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«Mio figlio, vittima della strada a 20 anni»

Le storie di Voce

Intervista a Ezio Bressan, responsabile provinciale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada

«Alessandro oggi avrebbe 30 anni. Ma è morto in strada, quando ne aveva 20, nel pieno della sua vita». Sono pesanti, cariche di dolore, le parole del padre di Alessandro, Ezio Bressan (nella foto), 63 anni, che oggi è vicepresidente nazionale e responsabile provinciale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada. E proprio domenica 17 novembre si celebrerà la Giornata nazionale per le vittime della strada, che purtroppo continuano ad aumentare anche nella nostra Provincia. Ma partiamo da quel tragico giorno, in cui Alessandro se n’è andato.

Bressan, ci racconta la storia di suo figlio?
«Era il 29 marzo 2009. Alessandro stava tornando a casa dopo un sabato sera come tanti. All’una di notte è stato tamponato violentemente da un 40enne che andava a più di 150 chilometri all’ora, quando il limite era dei 110 perché stava piovendo. L’impatto ha portato la macchina di mio figlio fuori strada, cappottandosi più volte. In auto con lui è morto anche il suo amico Andrea, ventenne e figlio unico».

Cosa si prova a distanza di anni?
«Lo stesso malessere di quel tempo. Il 2 novembre è stata la ricorrenza dei morti, ma lui mi viene in mente in qualunque momento. Non è vero che il tempo ti aiuta, al massimo ti cambia. All’interno del mio cuore c’è una voragine: con il tempo ho imparato a girarci attorno, ma non la potrò mai ricucire. Il dolore non si sconfigge mai, ci si può solo convivere».

Lei come ha conosciuto l’associazione dei familiari delle vittime della strada?
«Dopo sei mesi dalla morte di mio figlio ho conosciuto questa realtà e ho deciso di fare qualcosa. Finché non ti capita, pensi sempre di essere immortale e intoccabile, ma poi ti rendi conto della tua piccolezza e vulnerabilità. Come associazione non cerchiamo il “grazie” o il “bravo”. Anzi, tante volte mi sento proprio uno “iettatore” dicendo che quello che è successo a me può succedere a tutti…».

Quali attività svolgete?
«Ci occupiamo di prevenzione, ma anche di interventi nelle scuole con i giovani. In particolare stiamo collaborando con l’Uepe di Alessandria, l’Ufficio esecuzione penale esterna della Prefettura: tutti coloro che vengono fermati con il tasso alcolemico superiore al consentito vengono invitati a partecipare a incontri formativi sul tema. Abbiamo anche collaborato con il governo per la legge sulle vittime della strada, per quella dei seggiolini, per la patente a punti e molto altro. Noi riteniamo che sia il cittadino che debba fare attenzione, ma anche le istituzioni devono essere coscienti che il prezzo che si paga in questi casi è troppo grande. Per tutti».

Torniamo alle indagini: si è ottenuta giustizia per Alessandro?
«Il caso è stato trattato in maniera surreale. Chi ha causato l’incidente è stato giudicato con il 100% di responsabilità, e in primo grado è stato condannato a quattro anni. Ma dopo aver chiesto il rito abbreviato, in appello, la pena gli è stata ridotta a un anno e otto mesi. La motivazione del giudice: l’imputato sembrava pentito. Ma se non è stato mai stato presente ai processi, come possono averlo visto pentito? Non ha mai fatto nessun giorno di carcere, perché incensurato. È stato due anni senza patente, e adesso è tranquillamente in giro. Se l’è cavata con tranquillità, nonostante abbia ucciso due ragazzi appena ventenni e nel pieno della loro esistenza».

Domenica 17 novembre ricorre la Giornata nazionale per le vittime della strada. Ad Alessandria succederà qualcosa?
«Le vittime della strada verranno ricordate con una Messa a Santa Maria di Castello, alle ore 10, celebrata da don Valerio Bersano con don Luciano Lombardi. Almeno in quella giornata fermatevi, almeno un minuto, a pensare a chi sulla strada ha perso la vita».

Alessandro Venticinque

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