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La fuga in Egitto, la Sacra Famiglia a Valenza

RISCOPRIAMO L’ARTE – Dopo l’incontro con i Magi a Betlemme, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse quanto detto dal Signore. Così ci viene narrato l’episodio nel Vangelo di Matteo, 2, 13-16. L’iconografia della Fuga in Egitto della Sacra Famiglia diventa un tema molto popolare in Italia e in Francia in particolare nell’arte della Controriforma, fino al XVIII secolo, e, come ci indica lo storico Gasparolo, nel 1785 la cappella privata del governatore di Valenza, il nobile Giuseppe Marchese di San Giorgio, aveva un’icona rappresentante “San Giuseppe e la Beata Vergine con il Bambino in fasce”, che potrebbe ipotizzare un’individuazione nel dipinto della “Fuga in Egitto” o della “Sacra Famiglia”, un olio su tela (218x169cm) di mano ignota, citato per la prima volta nei documenti dell’archivio parrocchiale nel 1921, elencato con gli altri quadri presenti in sacrestia, con la dicitura: “quadro della Sacra Famiglia, opera della scuola del Moncalvo”.

Si tratta di un “Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto” e si notano infatti gli elementi iconografici tradizionali dell’asino brucante, di San Giuseppe che va ad attingere l’acqua, del Bimbo appoggiato al cippo in una radura di foresta.

Alcuni particolari veristi, come gli animaletti e i fiori in primo piano, ricondurrebbero ad un repertorio naturalistico cinquecentesco, mentre l’arma araldica in basso a sinistra, caricata di un cimitero piumato, scudo troncato, nel primo partito di bianco e di rosso, nel secondo di nero, indicherebbe una datazione tra la fine del XVI sec e inizi XVII, il che potrebbe supporre la collocazione del dipinto in un antico oratorio privato – ve ne erano in gran numero nei palazzi nobiliari e nelle residenze di campagna –, e la sua successiva donazione alla Chiesa; la nuova destinazione ecclesiale può aver suggerito il festone di angeli intorno al monogramma di Cristo.

Marie Christine Selea

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