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Un canto di speranza

Guido Astori, direttore del Coro diocesano, ci racconta come è nata “Misericordia di Dio”

«Tutto è partito il 10 maggio, quando ho ricevuto una sollecitazione da suor Maret Seema Naduvilaveetil dell’Istituto Divina Provvidenza di Alessandria: “Perché non proviamo a fare un canto dedicato alla situazione d’emergenza? Un canto che possa diventare preghiera”. La sua non era un’idea campata per aria, ma un moto del cuore…». Così ci racconta Guido Astori (nella foto), direttore del Coro diocesano di Alessandria, su come è nata l’idea per comporre il canto “Misericordia di Dio – La speranza nel buio della vita”. Un canto di speranza e fiducia, che possa aiutare a superare le difficoltà di questo momento. Una bellissima esperienza che oltre al Coro (ognuno direttamente da casa sua) ha coinvolto anche le piccole suore delle Divina Provvidenza di Alessandria e alcuni frati indiani Oblati di San Giuseppe, che hanno curato il montaggio del video. Dopo il lavoro di preparazione è avvenuta la pubblicazione su YouTube, con molte visualizzazioni già dai primi giorni. «Ci potrete trovare anche sulla pagina Facebook “Coro diocesano Alessandria”. Non vogliamo farci pubblicità, ma svolgere un servizio per dare gloria a Dio, attraverso il canto e la musica» ci racconta Astori.

Guido, come vi siete messi a lavoro?
«Suor Maret, che fa parte del Coro diocesano, mi ha fornito una traccia di parole che aveva impostato, chiedendomi di inserire la musica. Ho preso la palla al balzo e sin dalla prima sera ho iniziato ad appuntare la linea melodica del canto. Dopo gliel’ho rimandata, e lei ha subito apprezzato. Poi mi ha proposto di passare dalla composizione all’esecuzione del canto, accorpando più voci e la musica, ovviamente da casa. A questo punto mancava solo un esperto in grado di poter editare e montare il video. Suor Maret mi dice di stare tranquillo perché conosce frate Nelson D’Silva, sacerdote indiano degli Oblati di San Giuseppe, che è stato per un po’ di tempo a Novi Ligure e adesso è in Germania».

In che modo avete coinvolto il Coro?
«Ho mandato la partitura al Coro per provare la spartitura, e si sono anche aggiunte alcune consorelle di suor Maret. In questo senso si è allargato il cerchio, e siamo partiti! Abbiamo registrato le voci, ciascuno cantava sulla mia base, poi le abbiamo affidate a padre Nelson. Non essendo insieme è stato complicato: siamo un coro che ce la mette tutta, ma non siamo professionisti… Dopo l’audio siamo passati alla registrazione del video, in playback ogni componente del coro ha cercato di seguire le voci. Infine, abbiamo assemblato il prodotto e messo su YouTube. Ma ci terrei a sottolineare alcuni aspetti…».

Prego.
«Il primo è che non è stato facile, perché il lavoro è durato un mesetto, dall’idea alla pubblicazione. Il secondo riguarda l’introduzione del video: suor Maret ha chiesto un pensiero a suor Natalina Rognoni, Madre superiora dell’istituto di Alessandria, una persona importante per la Chiesa che esprime una forma di attenzione alla Misericordia. Uno sguardo che ricalca molto la figura di madre Michel, una santa della nostra terra. Il terzo aspetto è sul testo del canto che non vuole essere un invito a piangersi addosso, ma a chiedere aiuto alla Misericordia di Dio. Un canto che si può ascoltare anche in questo momento di graduale ripresa: affidarsi alla Misericordia va bene sempre!».

Non tutti conoscono il Coro diocesano. Ce ne parli?
«L’anno di fondazione è il 1991, per molti anni è stato diretto da don Vittorio Gatti, poi dopo l’incarico di Vicario c’è stata l’esigenza di trovare qualcun altro che portasse avanti questo servizio. Così, da circa dieci anni sono io a curare la direzione del Coro, anche perché sono stato un padre fondatore, avendone fatto parte già dai primi anni come tenore. I componenti sono persone che provengono dai cori parrocchiali, il nostro è una “sommatoria” delle varie parrocchie. Abbiamo come obiettivo quello d’incontrarci una volta alla settimana la domenica sera, per preparare una dozzina di interventi durante l’anno nei momenti più importanti che la Chiesa locale vive insieme con il Vescovo. Tutto avviene in termini gratuiti. Il coro è composto da circa 30 persone: soprano e contralti per le donne, baritono e tenore per gli uomini».

Come hai vissuto la pandemia?
«Questo virus non lo vedi, ma vivi sempre con il timore di essere contagiato, in qualsiasi momento. Dal punto di vista umano sono ottimista, perché i sistemi immunitari che il Signore ci ha fornito ci sono. Dal punto di vista spirituale c’è stato il disagio, la sofferenza e la tristezza per le morti e il dolore di persone care che si sono ammalate. Dall’altra parte c’è l’affidarsi al Signore, che ha già pianificato tutto: come dice madre Michel, “abbandono fiducioso alla Divina Provvidenza”. E questo è stato uno degli elementi che mi ha ispirato per questo canto. Struttura, ritornello e strofe hanno una linea melodica molto avvolgente e ampia, che ricordano il messaggio di Misericordia di Dio di avere pietà di noi e venirci a guarire. Una guarigione non solo dal punto di vista fisico, ma anche morale e spirituale».

Alessandro Venticinque

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