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Speciale unità dei cristiani – Le divisioni dei cristiani

La storia del cristianesimo è caratterizzata, purtroppo, anche da divisioni, che hanno dato vita ai tanti “rami” che oggi costituiscono l’unica famiglia dei credenti in Cristo. Sebbene in Italia capiti di usare “cristiano” e “cattolico” come sinonimi – poiché storicamente la stragrande maggioranza dei cristiani da noi sono cattolici – sappiamo che non è così. Esistono, infatti, cristiani di altre confessioni e gruppi diversi che si ispirano alla predicazione di Gesù e alla fede biblica.

Una prima separazione tra i credenti, molto antica, è quella che riguardò alcune comunità orientali che non accettarono le decisioni del concilio di Calcedonia (451) circa alcuni aspetti relativi a Gesù Cristo “vero Dio e vero uomo”: tra queste ricordiamo la Chiesa copta (presente in Egitto ed Etiopia) e la Chiesa armena. La seconda e più grande divisione della storia cristiana è quella molto nota del grande scisma d’oriente del 1054, che ha portato alla separazione (con relative scomuniche) tra la Chiesa cattolica latina e quella ortodossa orientale. I motivi di divisione, prima ancora che teologici (vi erano divergenze sulla natura dello Spirito Santo, che per i cattolici «procede dal Padre e dal Figlio» e per gli ortodossi solo dal Padre), erano ecclesiali (per esempio sul primato del Papa) e anche politici.

 

Oggi l’Ortodossia è costituita da una galassia numerose Chiese autocefale (capo di se stesse, autonome), tendenzialmente nazionali, che fanno riferimento ai patriarcati (Costantinopoli, Mosca, Sofia, Belgrado, ecc). Al patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, è riconosciuta un’autorità di “primo tra pari” sugli altri patriarchi, ma senza un potere concreto come quello del Papa per i cattolici. In Italia gli ortodossi sono la più numerosa comunità cristiana non cattolica, con ben 1 milione e 300 mila fedeli, specialmente del patriarcato di Romania. La terza grande divisione, quella della Riforma protestante, risale al 1517 e prese avvio dalla critica del monaco tedesco Martin Lutero contro la vendita delle indulgenze da parte della Chiesa di Roma.

Inizialmente Lutero riprovava l’eccessiva ricchezza di alcuni ecclesiastici e probabilmente non voleva fondare una nuova Chiesa, ma soltanto riformare quella cattolica. In seguito, dopo la scomunica del 1521, egli diede vita ad una Chiesa separata che si differenzia da quella cattolica per diversi aspetti teologici. Le Chiese protestanti, infatti, sottolineano la salvezza (giustificazione) ottenuta soltanto per fede e non grazie anche alla opere di una vita buona; escludono diversi sacramenti e anche l’intercessione di Maria e dei santi; accettano la Sacra Scrittura come unica autorità in materia di fede, escludendo così il ruolo della gerarchia e del sacerdozio ministeriale. In breve tempo le comunità sorte dalla Riforma protestante (o Riforma evangelica) si divisero ulteriormente, grazie all’opera di altre personalità come Huldrych Zwingli a Zurigo e Giovanni Calvino a Ginevra, sempre nei primi decenni del XVI secolo. Nel nostro Paese, il movimento valdese, presente fin dal XII secolo, aderì al calvinismo nel 1532, divenendo così una Chiesa riformata a tutti gli effetti. Nei secoli successivi, e fino ai giorni nostri, nel protestantesimo vi furono una serie di movimenti di cosiddetto “risveglio” che diedero vita ad altre comunità, come il pietismo, il battismo e il metodismo, specialmente negli Stati Uniti. È all’interno della galassia protestante, che ha poi origine il movimento pentecostale, d’impronta carismatica, che oggi è una delle denominazioni cristiane più diffuse e più in crescita al mondo (in Italia si stimano 400 mila fedeli).

don Stefano Tessaglia

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