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Dal cielo alla terra amore umano e divino

Davide, da dove nasce questo recital “Dal cielo alla terra”?
«È un’idea che avevo nel cassetto da anni. L’ho tirata fuori nel 2015 per il Sinodo sulla famiglia. È la mia piccola risposta personale all’Instrumentum Laboris n. 78 che ci esorta a trovare linguaggi nuovi per parlare di certi insegnamenti incompresi. Così ho fatto un esperimento di nuova evangelizzazione: usando il linguaggio artistico, ho distillato in canzone e poesia ciò che ho imparato in vent’anni di matrimonio cristiano alla scuola di Flora Gualdani, la fondatrice di Casa Betlemme».

Il sottotitolo è: “Meditazioni e canzoni che raccontano l’amore divino e l’amore umano”. Come si può raccontare l’amore divino?
«Chi ha fatto esperienza dell’amore di Dio sente il bisogno di trasmetterla agli altri. Nella vita ci sono passaggi in cui capisci la potenza della grazia sacramentale: che protegge, guarisce, rinforza, e che tutto ripara. Quando il tuo matrimonio comincia a fare acqua, Maria e Gesù intervengono al momento opportuno, magari senza che te ne accorgi. Lui mette le mani sopra la nostra fragilità e la trasforma nel vino più buono. L’importante è che tu questi due ospiti speciali li abbia veramente invitati al tuo matrimonio. Chi pensa che il vino di Gesù, cioè gli insegnamenti della Chiesa sull’amore umano, sia un vino troppo forte ed esigente, lo adatta prendendo il messaggio dell’Humanae vitae e diluendolo con l’acqua, a misura della gente: in una cosiddetta “soluzione pastorale”. Ma non si accorge che sta ribaltando il procedimento usato da Gesù. Perché il vino migliore, allungato con l’acqua, non sa più di niente. Perde tutto il suo sapore».

Ti accompagnano quattro persone: Cinzia Calusi, Umberto Capusso, Andrea Artini e Marina Bicchiega.
«Siamo una compagnia di amici legati dal desiderio di dare gloria a Dio con la forza del linguaggio artistico, portando una testimonianza di fede e un messaggio formativo. Nella gratuità e nel sacrificio personale. È un apostolato laico a dimensione familiare. Marina è mia moglie, cura staff e slide. Andrea è alla chitarra elettrica e regia audio-luci: con sua moglie fa parte insieme a noi degli oblati di Casa Betlemme. Umberto è un amico pianista piemontese che si è aggregato per l’occasione all’avventura. Cinzia è una stupenda ballerina fiorentina che arricchisce tutto con danza e recitazione: la Madonna ha fatto incontrare le nostre famiglie nel cammino della fede».

Dove ti sei esibito finora?
«Partito dalla mia città, Arezzo, l’esperimento ha funzionato e ha preso il largo. Senza pubblicità né sponsor, soltanto il passaparola tra la gente: 28 date in giro per l’Italia. L’hanno apprezzato intellettuali e persone semplici, sposi e famiglie ferite, il mondo pastorale e quello accademico».

Per gli indecisi: perché venire a vedere il recital?
«Per una volta rinunciate a una partita di calcio. Ho costruito una serata di 90 minuti dove c’è un primo tempo e un secondo tempo. Ci sono spunti di riflessione ed emozioni. Passaggi dove si sorride e altri dove ci si commuove. Al 90° minuto la gente se ne va portando sempre con sé qualcosa nella testa e nel cuore».

Idee per il futuro?
«Ho una trilogia, cioè altri due recital nuovi che stanno maturando. Ma non so quando potrò tirarli fuori perché continuano ad arrivare richieste per questo recital sull’amore coniugale: evidentemente l’Humanae vitae riletta con lo sguardo contemplativo e spiegata in modo spettacolare interessa davvero alla gente».

Andrea Antonuccio

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