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Scopriamo insieme la Lettera Pastorale

Ripercorriamo i quattro capitoli della nuova Lettera Pastorale attraverso il commento di monsignor Guido Gallese, al termine della Santa Messa di sabato 8 settembre, al Santuario della B.V. della Creta di Castellazzo Bormida.

 

Dalla prima lettera ai corinzi

10 Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. 11 Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. 12 Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “Io invece di Cefa”, “E io di Cristo”. 13 È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? 14 Ringrazio Dio di non avere battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio, 15 perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. 16 Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefanàs, ma degli altri non so se io abbia battezzato qualcuno. 17 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. 18 La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. 20 Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? 21 Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22 Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, 23 noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; 24 ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27 Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28 quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29 perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30 Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31 perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore. 1 Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. 2 Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. 3 Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. 4 La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, 5 perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

1Cor 1,10–2,5

1. L’Icona bibblica
“La manifestazione dello Spirito e la sua potenza”

«Siamo chiamati a vedere l’azione di Dio, perciò il nostro fondamento dev’essere la manifestazione dello Spirito e la sua potenza. Cioè dobbiamo stare attenti a dove lo Spirito ci sta chiamando. Questo è il messaggio che volevo darvi essenzialmente in questa Lettera Pastorale. Un messaggio di attenzione al fatto che la prima azione pastorale è quella di Dio nella sua Chiesa, non nostra, nemmeno di noi Pastori. Noi Pastori nella misura in cui assecondiamo l’azione di Dio nella sua Chiesa. Io non l’ho pensata l’azione di Dio nella sua Chiesa, l’ha pensata Dio, io devo capirla come voi. E primo tra tutti devo capirla soprattutto io, me la sono scritta anche per me questa lettera. È chiaro, ma tutti dobbiamo insieme capire le azioni di Dio e ricordarci che Dio vuol fare cose grandi nella nostra Chiesa, ma le può fare solo quando noi siamo pronti a lasciarlo agire, a vedere la manifestazione dello Spirito e la sua potenza nella nostra Chiesa».

 

2. Tre luoghi evocativi
“Sono una di voi!”

«San Paolo quando va ad Atene, rimane incantato da questa città […]. Comincia a predicare nella sinagoga, comincia a predicare nell’agorà. Qualche filosofo stoico ed epicureo lo nota, e lo invita a parlare all’areopago. Paolo si prepara bene e fa un discorso veramente bello: “Il Dio che non conoscete adesso io ve lo faccio conoscere, ve lo annuncio”». Corinto – «Corinto, per certi versi, è l’opposto di Atene. […] E Paolo scrive la sua lettera ai corinzi: “Non ci sono tra voi molti sapienti dal punto di vista umano, ne molti potenti, ne molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo Dio l’ha scelto per confondere i sapienti, quello che è debole per il mondo Dio l’ha scelto per confondere i forti”». Guadalupe – «[…] Abbiamo fatto il pellegrinaggio in Messico, e a me ha colpito molto la Madonna di Guadalupe. Perché in quel contesto sociale sbarcano gli spagnoli […] e inizia un’epoca di conquista. […] Non è così facile prendere la religione dell’invasore che ti ha conquistato con la guerra. […] Fino a che uno di questi evangelizzati, Juan Diego, un giorno mentre sta andando in Chiesa incontra la Madonna». 

 

3. L’Azione dello Spirito
“Parlarci negli eventi e attraverso di essi”

«“La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana ma sulla potenza di Dio”. Che cosa intende dire San Paolo? Che dobbiamo essere degli stupidi? Ma no, se ci sono delle lettere che hanno uno spessore culturale nel Nuovo Testamento, sono quelle di San Paolo, tanto è vero che non le capiamo nemmeno. Bisogna sempre spiegarle perché facciamo fatica, un po’ perché abbiamo perso le categorie del Nuovo Testamento […]. Perciò, San Paolo sta dicendo che certo dobbiamo pensare e essere intelligenti, ma l’azione pastorale non è tutta costituita dai nostri pensieri intelligenti, che sono efficaci, sia ben chiaro. Se facciamo qualcosa di bello, di intelligente, di sano, di ben organizzato e strutturato io spero che un popolo migliori, qualche frutto lo darà. Ma guai a noi se ci accontentiamo di questi frutti».

 

4. Comunità
“La Parola di Dio è vocante”

«San Paolo inizia il brano della prima lettera ai Corinzi sulle divisioni: “Io sono di Paolo, io sono di Apollo, io sono di Cefa, io sono di Cristo. Ma Cristo è stato diviso?”. E San Paolo invita all’unione. Lo dico non perché vedo particolari divisioni nella nostra Chiesa locale, ma nella Chiesa universale io vedo dei segnali non belli. […] Quindi la divisione è un dato di fatto della nostra vita e delle nostre comunità. Non siamo chiamati ad averla come ipotesi, l’unità. Siamo chiamati ad averla come meta, non come punto di partenza. […]È per questo che è venuto qui Gesù, per riconciliarci. […] Per cui, per edificare una comunità, bisogna ricordare che la comunità si edifica: primo, stando insieme e mettendo i quattro pilastri, perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli, perseveranti nella comunione, nello spezzare il pane, nelle preghiere. […] Abbiamo detto, l’attenzione all’azione dello Spirito ricordiamoci che prima di tutto vuol dire capire cosa ci sta dicendo il Signore, cosa ci dice la parola di Dio. E la parola di Dio è vocante, cioè ci chiama».

 

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