Parla il direttore Giampaolo Mortara: «C’è bisogno di compagnia, non solo di cibo e assistenza medica»
“Povertà e nuove sfide” è il titolo del Report 2024 presentato venerdì 14 novembre dalla Caritas diocesana. Una sessantina di pagine che fotografano la realtà del nostro territorio, analizzando le cifre sulla povertà e sui servizi offerti alle persone bisognose. Ma quest’anno, oltre ai dati, c’è di più: interviste, testimonianze e storie per raccontare i volti dietro a numeri che purtroppo continuano a crescere. Abbiamo chiesto a Giampaolo Mortara (nel tondo), direttore di Caritas Alessandria, di presentarci il Report.
Giampaolo, un report diverso dal solito.
«Quest’anno abbiamo fatto un lavoro diverso, non limitandoci semplicemente alla raccolta dei dati per portare alla conoscenza i numeri a livello complessivo. Abbiamo provato ad approfondire la nostra analisi, inseguendo una frase che spesso ci diciamo: dietro ai numeri ci sono volti, persone e storie. Con la sociologa dell’Università del Piemonte orientale Arianna Antinori, e con il supporto dell’associazione Cultura e Sviluppo, abbiamo raccontato il quotidiano di Caritas nel suo complesso: servizi, relazioni, incontro, reti con istituzioni e terzo settore. Ne è scaturito un Report elaborato da persone esterne, strutturato con una raccolta dei dati accompagnata da una serie di testimonianze e interviste all’interno del mondo Caritas: dagli operatori ai volontari, passando attraverso gli altri attori della rete che collaborano con noi e, in alcuni casi, i beneficiari dei vari servizi, ovvero tutti quei volti e quelle storie che incontriamo e ascoltiamo».
Questo Report che cosa ha aggiunto al vostro lavoro quotidiano?
«Ci ha permesso di fare un lavoro dettagliato per capire le nostre azioni di contrasto alle povertà, ma anche il ruolo importante della collaborazione e della rete che lavora sul territorio. E ci ha dato modo di far emergere i bisogni rilevati, non solo attraverso i dati, ma passando attraverso interviste e incontri che ci porteranno a riflessioni per il futuro».
Parliamo dei dati numerici.
«I dati colpiscono sempre perché sono in aumento costante. Nell’ultimo triennio sono aumentate le persone che accedono ai nostri servizi: dalle mense ai dormitori, fino all’Emporio della Solidarietà. Il Centro di ascolto ha avuto un 69% di accessi in più rispetto al 2023. Così come i tesserati alla mensa: il 42% in più rispetto all’anno precedente, per un totale di 561 persone. Un altro dato significativo sono i 29.236 pasti serviti: nel 2022 erano 17 mila, l’anno seguente 27 mila e adesso, nel 2025, continuano a salire. L’Emporio della Solidarietà, nostra opera-segno, nel 2024 ha registrato un 59% in più rispetto al 2023. Mentre l’ambulatorio “Nessuno escluso” ha offerto assistenza a 1.700 persone, con il 75% in più rispetto all’anno precedente: un dato che ci fa riflettere sulla crescente difficoltà ad accedere alle cure mediche».
Tra i tanti numeri, quale ti colpisce di più?
«Mi sorprende il dato degli accessi ai Centri di ascolto, e mi fa riflettere sulla necessità dell’ascolto. Da noi questo servizio è il motore di tutto, è il punto di coordinamento e di accesso alla Caritas. Mi sorprende questo numero, sempre più elevato, di persone che bussano alla nostra porta».
I volti cambiano?
«Anche se c’è un problema di povertà stabile, che va avanti di generazione in generazione, conosciamo persone nuove: soprattutto stranieri e sempre più giovani che stanno bussando alle nostre porte. Ma c’è anche il fenomeno di quelle famiglie che sono in difficoltà e non ce la fanno: è il tema dei “working poor” (lavoratori poveri, ndr) e di chi lavora in nero. Lo riportiamo anche nel Report: più della metà delle persone che si rivolgono a noi, il 60%, ha problemi economici, e di questi (il 36%) lavora ma non guadagna abbastanza per mantenersi; oppure rimane disoccupato, nel 24% dei casi. Ma c’è un altro aspetto su cui vorrei riflettere…».
Prego.
«Nelle varie interviste riportate nel Report è emerso che le persone non vengono in Caritas solo per mangiare, ma anche per trovare un momento di socialità, per stare insieme. A volte capita di vederle al mattino presto, molto prima del pranzo, proprio per questo. Le persone hanno un forte bisogno di senso: c’è un’altra povertà, quella “spirituale”, anche se non strettamente legata alla fede. Molti avvertono il desiderio di dare un senso alla propria vita e a ciò che fanno. Noi dobbiamo accompagnarli in questo cammino».
Su cosa lavorerete, a partire da questa analisi?
«Il Report è un documento che sicuramente ci dà degli spunti. Ci sono bisogni e difficoltà, ma anche punti di forza, che sono emersi: Alessandria vanta una rilevante collaborazione di rete nel territorio, che oltretutto negli anni sta crescendo. Siamo strutturati, organizzati e abbiamo un’offerta per chi è in difficoltà. Poi ci sono i bisogni su cui riflettere: riuscire a parlare e ad accompagnare con più efficienza i beneficiari, le persone in difficoltà. A volte, visti i numeri, le complessità e le competenze richieste, facciamo molta fatica. E poi c’è bisogno di una sempre maggiore formazione del personale e dei volontari: viviamo in un modo complesso, c’è bisogno di crescere e migliorare».
Un cittadino “normale” legge il Report, e…
«Un cittadino normale, se ha voglia di leggerlo, vedrà come tutti gli anni dei numeri che corrispondono alla realtà. Ma leggerà anche il racconto delle opere e dei servizi che Caritas svolge, insieme al territorio. E quest’anno potrà conoscere anche le storie e le esperienze di chi vive questa realtà durante l’anno, giorno dopo giorno».
C’è un aspetto che hai scoperto grazie a questo documento?
«Mi sono accorto che qui da noi c’è qualcosa che da altre parti non c’è. Su questa città, per una serie di coincidenze, c’è una rete che è difficile trovare in altri posti. Qualcosa che davo per scontato, ma che è emerso in modo evidente. E poi, ripeto, ho visto chiaramente che chi viene da noi, insieme al bisogno di mangiare, dormire ed essere curato, ha bisogno di una compagnia. Ha bisogno di qualcuno che lo ascolti e lo accompagni».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
