Prosegue il corso sui Beni Culturali del professor Luciano Orsini
La lezione che ha avuto luogo il 3 febbraio del Corso di conoscenza, tutela e conservazione dei Beni Culturali in ambito ecclesiastico, promosso dalla Direzione Beni Culturali della Diocesi di Alessandria, in collaborazione con la Parrocchia dei SS. Maria e Remigio di Pecetto di Valenza e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ha proseguito l’argomento introdotto nelle scorse lezioni dal Prof. Luciano Orsini, Delegato vescovile e Direttore, riguardante la diplomazia apostolica.
Nel particolare ci si è soffermati sulla figura del Legato Apostolico (o Pontificio), la cui definizione è quella di un rappresentante personale del Papa, inviato presso Chiese locali, stati o governi con funzioni diplomatiche e pastorali. Esso agisce in nome della Santa Sede, mantenendo i rapporti tra il Pontefice e la gerarchia cattolica o le autorità politiche.
È doverosa una precisazione per chi non è avvezzo alle sfaccettature della diplomazia religiosa, in quanto spesso si crea una confusione con altri ruoli, in particolare con il Nunzio Apostolico: infatti tutti i Nunzi sono Legati Apostolici ma non tutti i Legati Apostolici sono Nunzi. Il Legato Pontificio è il termine generale per l’inviato del Papa, mentre il Nunzio è specificamente un ambasciatore della Santa Sede accreditato presso uno Stato, condividono però alcune similitudini in particolare legate agli abiti religiosi indossati.
La carica esiste fin dalle origini del Pontificato: in specifiche occasioni il Papa si avvaleva di un alto prelato che lo rappresentava nei luoghi in cui non poteva essere presente fisicamente. A partire dall’XI secolo, ma più compiutamente nei secoli successivi, crebbe costantemente l’importanza delle legazioni come strumento della politica papale. I Legati pontifici agivano a nome della sede apostolica e ne tutelavano gli interessi nelle terre in cui venivano inviati, non essendo subordinati ai Vescovi locali. Nel XIII secolo il diritto canonico ne fissò la posizione all’interno della gerarchia ecclesiastica: il legato era superiore agli Ordinari diocesani e alle altre autorità ecclesiastiche locali. A partire dal XIV secolo divenne una consuetudine riservare la carica di legato ai Cardinali.
Proprio a questi ultimi si lega quindi la tipologia e la quasi esclusività del ruolo, così come si è potuto notare in tempi storicamente a noi più recenti, in quanto molto spesso la nomina ad un ruolo di così alto grado di rappresentanza, ha portato l’interessato ad essere spesso considerato come un ottimo papabile e di conseguenza il collegio cardinalizio ad eleggere il nuovo Pontefice tra personaggi che avevano precedentemente ricoperto il ruolo di Legato. Ecco alcuni esempi consecutivi a livello temporale:
Achille Ratti (futuro Papa Pio XI), il quale è stato un alto diplomatico pontificio in Polonia tra il 1918 e il 1921. A questo ruolo seguirà appunto la nomina cardinalizia e il titolo di Arcivescovo di Milano nel 1921, terminando con l’elezione al soglio pontificio nel Conclave del 1922.
Una volta eletto la sua esperienza diplomatica si manifestò in particolare con la scelta di presentarsi con la prima benedizione impartita al popolo non più dalla loggia interna della Basilica Vaticana ma da quella esterna rivolta alla piazza, come fino ad allora fecero i suoi predecessori a partire da papa Leone XIII. Papa Ratti con questo gesto intese avviare le procedure che sarebbero poi state coronate dal concordato, espressione della sua volontà di risolvere la questione romana, ovvero l’irrisolto conflitto tra i suoi ruoli di capitale d’Italia e sede del potere temporale del Papa, in quanto fisicamente il Pontefice non aveva più uno stato sul quale governare dopo la Breccia di Porta Pia del 1870 e il successivo spostamento della capitale da Firenze a Roma nel 1871.
Proprio Pio XI fu l’artefice l’11 febbraio 1929 della firma dei cosiddetti Patti Lateranensi, tra il Suo rappresentante, Cardinale Pietro Gasparri Segretario di Stato e il capo del governo fascista Benito Mussolini, giunta al termine di un lungo processo negoziale per il quale i cambiamenti sono ancora oggi visibili; nel dettaglio hanno riconosciuto la sovranità della Città del Vaticano, definito la religione cattolica come sola religione di Stato (poi rivisto) e stabilito un concordato per i rapporti civili-ecclesiastici.
Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) è stato un importante diplomatico pontificio, svolgendo ruoli chiave come Nunzio Apostolico e Cardinale Legato.
Dopo essere diventato Segretario di Stato nel 1930, Pacelli fu inviato come legato pontificio in diverse occasioni speciali come a Buenos Aires (1934), dove è stato inviato speciale al Congresso Eucaristico Internazionale. Più nello specifico il suo ruolo di Nunzio Apostolico in Germania tra il 1917 e il 1929 e quindi la sua conoscenza dell’ambiente tedesco è considerata fondamentale per la sua successiva elezione al soglio pontificio nel 1939, in un Europa soggiogata dalla Germania nazista e agli albori della Seconda Guerra Mondiale.
Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII) è stato Nunzio Apostolico a Parigi (1944-1953); egli fu trasferito proprio da Pio XII per gestire il delicato dopoguerra francese.
Nello stesso 1953 divenne Arcivescovo Patriarca di Venezia e solo cinque anni più tardi Pontefice. Da ricordare che nell’Alessandrino, il Santuario di Nostra Signora della Guardia è molto legato a Giovanni XIII per la benedizione della grande statua posta sul sagrato del santuario quando era Cardinale nell’ agosto 1958, due mesi dopo sarebbe stato eletto papa. In quell’occasione come simpaticamente ha riferito il Prof. Orsini, il Porporato lo ha fatto sedere sulle sue ginocchia (un onore che il Delegato Vescovile ancor oggi vanta). Il 28 agosto 1959 Giovanni XXIII volle ancora essere presente, illuminando per impulso radio la statua fatta salire il giorno 27 al vertice della torre, ed indirizzando alla moltitudine dei fedeli un messaggio radiofonico benedicente.
Sotto l’ambito storico-artistico il ruolo del Legato si inserisce nell’ambito storico-giuridico dei rapporti tra la Santa Sede e lo Stato italiano, in particolare nella gestione dei beni ecclesiastici soppressi. Il legato pontificio rappresenta l’autorità ecclesiastica che storicamente rivendicava la proprietà/uso di tali edifici e dei loro beni. Il riferimento è in particolare al pacchetto di leggi in materia promosse da Giuseppe Siccardi, Ministro del Regno di Sardegna, le quali nel 1850 sancirono una separazione di giurisdizione e proprietà a favore del Regno ed a discapito dello Stato Pontificio.
Sebbene non soppressero direttamente gli ordini religiosi, prepararono il terreno alla cosiddetta eversione dell’asse ecclesiastico (leggi 1866-1867), che soppresse la personalità giuridica degli enti religiosi e incamerò i loro beni; queste leggi miravano a separare lo Stato dalla Chiesa, ridurne l’influenza e acquisire risorse per il demanio pubblico.
Nacque così il Fondo per il Culto, istituito nel 1866 per la gestione del patrimonio immobiliare ecclesiastico incamerato dallo Stato. Nella sua evoluzione moderna nasce con la Legge n. 222 del 1985 come Fondo per gli Edifici di Culto (FEC) ed è ancora oggi sottoposto alla giurisdizione del Ministero degli Interni, che esercita la direzione tramite le Prefetture.
Il FEC è quindi l’ente statale attuale che ne cura la conservazione e la manutenzione, spesso collaborando con la Chiesa locale o con la Santa Sede; i casi più conosciuti nel nostro territorio, dei quasi mille siti storici ancora oggi sottoposti a tutela sul territorio italiano, sono la Chiesa di Sant’Alessandro del capoluogo alessandrino e il Convento domenicano di Santa Croce, voluto da Pio V nel paese natale di Bosco Marengo.
In quella che sta diventando una piacevole abitudine, l’incontro del corso si è chiuso con un brano cantato ai presenti dalla cantante Micaela Marello tratto dall’Ave Maria di Lourdes, in occasione della ricorrenza della solennità proprio della Madonna di Lourdes.
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
