Martedì d’Avvento 2025: “Nutrire lo spirito in tempi difficili”

Balduzzi: «Un aiuto a trovare una via di uscita all’angoscia della situazione che stiamo vivendo»

“Nutrire lo spirito in tempi difficili”: è questo il titolo dei prossimi Martedì d’Avvento, organizzati dalla nostra diocesi in collaborazione con il Centro di cultura dell’Università Cattolica e il Meic, Movimento ecclesiale di impegno culturale di Alessandria, che ci accompagneranno al Natale con tre appuntamenti dal 25 novembre al 9 dicembre. Gli incontri, che inizieranno alle 21 e saranno conclusi dall’intervento del nostro Vescovo, si svolgeranno come sempre nell’Auditorium della Parrocchia di San Baudolino, in via Bonardi 13 ad Alessandria. Abbiamo chiesto a Renato Balduzzi, docente di diritto costituzionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e co-promotore dell’iniziativa, di introdurci ai contenuti di quest’anno.

Professor Balduzzi, partiamo dal titolo di questi Martedì: “Nutrire lo spirito in tempi difficili”.

«L’abbiamo scelto perché ci sembra che il rientrare agostinianamente in sé stessi e ricercare all’interno di sé la verità possa essere una via d’uscita rispetto all’angoscia della situazione che stiamo vivendo tutti, in Italia e nel mondo, sospesi tra catastrofi e guerre. Ma perché sia davvero una via d’uscita, e una via d’uscita non solo individuale ma anche comunitaria, c’è bisogno di una pedagogia, di un aiuto reciproco. Il nutrire lo spirito ha proprio questo senso».

Lo farete attraverso l’incontro e il confronto con tre testi di spiritualità.

«Certamente. Una spiritualità studiata e vissuta, oppure evocata. Studiata nel caso del primo Martedì, con don Luigi Berzano, noto sociologo delle religioni; evocata nel secondo appuntamento, perché Aldino Leoni fa poesia in-canto, cioè tradotta in musica, che però è anche un “incanto”. Infine, don Mario Antonelli, biblista, verrà a presentare il suo libro sulla gioia: nove esercizi spirituali nella tradizione di Sant’Ignazio, ma alla portata di chiunque. Dunque abbiamo fatto uno sforzo per andare a individuare dei testi e delle persone che possano parlare a ognuno di noi. Nutrire lo spirito non è solo prerogativa di pochi “illuminati”: è qualcosa che possiamo proporre come avventura interiore per tutti».

Nutrire lo spirito è un’ipotesi concreta per cambiare sguardo?

«Sì, è proprio così. C’è un elemento di base che si esprime in questa domanda: chi potrà renderci meno soli? Chi potrà consolarci, cioè stare insieme alla nostra solitudine? Nel titolo di questi Martedì c’è anche la possibilità di mettere la maiuscola alla parola “Spirito” per evocare il Consolatore, il Paraclito che è in mezzo a noi, secondo la promessa del Signore. Come accade sempre in questi casi, il titolo permette una pluralità di letture. Altrimenti sarebbe banale (sorride)… L’intenzione è quella di aiutarci a essere meno soli, perché nei tempi difficili si sperimenta tanta angoscia e tanta solitudine».

Sembra quasi che questi tre incontri siano una sorta di percorso: da una “spiritualità viandante” (come recita il titolo del libro di don Berzano) al Vangelo della gioia (è il tema del volume di don Antonelli) passando attraverso l’incanto della bellezza e dell’arte (con Aldino Leoni). È così?

«È sicuramente un percorso che si articola in tre momenti. Il primo, se vogliamo, è quello dell’analizzare quello che sta succedendo: come nutriamo lo spirito oggi nella società in cui viviamo? Il testo di don Berzano è una ricognizione attenta delle diverse sensibilità che siamo abituati a far convergere nella parola “spiritualità”. Che cosa sta succedendo? E noi come ci poniamo? Quindi, una spiritualità incarnata, definita dentro una specifica tradizione ecclesiale, quella cristiano-cattolica. Poi c’è un momento di evocazione, anche di contemplazione se vogliamo, perché la poesia in-canto è meditazione, è contemplazione. Abbiamo la fortuna di avere qui, ad Alessandria, un’esperienza interessante come quella di Aldino Leoni e del suo gruppo. Infine, concludiamo ponendoci nell’abito mentale del discepolo che, secondo don Mario Antonelli, è proprio quello della gioia che parte dalla tristezza. Il suo libro è costituito da nove esercizi spirituali, nove meditazioni alla portata di tutti, che muovono dall’episodio celeberrimo dei discepoli di Emmaus: la loro tristezza, incontrando il Signore, diventa gioia. Chi conosce don Antonelli ritrova in quelle pagine le sue omelie».

Stiamo sul primo incontro di martedì 25 novembre. Don Luigi Berzano ci parlerà di una spiritualità viandante.

«Il viandante è colui che cerca. E c’è una differenza tra viandante e viaggiatore. Io sono un viaggiatore quando ho una meta, mi metto in viaggio, voglio raggiungere quella destinazione, so dove voglio arrivare e le ragioni per cui lo faccio. Il viandante, invece, è in una condizione diversa: la condizione di chi è in ricerca e non ha il problema di dover arrivare per forza a una specifica meta. Quello che lo regge è riuscire a mantenere lo spirito di ricerca, che poi è la ricerca della verità, evidentemente, dentro le condizioni che sono diverse nella vita di ciascuno. Credo che don Berzano sia partito dalla riflessione filosofica di Umberto Galimberti, che ha scritto un volumone sulla etica del viandante, e abbia cercato di riportare le sue riflessioni alla spiritualità del viandante. Il libro di don Berzano è un libro di sociologia delle religioni, ma è scritto in modo tale da essere letto anche da chi non pratica una disciplina universitaria. Don Luigi è un sociologo, certo, ma prima di tutto è un parroco, ad Asti, e dunque incontra le molteplici forme di spiritualità, i molteplici viandanti. La sua è una ricerca innestata dentro la vita».

Una vita che sta dentro una società secolare.

«La società secolare scopre il disincanto weberiano del mondo, però non vuole perderne il significato. Dunque, i sociologi delle religioni sono quelli che ci hanno fatto capire che la secolarizzazione non ha portato via il senso del religioso, semplicemente ne ha cambiato le caratteristiche. Ovviamente, non tornerà mai più il mondo “antico”, ma questo non vuol dire che non si possa camminare, aiutandoci anche attraverso la dimensione spirituale».

Un invito per questi tre Martedì d’Avvento?

«Lasciamoci coinvolgere, lasciamoci attrarre. Chi attrae, chi chiama, non è l’organizzatore, che è il medium, cioè strumento di intermediazione… chi attrae è il Verbo Incarnato, questo è il punto forte che vorrei sottolineare. Chi chiama, chi convoca, è il Verbo incarnato, è il Natale. Non vai a un incontro perché te lo chiede la Chiesa locale, o il Vescovo, anche se ovviamente ci sono dei momenti di intermediazione: chi ti convoca e ti chiama è il Mistero dell’Incarnazione».

Non possiamo trascurare lo spirito, dunque. Siamo chiamati a nutrirci con qualcosa di diverso da quello che il mondo normalmente offre per poter vivere.

«È importante fare discernimento tra le tante proposte di spiritualità della nostra società. Dobbiamo riuscire a essere capaci di discernere quello che permette di andare avanti nel cammino, di essere viandanti, capaci di apprezzare la bellezza che è anche solidarietà e cura. E di farlo nella gioia, che non è una questione di carattere o di temperamento, ma è Emmaus: eravamo tristi, ma poi alla fine, avendo incontrato chi ci ha spiegato il senso delle Scritture, siamo usciti gioiosi. È la gioia di chi ha fatto un pezzo di strada e ha approfittato di ciò che quel pezzo di strada, che è la metafora della vita, gli ha messo davanti».

Andrea Antonucciodirettore@lavocealessandrina.it

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