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Le moto schierate davanti al Santuario nell'edizione 2018

Festa della Madonnina dei Centauri

Domenica 12 luglio i motociclisti rendono omaggio
alla loro Patrona

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Gianfranco Ferraris, sindaco di Castellazzo: «Quando la Madonna mi salvò dallo schianto»

«Ci sono stati molti momenti nella vita in cui ho ringraziato la Vergine della Creta (ho sempre una sua effigie attaccata alla moto), ma uno lo ricordo più di altri. Era il 2005 e io e mia moglie stavamo tornando da un raduno in Francia. Ho interpretato male una curva e mi sono trovato di fronte un tir: sono riuscito a scansarlo e ad evitare lo schianto per miracolo. Quando sono tornato a valle mi tremavano le gambe». Gianfranco Ferraris ha 61 anni e «se non fossi motociclista da sempre non potrei fare il sindaco a Castellazzo». Il suo primo motoraduno l’ha vissuto a 5 anni «quando mia mamma mi ci ha portato per mano. Poi negli anni ho partecipato con la mia Vespa e le mie moto. Sono andato anche in Belgio, a Soignes: lì c’è un santuario dove è depositata una fotografia della Madonnina dei Centauri. Ogni anno si fa un motoraduno a maggio (si ruota fra Francia, Spagna, Belgio e Svizzera) e poi a giugno da noi. Anche quando si va all’estero si sceglie un centauro che entra per primo in chiesa: nel 2013 è toccato a me».

Cosa significa per i cittadini di Castellazzo che questa tradizione si mantenga anche in un anno così difficile come il 2020?
«I cittadini hanno reagito con gioia alla notizia che ci sarebbe stata la Messa: in questa pandemia che ci ha colpiti tutti è un bel segnale il fatto che riusciamo a continuare le nostre tradizioni e devozioni. Relativamente ai Centauri, il fatto che noi siamo tesorieri dell’aspetto religioso e questo viene mantenuto ci fa molto onore, a prescindere dalle difficoltà dell’organizzarsi».

Alessio Doldi, motoclub di Crema: «Quella volta che arrivò anche a Crema»

«Sono motociclista da 14 anni: ho iniziato con il cinquantino, ora guido una Bmw R1200rs». Alessio Doldi ha 33 anni, è l’attuale presidente del moto club Crema e conosce la Vergine della Creta dal 2009. «Il legame con il Santuario è proprio del motoclub di cui faccio parte: Marco Re, l’ideatore del motoraduno, aveva invitato nel 1955 gli allora soci del motoclub Crema a partecipare: da lì il club non è mai mancato. Il legame è diventato “mio” nel 2009, anno in cui il nostro Consiglio Direttivo con il socio Luigi Bondioli hanno organizzato una rievocazione della prima gita da Crema a Castellazzo, dove ho partecipato anche io. In quell’occasione ho preso dei santini e li ho regalati a mia nonna, che era molto credente. Ogni volta che affrontavo un viaggio all’estero in moto me ne restituiva uno: “Mettilo nel portafoglio e vai con lei a viaggiare”, mi diceva. Non mi è mai successo niente: sono sicuro che il merito è della nonna che intercedeva presso la Madonna per me».

Una raffigurazione della Madonnina dei centauri si trova anche a Crema…
«Sì, il dipinto della Beata Vergine della Creta e delle Grazie di Castellazzo Bormida è stato consegnato dal presidente del Moto Club di Castellazzo Bormida nel 1955 al Moto Club Crema per donarlo al parroco della chiesa di Crema Nuova a Crema, che all’epoca era in fase di edificazione (nella foto a fianco). Nel marzo 2019 con il Consiglio direttivo ed il nostro presidente onario Emilio Goldaniga abbiamo chiesto al parroco don Francesco Ruini la sua restituzione temporanea, per poterlo collocare in un posto più “visibile”. il dipinto è stato accolto dal parroco don Luigi Agazzi all’interno della chiesa di San Giuseppe Lavoratore, nel quartiere delle Villette a Crema in via Gorizia con una parata in motocicletta. Il luogo sacro dedicato è divenuto anche “la chiesa dei motociclisti” cremaschi e non solo”, quindi meta di escursioni sulle due ruote. E come i moto club Castellazzo Bormida e moto club Madonnina dei Centauri, anche il Moto Club Crema ha il compito di accoglierli».

Massimo Gaffoglio, Club Honda Gold Wing: «Andrò a rendere omaggio alla Patrona»

«Sono molto contento di poter partecipare anche quest’anno all’omaggio alla Madonnina dei Centauri: per me è un evento unico al mondo e voglio fare i complimenti a tutti gli organizzatori per essere riusciti a creare un’occasione di incontro anche quest’anno. Io sono legato proprio sentimentalmente alla Vergine della Creta: avevo già detto ai miei amici che qualunque cosa fosse successa, io il 12 luglio sarei andato a renderle omaggio anche da solo». Massimo Gaffoglio ha 67 anni ed è motociclista da più di 50 anni. «Quando avevo 13 anni, in sella al mio motorino senza marce, ho preso parte al mio primo motoraduno. Correva l’anno 1966». Vive a Castelnuovo Belbo in provincia di Asti, vicino a Nizza. «Faccio parte del club delle Honda Gold Wing, Gwrra (Gold wing road riders association, ndr) dal 1992: con tutti gli amici del club, molto devoti alla Madonna, saremo presenti come delegazione alla messa di quest’anno al Santuario».

Ha mai chiesto la protezione della Madonnina per lei o per un amico caduto in moto?
«Per fortuna con la moto non ho mai fatto un incidente, ma sono caduto con lo scooter e devo dire che si è risolta bene, mi sono sentito protetto. Ho sempre tenuto il santino della Madonna sulla moto e per i miei amici ho chiesto spesso la sua intercessione. Sono molto legato al Santuario: ho collezionato 54 presenze consecutive, non ho mai saltato un anno. Con il 2020 siamo a 55. Ho il giubbotto con tutte le medagliette di ogni anno, le ho conservate una a una».

Gino Stancato, Federmoto: «Senza di Lei il motoraduno non avrebbe senso»

«Chiedo una grazia alla Madonnina dei Centauri praticamente ogni giorno. Tutte le volte che usiamo la moto corriamo un rischio: io tengo una sua medaglietta nel portafoglio e ogni volta che lo apro la vedo e la ringrazio. Fortunatamente non ho dovuto chiederle aiuto per gravi incidenti». Gino Stancato ha 60 anni, vive a Pogno (in provincia di Novara) ed è centauro da quando ha 14 anni («quando mio papà mi comperò il primo motorino»). Ha fondato nel 1994 il motoclub “Mad Cat 73” e ne è stato presidente per 25 anni, ma «facendo parte ora del Gruppo ufficiale esecutivi della federazione (Gue) le due cariche sono incompatibili».

Ci racconta il suo legame con il Santuario?
«Il primo anno sono capitato lì per caso: è stata una folgorazione. Dal 1991 ci andiamo ininterrottamente io e mia moglie. Non abbiamo mancato un appuntamento, neanche quando mia figlia aveva solo 3 mesi. È andata cosi: io e mia moglie stavamo andando al mare e ci siamo fermati a fare benzina ad Alessandria. Casualmente era la domenica del raduno: mi si avvicinano dei motociclisti per chiacchierare e mi dicono che stanno andando dalla Madonnina dei Centauri. Li seguiamo. Da lì ogni volta che torno a Castellazzo mi sembra di andare a trovare una persona cara. Quando ho capito che quest’anno non si sarebbe fatto il motoraduno, ho chiesto a Salvatore (Bongiovanni del motoclub di Castellazzo, ndr) se non si poteva comunque rendere grazie con una messa. Perché il motoraduno per me è un corollario del ringraziamento alla Madonna. Nulla sarebbe senza di lei».

Don Filippo Cappelli, diocesi di Cesena-Sarsina: «Vorrei scrivere un libro sul cristianesimo in moto»

«Vorrei scrivere un libro sul cristianesimo in moto». Non avrà nessuna difficoltà a farlo don Filippo Cappelli, sacerdote della diocesi di Cesena-Sarsina. Cappelli, classe 1976, ha una laurea magistrale al Dams (arte, musica e spettacolo) una in filosofia e una in psicologia, oltre a un diploma al centro sperimentale di cinematografia e ovviamente alla laurea in teologia. Ha un passato da giornalista («al Resto del Carlino serviva qualcuno che facesse gli spettacoli, attualmente collaboro con il settimanale diocesano, con i quotidiani locali e con alcune riviste di cinema») e le motociclette, assieme al calcio e al cinema, sono le sue grandi passioni. «La moto è un modo per entrare in contatto con i giovani e il loro desiderio di libertà». Nella parrocchia di Budrio di Longiano ha fondato il motoclub cristiano cattolico “duc in altum”. «Nel 2018 ho fatto un pellegrinaggio a Roma: volevo far benedire le moto al Papa. In quel periodo si stava discutendo il tema della pastorale della strada: non c’era nessuno che potesse coordinare e don Gionatan De Marco (che era coordinatore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport) mi ha convocato per questo compito. Quest’anno ci sarebbe dovuto essere in questi giorni il primo seminario nazionale della pastorale della strada, assieme a monsignor Giulio Mencuccini, dei passionisti, un vescovo motociclista che ora è in Borneo. Il Covid ha fermato tutto, ma vedremo come riprendere».

Ci racconta il suo legame con la Madonna dei Centauri?
«L’idea di andare da Lei è venuta a Gionatan De Marco. Ce ne aveva parlato Rocco Lopardo che per la Fim a Roma si occupa anche di mototurismo. Dato che il santuario di Castellazzo si trova sulla via Francigena, abbiamo pensato di farne la prima tappa di un pellegrinaggio della pastorale della strada. Nel 2019 siamo quindi partiti da Cesena e in 3 giorni di viaggio siamo arrivati a Castellazzo, passando per il Santuario di Oropa. È stata la prima uscita ufficiale del nostro motoclub “Duc in altum”: siamo arrivati proprio nel giorno della festa e abbiamo voluto lasciare la nostra bandiera nel santuario».

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testi a cura di Zelia Pastore

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