata in barella, ero calmissima e seguivo la processione pregando continuamente. Dicevo: “Signore se tu lo vuoi, puoi”. Appena mi sono vista il Santissimo di fronte, ho sentito come una scossa. Poi caldo, freddo, continuavo a tremare. Sentivo la barella muoversi, mi sono spaventata. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Ho provato a spostarmi: sia la gamba che il piede si muovevano. E il dolore era sparito».

Come ha reagito?
«Mi sono voltata di scatto verso la dama che mi era accanto, volevo provare ad alzarmi. Lei mi ha fermata, perché c’era la benedizione del Santissimo. Tutti pensavano fosse un’autosuggestione, e mi hanno proibito di parlare fino al rientro in albergo. In quei momenti riuscivo a capire poco e niente, sentivo solo che il dolore non c’era più. Appena rientrati mi sono seduta sul letto e volevo mettermi le calze, per provare ad alzarmi. Un’ora prima non riuscivo nemmeno a muovermi, adesso mi mettevo le calze e camminavo da sola!».

Chi era con lei cosa ha pensato?
«Le due suore accanto al letto si sono messe a gridare. Poi è arrivato il delegato vescovile, monsignor Lorenzo Ferrarazzo, e il medico. Il monsignore mi dice: “Se vuole la benedizione si inginocchi”. E io, quasi in modo naturale, mi inginocchio senza problemi. Anche loro due escono dalla stanza piangendo. In quei momenti era tutto così strano. Alcune persone venivano a chiedermi una preghiera o di benedire degli oggetti. Io rispondevo: “Andate alla Grotta a pregare!” (sorride)».

Una domanda provocatoria: non si è mai sentita in colpa per essere stata miracolata?
«No, in colpa no. Però spesso davanti a un malato mi chiedo: “Perché a me sì e a lui no?”. Una risposta non c’è. C’è solo il Mistero di Dio».

Alessandro Venticinque

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