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«Dieci anni di dialogo e di relazioni»

Don Gianfranco Avallone ha lasciato San Giuseppe Artigiano

Sono settimane di cambiamenti per la nostra Diocesi. Dopo la nomina del nuovo vicario generale e l’arrivo di un nuovo parroco a Castellazzo Bormida, a fine agosto c’è stata un’altra novità. Don Gianfranco Avallone, 52 anni, lascia la parrocchia di San Giuseppe Artigiano dopo 10 anni. A prendere il suo posto nel quartiere Cristo don Corrado Ribero. Ci siamo fatti raccontare da don Gianfranco la sua esperienza ad Alessandria e il suo nuovo incarico a Torino.

Don Gianfranco, come sono stati questi anni ad Alessandria?
«Sono arrivato nel settembre 2010 e sono andato via ad agosto 2020. È stata un’esperienza positiva su tutti i fronti, sia a livello pastorale che di relazione e conoscenze. Come viceparroco ho lavorato all’inizio con gli adulti perché ero responsabile della comunità religiosa. Poi ho concluso con l’oratorio, incontrando i ragazzi a scuola, in oratorio, ma anche ne mondo dello sport».

Che cosa ha imparato qui?
«Devo essere sincero: ho ancora molta nostalgia di Alessandria (sorride). Non ho paura a dirlo. In questi anni ho potuto apprezzare meglio due grandi valori. Il primo è la presenza, quell’esserci sempre per tutti, dai più piccoli ai più grandi. E poi sicuramente il dialogo: un grande valore che molte volte si sottovaluta o si perde. Si fa presto a giudicare, a non ascoltare, a delegare ad altri i problemi. Perché dialogare vuol dire anche compromettersi in prima persona».

Cosa augura al nuovo viceparroco?
«Auguro l’accoglienza, la vicinanza e la collaborazione di tanti, tantissimi, volontari e fedeli che ho conosciuto. Che possano essere momenti per stare accanto e far sentire la propria vicinanza, con uno spirito di condivisione».

Adesso da dove riparte?
«Sono ritornato a Torino, nella parrocchia San Domenico Savio che si trova nel quartiere Barriera di Milano. Una realtà diversa che conoscevo già perché ero già stato parroco qui, prima di arrivare ad Alessandria. Una parrocchia popolare, molto grande, in cui ci sarà bisogno del mio aiuto».

Cosa ha notato in queste prime settimane dal suo arrivo a Torino?
«Vedo in questi giorni e settimane che è importante la presenza della Chiesa qui, serve proprio esserci e ascoltare. Papa Francesco dice che i pastori devono avere l’odore delle pecore. Ecco, a noi viene chiesto questo. I problemi e le difficoltà ce li abbiamo tutti, ma se vengono detti e ascoltati all’interno di una comunità sono meno pesanti da portare avanti. Prima di chiudere vorrei aggiungere ancora una cosa…».

Prego.
«Colgo l’occasione per salutare il Vescovo e tutta la comunità diocesana per l’accoglienza e la collaborazione di questi anni, che porterò nel cuore».

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