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L’amor che move il sole

La Fondazione Avsi si aggiudica il Premio al volontariato 2019. Portando Dante in una bidonville

Nel più grande “slum” di Nairobi, 150 bambini e adolescenti mettono in scena la “Divina Commedia”.
E in Italia qualcuno (finalmente) se ne accorge

Probabilmente lo sapete già: «l’amor che move il sole e l’altre stelle» è l’ultimo verso del Paradiso, e di tutta la Divina Commedia, di Dante Alighieri. Quello stesso verso si trova ora scritto, in stampatello maiuscolo, sul muro di una scuola di Kibera, il più grande “slum“ (baraccopoli, in italiano) di Nairobi, in Kenya. Ma stavolta è stato tradotto in inglese: «the love who moves the sun and the other stars». Chi ha osato tanto? C’è un regista esperto, Marco Martinelli, che ha provato a reinventare in chiave contemporanea il capolavoro di Dante, all’interno del progetto “The sky over Kibera” di Avsi. Un progetto che ha coinvolto 150 bambini e adolescenti delle scuole di Nairobi (Kenya) Little Prince School, Ushirika Centre, Cardinal Otunga High School, Urafiki Carovana Primary School, grazie al quale Avsi ha vinto la prima edizione del “Premio al volontariato 2019” per la sezione “cultura”, conferito dal Senato della Repubblica. Ma facciamo un passo indietro.

Nel 2017, Avsi e Riccardo Bonacina (direttore di “Vita”) a nome degli Amici del Teatro Banterle chiedono a Martinelli un coinvolgimento nel progetto. E il regista, che nel suo curriculum ha esperienze con gli allievi di scuole “borderline” in tutta Italia, ci sta e con entusiasmo aderisce all’invito: con prolungate presenze a Kibera prepara il percorso che approderà al triplice momento di inizio ottobre, con un adattamento della Divina Commedia dantesca, intitolato “Il cielo sopra Kibera”. Lo so, la vostra domanda è anche la mia: c’era proprio bisogno di muovere mezzi, scomodare persone e impiegare risorse per far recitare la Commedia del Sommo Poeta a gente che spesso non ha nemmeno di che vivere? Tenendo presente, oltretutto, l’estrema povertà di un insediamento, quello di Kibera, in cui le condizioni igieniche sono a dir poco critiche, e come se non bastasse si registra un’elevata percentuale di malati di Aids? «Quest’attenzione al teatro» risponde Giampaolo Silvestri, segretario generale di Avsi «è un fatto che corrisponde perfettamente a quello che noi intendiamo come cooperazione allo sviluppo: accompagnare le persone a riconoscere il proprio valore; a prendere sul serio i propri desideri e sogni, a esprimerli, anche con il teatro che ha una sua forza straordinaria». Per capire bene qual è il punto della questione, vi propongo di conoscere insieme a me una realtà, l’Avsi, che è presente e opera anche nella nostra diocesi. Avendo come orizzonte il mondo, e soprattutto quell’Amore che «move il sole e l’altre stelle». E che da qualche tempo ha mosso e commosso, con la sua bellezza, uno dei luoghi più poveri del nostro pianeta.

I numeri di Avsi

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199 progetti | Sono progetti di cooperazione nei diversi settori, con un’attenzione preferenziale per l’educazione intesa come accompagnamento della persona.
32 Paesi | Europa, Asia, Africa e Americhe: Avsi è presente nel mondo per favorire lo sviluppo integrale delle persone e delle comunità, anche in contesti di crisi ed emergenza.
23.731 sostegni a distanza | Con 312 euro all’anno, permette l’accompagnamento di un bambino nel suo percorso di crescita ed educativo, con il suo nucleo familiare e comunitario.
700 partner locali | Avsi opera in tutto il mondo grazie a un network di oltre 700 partner locali: istituzioni governative, educative, sanitarie, ong, organizzazioni religiose e autorità locali.
276 Avsi point | Gli Avsi Point sono costituiti da gruppi di sostegno composti da oltre 3.000 volontari in Italia che incontrano in un anno più di 400.000 persone.
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Speciale a cura di Andrea Antonuccio

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