«La pace nasce dalle nostre relazioni quotidiane»: parla Stefania Ponzano dell’Ac diocesana

Venerdì 16 gennaio la veglia di preghiera dell’Azione cattolica

Quaranta persone in presenza, più di cinquanta collegamenti online (tra famiglie e gruppi parrocchiali) e un lungo elenco di luoghi in tutto il mondo segnati dalla guerra letto ad alta voce, uno dopo l’altro. L’incontro di preghiera per la pace di venerdì 16 gennaio, organizzato dall’Azione cattolica presso la parrocchia di San Lorenzo, è stato un momento particolarmente sentito dalla comunità diocesana. Abbiamo chiesto a Stefania Ponzano (nel tondo), presidente dell’AC diocesana, di raccontarci il senso della serata.

Stefania, ci potrebbe raccontare, a beneficio di chi non ha potuto essere presente che cosa avete organizzato per venerdì 16 gennaio?

«Si è trattato di un momento di incontro e di preghiera per la pace. Per l’Azione cattolica, a livello nazionale, gennaio è da sempre il mese dedicato a questo tema. Negli anni passati, soprattutto, la Festa della pace era rivolta in modo particolare ai ragazzi, ma nella nostra Diocesi è sempre stata un appuntamento molto atteso e partecipato da molte realtà parrocchiali. Era un’occasione di ritrovo e di festa, ma anche di riflessione su un tema che, purtroppo, resta sempre attuale. Era pensato come un momento comune per ragazzi, giovani e adulti, con livelli diversi di approfondimento: con i bambini si lavora su una riflessione più semplice, mentre con giovani e adulti si può scandagliare più a fondo il significato della parola “pace”. Dopo la pandemia, non potendo incontrarci in presenza, abbiamo scelto la formula “online”: eravamo chiusi in casa, ma collegati tra di noi, a pregare insieme come famiglie e come comunità. Questa modalità è nata proprio in quel periodo e, negli anni successivi, si è in parte mantenuta. Quest’anno, appena è stato possibile, abbiamo voluto tornare a un incontro fisico in una chiesa, senza però rinunciare al collegamento via internet per chi non poteva esserci per motivi di età, salute, tempo o distanza. In chiesa, a San Lorenzo, erano presenti circa quaranta persone, mentre online abbiamo raggiunto anche 50-55 collegamenti, spesso di famiglie o di gruppi parrocchiali. È stato bello vedere la partecipazione anche dei giovani, come i nostri ragazzi del post-cresima di Frugarolo: erano una ventina, hanno seguito un’ora di preghiera online con attenzione e, alla fine, erano contenti di aver partecipato. È stato davvero un momento molto sentito, reso possibile dalla collaborazione di tante persone».

Chi ha contribuito alla realizzazione di questo incontro, agendo “dietro le quinte”?

«Anzitutto ci ha lavorato una parte del consiglio diocesano di Azione cattolica. Siamo partiti dal materiale proposto dal Centro nazionale di AC per il mese della pace, che abbiamo poi adattato e ampliato, inserendo anche alcuni passaggi del messaggio del Papa e le intenzioni di preghiera per tutti i luoghi del mondo in cui oggi è in corso una guerra.Per la parte tecnica e organizzativa, un ringraziamento particolare va a Marco Ceron e a don Mario, che anche negli anni scorsi ci ha sempre sostenuto, e all’Ufficio comunicazioni Sociali della Diocesi, che ci ha aiutato nella trasmissione sui canali social».

Qual è stato, secondo lei, il momento più sentito dalle persone?

«Sicuramente la preghiera per tutti i luoghi in cui oggi è in corso una guerra, con l’elenco letto paese per paese. Sentire quella lista così lunga, pronunciata lentamente, fa sempre molto riflettere. Da un lato quindi abbiamo voluto mettere l’accento su quanti posti del mondo siano flagellati dalla guerra, dall’altro abbiamo desiderato porre l’accento su quello che possiamo fare noi oggi, proprio qui nella nostra Diocesi. Spesso la guerra viene percepita come qualcosa di lontano, ma rischiamo di dimenticare, soprattutto i giovani, che la pace nasce anche dalle nostre relazioni quotidiane. La pace non è solo l’assenza della guerra o qualcosa che riguarda i grandi conflitti internazionali: è il modo in cui ci rapportiamo al compagno di scuola, al collega di lavoro, al vicino di casa. È qualcosa di molto concreto e quotidiano. È vero che davanti a una guerra come quella in Ucraina ci sentiamo impotenti, ma ciascuno può costruire la pace nei piccoli gesti di ogni giorno. Questo è il duplice aspetto della riflessione che abbiamo voluto proporre».

E lei personalmente, che cosa si porta a casa, nella sua vita di tutti i giorni, da questa serata?

«Conoscendo il mio carattere, il mio impegno per la pace passa anche dal cercare di essere un po’ più tollerante e accogliente verso tutti (sorride). Porto con me soprattutto il brano di san Francesco che abbiamo cantato durante la veglia, soprattutto nel passaggio “O Signore fa’ di me uno strumento della tua pace”. È una preghiera che dice molto: nella strada in cui il Signore mi pone, nella vita che mi dona, nel mio contesto concreto, chiedo di poter essere uno strumento di pace. Anche con i miei limiti e le mie difficoltà, nel mio piccolo, desidero essere ogni giorno una matita nelle sue mani, come diceva Madre Teresa».

Vuoi ricordare ai nostri lettori il prossimo appuntamento che state organizzando come azione cattolica?

«Il prossimo incontro sarà domenica 1 febbraio, presso la parrocchia di Castelceriolo, dalle 16.30 alle 18. È un appuntamento di formazione aperto a tutti, con un momento di attività, una riflessione su un brano del Vangelo e un tempo di condivisione. Fa parte del cammino associativo diocesano iniziato con l’apertura della mostra su Pier Giorgio Frassati. Questo sarà il secondo passo di questo percorso: stiamo lavorando in questa direzione e l’invito è davvero rivolto a tutta la comunità diocesana!».

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