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Ascolto tutti, e poi decido

Vescovo Guido

«Ringrazio di cuore i sacerdoti che hanno dato una disponibilità piena»

Eccellenza, perché i parroci, anche “storici”, della nostra diocesi vengono spostati?
«Me lo chiedono tutti, in questo periodo. Ma credo che per dare una risposta sia necessario fare una contestualizzazione».

Prego.
«Come vescovo della diocesi di Alessandria, sono chiamato a guardare le cose dall’alto (epì-skopòs), perché mi devo occupare del bene della Chiesa che mi è stata affidata. Come ben si sa, questo bene non coincide con la somma dei beni di tutti, beni che come sappiamo non riescono a convivere tutti assieme, ma richiedono una mediazione e, di conseguenza, delle scelte. Se c’è un solo pallone, e quattro squadre di calcio, è evidente che solo due alla volta giocheranno. Così io mi ritrovo con una diocesi che sta affrontando per diverse ragioni un calo di sacerdoti: che so, uno ritiene di essere troppo anziano per continuare il ministero, uno è chiamato a fare un servizio a Roma, uno magari ha bisogno di un periodo per prendersi cura di sé… abbiamo cinque seminaristi, e questo è un dato molto promettente rispetto al panorama del Piemonte intero. Tuttavia, non sono ancora cinque preti».

L’anno scorso diceva che i preti erano troppi. Ha cambiato idea?
«Continuo a dire che noi abbiamo un numero comunque sufficiente di sacerdoti per gestire la diocesi. Chiaramente dobbiamo dimenticarci i tempi passati in cui in ogni parrocchia c’era un parroco. Nel caso fossimo restii a dimenticarcelo, dobbiamo almeno renderci conto che la gente che va a Messa la domenica è circa l’80% in meno di 50 anni fa. Per questo ci sta che un parroco abbia cinque parrocchie, e non una! Potremmo forse discutere sul fatto che abbia ancora senso avere cinque strutture parrocchiali da amministrare, ma abbiamo la possibilità di offrire alle comunità una cura pastorale attenta».

Torniamo alla prima domanda.
«In tanti chiedono il come e il perché degli spostamenti ma la valutazione del bene comune non passa soltanto attraverso elementi oggettivi e pubblici, ma anche attraverso situazioni personali, di salute, di benessere generale, psicologiche o di altra natura».

E quindi chissà cosa c’è sotto, se non si può dire…
«A volte ci sono cose abbastanza semplici. Altre volte le situazioni sono più delicate: in un caso o nell’altro metterle in piazza sarebbe un atto inopportuno, che soddisferebbe solo curiosità morbose, che poco hanno a che fare con la fede; un atto che non rispetterebbe la dignità dei diretti interessati».

Allora che cosa risponde alla gente che scende in strada per “difendere” il proprio parroco?
«Io ascolto tutte le parti in causa, ascolto un gran numero di consiglieri, poi, sentiti tutti, devo fare una valutazione e prendere delle decisioni per il bene comune, con tutti gli elementi che ho in mano. A questo punto, è una questione di fiducia: d’altronde l’appartenenza alla Chiesa è basata proprio su una fiducia nei confronti di Dio, che si chiama fede, e che si articola poi in una scelta per cui la persona si fida di chi ha la responsabilità di guidare, in virtù di un Sacramento e di una conseguente Grazia di stato. Oltre che, ovviamente, del buon senso, dell’intelligenza e delle capacità di questa persona. Fuori di questo non c’è Chiesa, e non c’è neanche Gesù Cristo, che l’ha fondata così! Con rammarico devo riscontrare che si fa molta fatica a capire queste dinamiche, che sono le coordinate di base dell’essere Chiesa, e quindi dell’essere cristiani. Mi rendo conto che i fedeli o un parroco possano, guardando la propria realtà, faticare ad aprirsi a dei cambiamenti che ovviamente sono sempre destabilizzanti. Ma non considerare l’orizzonte più vasto della Chiesa significa chiudersi in una bolla intimistica di benessere. Nel migliore dei casi… (sorride)».

Ma allora, questi “cambiamenti” quando si verificheranno? A volte sembra che nemmeno i sacerdoti direttamente interessati lo sappiano…
«Faremo alcuni decreti di nomina entro una settimana, e saranno pubblicati su Voce. Nel frattempo, abbiamo già anticipato i cambiamenti “sicuri” (vedi a pagina 1, ndr). Vorrei ringraziare di cuore i sacerdoti che hanno dato una disponibilità piena e profondamente dialogante. E ai fedeli chiedo di avere fiducia: queste scelte le faccio per il bene vostro e di tutti».

Eccellenza, che succederà a Castellazzo e a Castelspina?
«Le parrocchie di Castellazzo e Castelspina affidate a un amministratore parrocchiale in attesa di una ridefinizione degli incarichi pastorali».

Andrea Antonuccio

Leggi anche “Gli spostamenti in Diocesi”: https://lavocealessandrina.it/?p=15718&

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