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Cento anni fa – Un esercito di donne?

In vari numeri del mese di ottobre 1917 L’Ordine, oltre ad una dettagliata esposizione delle intense azioni belliche del nemico, contrastate ai limiti del possibile dai nostri fanti in via di ripiegamento, riporta ancora notizie a carattere nazionale e locale, eccone alcune. Troppo lunghe da elencare le diatribe che tutta la stampa anticlericale nostrana sfogò contro la nota che il Papa Benedetto XV destinò ai capi dei popoli belligeranti affinché trovassero un accordo per porre fine alla guerra. Il Ministero della guerra, dopo aver reclutato un esercito di donne per sostituire nei propri uffici gli impiegati alle armi, ha finito per rimandarle alle loro solite incombenze casalinghe. Nella prima settimana di ottobre è deceduto il senatore Giulio Monteverde, nativo di Bistagno; è opera sua il monumento a Urbano Rattazzi posto nella nostra piazza Vittorio Emanuele. Nel numero del 5 ottobre la Censura imbiancò dei brani dell’articolo di fondo,contenenti benevoli commenti alla nota del Pontefi ce per la pace, si ritiene fosse dietro ordine di conventicole protestanti e massoniche di Londra, Parigi e Washington. Nella votazione del 25 ottobre sopra la politica generale del Ministero Boselli, 314 voti contrari contro 96 favorevoli ne hanno decretato la caduta. È uscito a Roma il primo numero della edizione speciale de Il Popolo d’Italia: L’edizione milanese annuncia che il successo è stato enorme e non se ne è potuto inviare in provincia perché era mancata la carta e Mussolini aveva potuto averne un po’ in prestito per mantenere l’impegno ad uscire. Se anziché 100 copie ne avessero tirate 50 il successo sarebbe stato maggiore, un successo d’ilarità. Con decreto Luogotenenziale del 1° ottobre, pubblicato sulla G.U., è stato disposto che le monete d’argento da 2 lire, da 1 lira e da 50 centesimi saranno cambiate dal 1/11 al 31/12/1917 presso tutte le Tesorerie e gli Uffici Postali del Regno, in buoni di cassa da 1 o 2 lire, mentre dal 21/11 cessa il corso legale delle dette monete. Dopo il 31/12/1917 chi detenga tali monete per un importo eccedente le 10 lire è punibile con ammenda da 50 a 1.000 lire.

Carlo Re

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