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Dalle Hawaii la ricerca sul mesotelioma

Azienda ospedaliera

Un ponte con le Hawaii nella ricerca contro il mesotelioma. Una collaborazione con l’università delle Hawaii sulla ricerca contro il mesotelioma: è stata avviata da poco più di un mese e vede la stretta collaborazione con Pietro Bertino (nella foto qui sotto), professore associato della scuola di Medicina dell’università delle Hawaii, ricercatore di spicco nel contrasto a questa drammatica patologia.

Bertino, 43 anni, è laureato in Scienze Biologiche all’Università del Piemonte Orientale di Alessandria con specializzazione in Igiene all’Università di Milano e dottorato a Novara. Dal 2007 è negli Stati Uniti per fare ricerca sul mesotelioma, e attualmente è “Associate Research Professor al Cell & Molecular Biology Department della John A. Burns School of Medicine – University of Hawaii”.

«Lavoro da 20 anni come ricercatore traslazionale con l’obbiettivo di sviluppare nuove strategie terapeutiche e preventive per il mesotelioma maligno. Nel processo di sviluppo di una nuova terapia, io sono la persona che ha l’idea iniziale» spiega Bertino. «Questa idea, grazie alle diverse collaborazioni che ho costruito sia in Italia e negli Stati Uniti, viene trasformata in un prototipo che può essere un nuovo farmaco, oppure un nuovo anticorpo o anche un vaccino. Una volta sviluppato il prototipo il mio compito è quello di valutare l’efficacia di questa nuova strategia in modelli animali di mesotelioma. Se è efficace sui topi, il prototipo viene poi modificato per permetterne l’uso in trial clinici con pazienti affetti da mesotelioma».

Attualmente la ricerca di Bertino consiste nello sviluppo di un nuovo anticorpo contro la galectin 9: «Questo anticorpo contrasta il mesotelioma con un doppio meccanismo di azione. Infatti, nei nostri esperimenti abbiamo osservato che questo anticorpo induce direttamente la morte programmata delle cellule di mesotelioma e, allo stesso momento, attiva anche cellule specifiche del sistema immunitario nell’attaccare ed eliminare le cellule tumorali. Con l’Azienda ospedaliera di Alessandria abbiamo iniziato da quest’anno un nuovo percorso per umanizzare questo anticorpo e renderlo utilizzabile in pazienti affetti da mesotelioma maligno. Al seguito di questo processo di umanizzazione, noi speriamo di portare questa nuova terapia verso la sperimentazione umana in 2-3 anni».

Oltre a questo, Bertino sta lavorando a un progetto ambizioso, legato allo sviluppo di un vaccino preventivo, da somministrare a persone esposte all’asbesto (amianto): «Prima di ammalarsi, una persona esposta all’asbesto di solito vive senza alcun sintomo per circa 20-30 anni. Una volta che si incomincia ad avere i primi sintomi, il tumore ha già raggiunto una massa tale da rendere molto difficile ogni tentativo di terapia. Da qui l’idea di sviluppare un vaccino che attivi le cellule del sistema immunitario prima della nascita delle prime cellule tumorali. In questo modo, il sistema immunitario può eliminare queste prime cellule di mesotelioma che così non possono più raggiungere la massa critica».

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