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«Ripartiamo con le lezioni 100% in presenza»

Liceo Saluzzo-Plana

«La scuola è mancata tantissimo, perché i rapporti sociali sono fondamentali: si litiga, ci si arrabbia, ci si rasserena, ma tutto questo serve per crescere insieme». Ne è convinto Roberto Grenna, dal 2014 dirigente scolastico del Liceo “Saluzzo-Plana” e dal 2015 dell’Istituto comprensivo “De Amicis-Manzoni”. Dopo sette lunghissimi mesi ha riaperto ai suoi studenti: «Tutti stanno facendo il proprio dovere serenamente» parte a raccontarci il preside.

Professor Grenna, come è andato il rientro a scuola?
«Lunedì abbiamo fatto entrare soltanto le prime, ci è servito come banco di prova per “rodare” tutte le misure di prevenzione. Da martedì hanno fatto il loro ingresso tutte le altre classi. Devo dire che i ragazzi sono stati eccellenti, ma non avevo dubbi su questo: si sono mossi in modo ordinato, con poche situazione di criticità. Dopo aver misurato la temperatura e igienizzato le mani, sono andati in classe senza nessun problema».

Per lei cosa significa riaprire la scuola?
«Mi sono fatto il lockdown qui dentro, da solo. Serviva comunque qualcuno di presenza. La scuola senza studenti non esiste, è un luogo vuoto. Direi che con la didattica a distanza abbiamo rinforzato il concetto di comunità, e oggi questa comunità si riprende i propri spazi».

Avverte paura?
«Gli insegnanti sono al loro posto e coordinati, si sono messi tutti a disposizione senza alcun problema. I ragazzi, come dicevo prima, non li ho visti preoccupati. Tutti stanno facendo il loro dovere in maniera molto serena. I più preoccupati, giustamente, sono i genitori: abbiamo dovuto stabilire dei turni di ingresso, non sarà facile abituarsi. Sono genitore anche io e li capisco. Adesso serve solo rasserenare i più preoccupati, ma non dobbiamo sottovalutare nulla. Oggi è importante rispettare tutte le regole, perché se non le rispettiamo generiamo un problema anche agli altri»

I protocolli sono alla portata di tutti o trova delle incongruenze?
«Seguiamo i protocolli nazionali, al di là del protocollo interno dei tre plessi scolastici. Nel caso di contagio ci atteniamo al protocollo dell’Inail di fine agosto: riteniamo che se questo protocollo viene scritto da persone competenti non possiamo permetterci di toccarlo. Ma siamo in contatto anche con l’Asl che decide il livello di una quarantena e a quante persone allargarla. Abbiamo deciso di ripartire con le lezioni 100% in presenza, quindi mi rendo conto che evitare un contagio con questi numeri sia impossibile. Ma spero non accada nulla di grave…»

Tutti a scuola, appunto. Quindi niente didattica a distanza?
«La utilizzeremo solo in caso di quarantena, o qualora non vengano mantenute le condizioni attuali. I nostri docenti hanno dimostrato di essere validi anche in questo ambito: appena scattato il lockdown, in due settimane si sono trasformati da docenti 0.2 a docenti 2.0 (sorride). A loro va il mio “grazie” per quello che hanno fatto e per quello che continuano a fare».

Un augurio agli studenti?
«Che sia un anno proficuo e sereno, in cui non ci siano problemi di salute per gli alunni e le loro famiglie. Ho avvertito dai ragazzi belle sensazioni, questo mi rende speranzoso. Rispettando le regole si riduce il contagio, ma non si annulla totalmente. Per questo siamo nelle mani del cielo (sorride). Servirà un po’ di pazienza e buona volontà, ma riusciremo a raggiungere l’obiettivo: ne sono sicuro!».

Leggi anche le altre interviste sulla ripartenza della scuola:

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