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Centri estivi a metà? Scopriamolo insieme

Parla Carlotta Testa, responsabile della Pastorale giovanile e vocazionale

Anche per i nostri oratori sarà un’estate totalmente diversa. L’emergenza coronavirus ha stravolto le nostre vite e le nostre abitudini, e di conseguenza anche i centri estivi subiranno moltissimi cambiamenti. Nel “paginone” centrale facciamo un focus sulla situazione attuale: partendo dalle misure diramate dalla Regione Piemonte, proviamo a tracciare un quadro sulla nostra diocesi e su chi ha deciso di partire con le attività. Ma sono poche le parrocchie che riprenderanno… Il perché lo abbiamo chiesto a Carlotta Testa (nella foto qui sotto), responsabile della Pastorale giovanile e vocazionale della nostra diocesi e referente laica della Conferenza episcopale piemontese la pastorale giovanile.

Carlotta, la maggior parte degli oratori non farà nulla: è una scelta giusta?
«Posto che il desiderio di tutti sarebbe quello di fare il massimo in termini pastorali, comprendo la decisione di molti sacerdoti di non attivare i propri centri estivi. Credo che di fatto non si tratti neanche di una vera e propria scelta, ma di una conseguenza legata a tutte le condizioni normative che sono state richieste dal governo e dalle linee guida della Regione Piemonte. Nel confronto con la consulta diocesana degli oratori, dei movimenti e dei gruppi è emerso da subito, forte, il desiderio di comprendere le possibilità di ciascuno. Ma, ahimè, non tutte le nostre realtà diocesane riescono a rispondere in così breve tempo alle condizioni richieste».

Secondo te le linee guida della Regione sono ragionevoli?
«Le linee guida della Regione puntano sicuramente a un doveroso livello di guardia giustamente alto. L’esperienza vissuta non è uno scherzo e non possiamo ritornare al passato come se nulla fosse. Questo comporta un’organizzazione degli utenti ma anche di animatori, educatori e volontari, cui purtroppo non tutte le realtà riescono a rispondere. Banalmente l’organizzazione degli spazi, dell’igienizzazione degli stessi, e del triage sanitario, richiedono personale, luoghi e risorse di cui non tutti dispongono. Penso per esempio alla distinzione degli utenti su tre fasce di età (come si legge nel paginone a pagina 8 e 9, ndr) che richiede uno stretto rapporto numerico tra educatore e bambini o giovani. Per poter garantire questo preciso rapporto numerico, i gruppi devono rimanere sempre gli stessi, è evidente che c’è bisogno di un numero elevato di educatori, animatori e collaboratori».

Questa situazione che impatto può avere sul futuro degli oratori?
«Sicuramente al momento per gli oratori rappresenta una fase di stasi. È un momento difficile, senza alcun dubbio… Anche perché, come sappiamo bene, l’estate rappresenta uno dei momenti forti per i più giovani durante l’anno pastorale. C’è quindi una grande tristezza a riguardo. Tuttavia, anche dal confronto con molti sacerdoti, da buoni cristiani credo che si intraveda e si cerchi di immaginare in questa croce una nuova opportunità di rinascita. Molte comunità che non riescono ad attivare le loro proposte estive, infatti, stanno cercando di garantire uno spazio di accompagnamento, scambio e condivisione con i propri giovani in vista della ripartenza».

A livello regionale gli altri oratori come si stanno muovendo?
«Come Regione ecclesiastica Piemonte e Valle d’Aosta, il profilo che si è delineato è un po’ quello che nel nostro piccolo stiamo osservando. Nelle diverse diocesi ci sono realtà pronte a partire, anche se non senza fatica, e altre che si stanno confrontando con questo blocco delle attività estive».

Un consiglio per chi inizia le attività nella nostra diocesi?
«Mi hanno fatto molto riflettere le parole che ho ascoltato da un membro della nostra Consulta diocesana, il quale ci ha ricordato la frase evangelica “Estote parati”, ovvero “Siate pronti”. Penso che sia questo lo spirito con cui le realtà giovanili, non solo quelle che si attiveranno, affronteranno il periodo. Credo sia un’occasione fatalmente propizia, soprattutto per noi cristiani, seguaci e portatori di Cristo, per sentirci in missione e per farlo a casa».

Alessandro Venticinque

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