Peggy fa i biscotti

La cucina vista dalla prospettiva dei bambini

 

Fuori fa un gran freddo, ma in cucina c’è profumo di limone: Peggy, il papà e il gatto Fofò preparano insieme i biscotti. Impastare, schiacciare, infornare: ogni gesto è una scoperta per la bambina, ogni ingrediente una sorpresa. Intanto che il papà e la piccola si danno da fare con zucchero e farina, cadono i primi fiocchi di neve fuori dalla finestra.

“Peggy fa i biscotti”, edito da Camelozampa nella collana “A bocca aperta”, racconta un pomeriggio d’inverno nella casa della piccola Peggy, una vicenda semplice e rassicurante che tutti i piccoli lettori amerebbero replicare con i loro genitori. 

Questa delicata avventura di vita quotidiana nasce dalla penna di Tonka Uzu, autrice di libri per bambini nata a Sofia, in Bulgaria, che ha studiato illustrazione al Dams di Bologna e alla Cambridge School of Art. 

La sua creatura, Peggy, la ritroviamo in diversi libri: “Peggy trova tutto”, “Peggy fa una passeggiata”, “Peggy fa giardinaggio”. La protagonista, che dà il titolo a tutti i volumi, è una piccolina determinata e piena di energia ispirata a una bimba reale, figlia di amici dell’autrice, dalla quale ha preso in prestito l’intraprendenza e una grande fiducia nel mondo. In tutti i libri Peggy è sempre appoggiata nelle sue scoperte da un adulto attento, premuroso e rispettoso dei suoi spazi. Abbiamo chiesto alla dottoressa Simona Fico, pedagogista di Stripes, di aiutarci a capire meglio le potenzialità di questo albo.

Per che fascia d’età ci consiglia la lettura di questo libro? 

«Le avventure di Peggy rappresentano la scelta giusta per chi è alla ricerca di albi illustrati a sviluppo lineare e vicini al vissuto dei bambini dai 18 mesi in su».

Perché un genitore dovrebbe leggere questo libro assieme al proprio bambino? 

«Perché fornisce molti spunti per trascorrere del bel tempo insieme e fare attività divertenti con il proprio bambino. Per un adulto è importante leggerlo perché rappresenta un aiuto a entrare nel processo mentale che avviene nella testa dei piccoli quando vengono portati in cucina: Peggy fa tutto quello che vorrebbero fare i bambini di quell’età quando vedono i genitori spadellare. Voglio farvi notare che di solito noi genitori diciamo ai figli di venirci a vedere mentre cuciniamo, non di cucinare con noi perché vorremmo mantenere “il polso della situazione” (sorride). Per esempio, vorremmo far aggiungere il sale a loro ma nella quantità in cui diciamo noi e nella modalità esatta che vogliamo noi.  Invece loro mettono le mani dentro i barattoli, assaggiano tutto quello che trovano, buttano nella ciotola ingredienti a caso, aggiungono zucchero, mettono sale, aggiungono cioccolato dove non va il cioccolato: le loro ricette assomigliano di più al “caffè della Peppina” della canzone tanto amata dai piccoli. Però è importante comprendere come sia proprio quello il loro processo: mentre cucinano stanno sperimentando la realtà, non hanno contezza del fatto che gli ingredienti vanno aggiunti in un determinato modo e secondo una sequenza specifica. Devono fidarsi dell’adulto, che è quello che fanno tutto il giorno: cioè tutto il santo giorno noi “grandi” diciamo loro come vanno fatte le cose, li indirizziamo su una strada».

E cosa ci insegna di diverso Peggy?

«La cucina di Peggy è l’esempio esplicito e concreto di un modello educativo: il papà prova a ingaggiarla con una ricetta semplice, come quella dei biscotti, cercando di fare in modo che la piccola impari i processi e le quantità, cercando di spiegarle il più possibile “come si fa”. Se non si impara da questo papà, si finisce per fare come capita sovente, ovvero i bambini fanno qualche pasticcio, i genitori si arrabbiano, i bambini si offendono, piangono, se ne vanno e poi non si riesce più a fare quello che avevamo in mente. Quindi è importante per un adulto leggere che Peggy vuole impastare i biscotti proprio lei con le sue mani, che arriva anche il gatto ovvero che ci

potrebbero essere degli imprevisti, che a un certo punto vuole assaggiare lo zucchero, perché in quel momento sta sperimentando che sapore hanno gli ingredienti: questo bravissimo papà la lascia fare, comportandosi da guida sicura».

Cosa può insegnare al bambino la lettura di Peggy?

«A sentirsi libero di esprimersi e di esplorare, ma sempre entro i binari dati dai genitori. Facciamo un esempio tratto dal libro: la bambina prende la farina un po’ velocemente e crea una nuvola, cosa che fa scappare il gatto e starnutire lei. Questo potrebbe essere un aggancio per dire: “hai visto? Non lanciamo in giro la farina, perché può dar fastidio, perché fa male agli occhi, fa starnutire, come è successo a Peggy”. Invece di leggere un’ incomprensibile ricetta dei biscotti, si può sfogliare il libro con loro e osservare: “oggi facciamo i biscotti insieme, però leggiamo prima questo libretto. Hai visto come si fanno? Prima si mette la farina, poi si mettono le uova, lo zucchero, poi si impasta come fa Peggy”. In questo noi dobbiamo ovviamente dare dei limiti: “puoi assaggiare lo zucchero, però solo un cucchiaino perché ne serve ancora per i biscotti; puoi giocare con la farina, ma solo con questo mucchietto perché la farina è polverosa e ti fa starnutire, fa scappare il gatto”.  Questo libro ci permette di dire dei no che non siano un puro e semplice divieto dell’adulto, ma una motivazione sensata e comprensibile e soprattutto visibile per il bambino».

 

Zelia Pastore

 

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