Negli occhi di chi resta: la serie sull’Eternit di LaV Comunicazione

A giugno 2026 uscirà la docuserie “Negli occhi di chi resta”, un progetto audiovisivo di LaV Comunicazione, che ripercorre la tragedia dell’amianto a Casale Monferrato a 40 anni dalla chiusura dello stabilimento Eternit. Realizzata in quattro puntate con la collaborazione di Afeva (Associazione familiari vittime dell’amianto), la docuserie è firmata da Giulia Di Leo (La Stampa) e Alessandro Venticinque (La Voce Alessandrina): nel racconto si intrecciano memoria e attualità, per far comprendere che l’amianto non è solo un ricordo del passato, ma una ferita ancora aperta. Direttore della produzione è Enzo Governale, la regia è affidata a Lucio Laugelli e le riprese sono a cura del videomaker Errico D’Andrea. Il progetto “Negli occhi di chi resta” è sostenuto dalla Città di Casale Monferrato e dalla Regione Piemonte. Fondamentale è inoltre la collaborazione con le realtà associative, sanitarie e scientifiche del territorio: Asl Al, Aou Al, la Fondazione Solidal, il Dairi (Dipartimento attività integrate ricerca e innovazione) e l’associazione Tutor (Tumori toracici rari). La realizzazione della docuserie è stata possibile grazie al prezioso contributo economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, della Fondazione Social e di Progetto Sintesi.

Giovedì 26 febbraio, la docuserie è stata presentata alla Sala Stampa della Camera dei Deputati di Montecitorio (vedi pagina 6): durante l’evento è stato proiettato in anteprima il teaser ufficiale, ora disponibile sui canali social del progetto. In questo paginone vi raccontiamo come è nato progetto e dove vuole arrivare. 

Buona lettura!

LE PUNTATE

PRIMA PUNTATA

Casale e la fabbrica

Un viaggio nel passato per comprendere come l’Eternit abbia segnato il territorio e le vite dei suoi abitanti. Testimonianze e racconto storico si intervalleranno per conoscere e scoprire la storia della fabbrica della famiglia del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, a 40 anni dalla sua chiusura. Il racconto, dopo la progressiva scoperta della nocività dell’amianto, le morti e il prezioso lavoro dei sindacati, terminerà con la chiusura della fabbrica a Casale Monferrato nel 1986.

SECONDA PUNTATA

I processi

La seconda puntata sarà dedicata alla battaglia legale, simbolo di giustizia e di una comunità, quella casalese, che non si è arresa nonostante il passare degli anni. Dal 2009, con l’inizio del primo processo per disastro ambientale e sanitario, passando per l’annullamento in Cassazione per prescrizione. Fino alla riapertura del processo Eternit bis, ancora in corso, che vede l’imprenditore svizzero imputato di omicidio colposo aggravato. Quale giustizia cercano i familiari delle vittime: storica, processuale o personale?

TERZA PUNTATA

Mesotelioma

Nel terzo episodio ci sarà spazio per il racconto delle conseguenze devastanti di questa malattia, con uno sguardo al prezioso lavoro di ricerca e cura. In particolare, ci sarà la testimonianza della dottoressa Federica Grosso, oncologa e responsabile della struttura mesotelioma e tumori rari dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria, che continua a lottare contro un problema ancora attuale su scala nazionale e non solo. Al centro della puntata le storie dei malati della nostra provincia e di tutta Italia: tra il dolore e la sofferenza, c’è l’umanità e la speranza di chi accompagna e si prende cura di queste persone.

QUARTA PUNTATA

Negli occhi di chi resta

Nell’ultima puntata ci saranno le storie di rinascita personale, anche dentro il dramma di questa vicenda: come quella di Assunta Prato, moglie di Paolo Ferraris, vicesindaco di Casale Monferrato e vittima dell’amianto. Nonostante la sofferenza vissuta, nonostante la rabbia per una giustizia che non è ancora arrivata, c’è un dolore che si trasforma in forza per cambiare le proprie vite.
A ogni persona coinvolta nella docuserie, al termine dell’intervista, è stato chiesto: “Cosa vedi negli occhi di chi resta?”. Le risposte saranno al centro del nostro racconto.

GLI AUTORI

ENZO GOVERNALE

Direttore LaV Comunicazione

Quando ci siamo chiesti che nome avremmo potuto dare a questa docuserie, ci siamo anche chiesti dove sta la memoria delle persone, dove si può leggere la memoria delle persone, e la risposta è stata proprio gli occhi. Gli occhi delle persone che abbiamo incontrato, che incontreremo nei prossimi mesi, grazie anche e soprattutto ad Afeva, l’Associazione familiari vittime amianto. 

“Negli occhi di chi resta” non è solo un racconto di ciò che è accaduto, ma cerchiamo di raccontare quelle storie che ci dicono come la comunità di Casale Monferrato è riuscita a trasformare la sofferenza in vita, a trasformare quello che sono l’odio e la tristezza in amore per le generazioni future.

GIULIA DI LEO

Autore e giornalista, La Stampa

Sono nata a Casale Monferrato nove anni dopo la chiusura della fabbrica Eternit, lo stabilimento più grande d’Europa, e sei anni prima dell’inizio delle bonifiche nella città che, pur essendo la più deamiantizzata d’Italia, non è ancora del tutto libera dall’amianto. 

Oggi si ammalano i quarantenni e cinquantenni, e non solo a Casale. Basta un dato indicativo: dopo il 2017, che è il periodo che non è considerato nel processo Eternit bis in corso, in provincia ci sono stati altri 489 morti di mesotelioma. Oggi stanno cambiando le esposizioni: i nuovi malati sono orafi, ex ferrovieri, ingegneri, banchieri, sarte. Ecco perché, a 40 anni dalla chiusura della fabbrica, che ricorreranno il 6 giugno, è ancora fondamentale parlare di questa vicenda che non fa parte della storia, ma è il presente e, soprattutto, futuro.

ALESSANDRO VENTICINQUE

Autore e giornalista, La Voce Alessandrina

Quando abbiamo iniziato la docuserie, pensavamo che saremmo dovuti andare a cercare questa storia negli occhi di chi ha perso un caro, di chi si è ammalato, di chi ogni giorno combatte con il mesotelioma. Invece, qualche settimana fa, all’Istituto Balbo di Casale Monferrato abbiamo incontrato bambini e giovani studenti, e ci siamo accorti che anche le generazioni successive sono immerse in questa vicenda. In quegli occhi, anche negli occhi dei più piccoli, c’è dolore, rabbia, tristezza, ma ci sono anche e soprattutto voglia di giustizia, dignità e speranza. La speranza che dal buio di questa storia, dal dramma del mesotelioma, dalle crepe possa passare la luce. Affinché quello che è successo non accada mai più.

LUCIO LAUGELLI

Regista della docuserie

Per me è stato un piacere approcciarmi a questo lavoro come documentarista e videomaker, insieme a Errico D’Andrea, con cui lavoro da molti anni. 

Quando si affronta un tema così delicato bisogna farlo con rispetto, sia in fase di produzione sia durante il montaggio, quando si rielabora tutto il materiale raccolto. È un attimo, quando si va a girare, magari lavorando con una grande troupe, rompere degli equilibri e dell’intimità, che invece vengono fuori se si gira in una maniera più “leggera”. In questo devo ringraziare chi ha interagito direttamente con i testimoni della vicenda, perché è stato fatto con grande sensibilità e professionalità.

Il dramma dell’amianto
colpisce in silenzio

Sono Giuliana Busto presidente dell’Afeva (Associazione familiari vittime amianto). 

Non appena questo progetto ci è stato presentato, l’abbiamo condiviso perché ne abbiamo subito colto l’importanza. 

Viene raccontata una storia locale con valore universale, che restituisce memoria e dignità a migliaia di vittime, coinvolgendo testimoni, giornalisti, scienziati. Ma soprattutto ci ricorda fermamente che questa storia non è finita. 

Il problema dell’amianto viene quasi sempre trattato in occasione di eventi particolari: il processo, le inchieste, il coinvolgimento dei servizi segreti. Poi il silenzio regna sovrano e ci si dimentica, perché fa comodo dimenticare. Ma il dramma colpisce in silenzio. 

Morire uno alla volta non fa notizia. Siamo giornalmente bombardati da eventi tragici che ci coinvolgono con notizie eclatanti, che scuotono gli animi e fanno rumore. Il dramma dell’amianto è silenzioso, si insinua dentro di noi come un killer paziente. 

Dal 2017, anno in cui sono state inserite le ultime parti lese nel processo Eternit bis, a oggi, nel Sin di Casale sono state oltre 440 le diagnosi di mesotelioma. Vittime che non avranno giustizia: esseri umani dimenticati. Cambia la vita, cambiano gli equilibri familiari. Il sapere che non c’è una cura risolutiva ha un forte impatto su tutti. Ognuno vive da solo il suo dolore, l’impatto psicologico è terribile. In famiglia non ci si parla per evitare di farsi ancora più male. 

È molto importante quindi la diffusione e la comunicazione di un prodotto divulgativo che ci auguriamo possa avvenire coinvolgendo ogni settore della società: scuole, fabbriche, istituzioni. Serve capire che la questione amianto non è affatto risolta, ma deve essere valutata profondamente sotto ogni aspetto. 

Bonifica, perché in Italia sono ancora migliaia i siti contaminati, a partire dagli edifici pubblici e le scuole.

Giustizia, che non si deve rincorrere come un’utopia, ma si deve affermare nel proclamare la verità per tutto ciò che abbiamo subito, negli anni, nei nostri territori.

Ricerca, per dare finalmente una speranza per chi si ammala oggi. 

Il ruolo storico del sindacato, di Afeva e delle associazioni deve essere rilanciato sul territorio. Per questo chiediamo a gran voce un impegno concreto e coerente da parte di tutte le istituzioni.

Giuliana Busto – Presidente Afeva

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