Sabato 7 febbraio al collegio Santa Chiara
Sabato 7 febbraio si terrà il primo di una serie di incontri dedicati ai giovani e al mondo del lavoro, dal titolo “Vivere per lavorare o lavorare per vivere?”, organizzati dal progetto Policoro della Diocesi di Alessandria. Il primo appuntamento inizierà alle 16.30 alla biblioteca moderna del Collegio Santa Chiara (via Inviziati 3, Alessandria) e a seguire, la Santa Messa.
A presentare questo ciclo di incontri è Gloria La Barbera, animatrice di comunità del Progetto Policoro della nostra Diocesi: «Questo incontro ha due obiettivi, il senso e il significato vanno in due direzioni. Da una parte c’è il desiderio di mettersi in ascolto e in dialogo con i giovani a proposito del mondo del lavoro, in particolar modo conoscere le loro preoccupazioni, le loro percezioni, le loro ambizioni. Dall’altra parte, invece, c’è il desiderio di conoscere quello che la Dottrina sociale della Chiesa dice a proposito del lavoro: per cercare di dare un senso più profondo alla missione, non solo lavorativa, che ognuno di noi ha nel mondo».
Gloria, si tratta dunque di una formazione?
«Formazione sì, ma con la “F” maiuscola, nel senso cristiano del termine. Perché, come ci ha detto il Vescovo alla presentazione della sua ultima lettera pastorale, occorre formarsi nel senso di assumere la forma di Cristo. E quindi vedere e vivere Cristo anche nella propria esperienza lavorativa. Ma questo è un passo che faremo insieme con calma, prima partiremo dal dialogo».
Che cos’è “Policoro”?
«È un progetto promosso dalla Conferenza episcopale italiana nato nel 1995, ma nella nostra Diocesi è attivo dal 2020. Il progetto ruota attorno a queste tre parole: giovani, Vangelo e lavoro. Nasce per rispondere al problema della disoccupazione giovanile nel Sud Italia: quindi con una matrice di accompagnamento imprenditoriale. Oggi, invece, l’animazione all’interno delle diocesi è caratterizzata non solo dall’accompagnamento all’impresa, ma dallo stare accanto ai giovani in generale. Per questo, al progetto collaborano gli uffici di Pastorale sociale e del lavoro, di Pastorale giovanile e della Caritas».
L’incontro di sabato come si inserisce nel percorso di Policoro?
«Quest’anno il progetto Policoro desidera lavorare su due livelli diversi. Su un livello c’è il dialogo con i giovani, partendo proprio dalla loro conoscenza, come dicevo prima. Dall’altra parte, vorremmo proseguire un lavoro di collaborazione e confronto con gli enti di ispirazione cristiana presenti sul territorio. Ovvero, imprese sociali, enti di formazione professionale o associazioni che hanno a che fare con le tre parole del progetto Policoro».
L’incontro è aperto ai giovani tra i 18 e i 35 anni. Secondo l’Istat, il 62% dei giovani occupati, proprio in questa fascia di età, ha un contratto a tempo determinato. Il lavoro c’è ma è precario. Dal vostro punto di osservazione, cosa servirebbe per cambiare rotta?
«Per i giovani in Italia la questione lavorativa è molto complessa, ovviamente non crediamo di poterla risolvere con una serie di incontri. In questo senso, il progetto Policoro potrebbe sensibilizzare le istituzioni, le realtà imprenditoriali, la cittadinanza e i giovani. Confrontandosi, conoscendo le imprese del territorio emerge come un disallineamento tra domanda e offerta: gli imprenditori si lamentano di non riuscire a trovare lavoratori; mentre il lavoratore giovane si lamenta di non riuscire a trovare un lavoro dignitoso. Noi, nel nostro piccolo, possiamo provare a fare rete: intercettare, conoscere e metterci in dialogo, far dialogare, i giovani, le imprese e gli enti. Una delle caratteristiche del progetto Policoro è proprio il lavoro in rete, partendo dalle voci dei giovani».
Quindi il problema di trovare un lavoro è prima di tutto una questione “esistenziale”?
«Sicuramente. Credo che i giovani abbiano avuto, forse un po’ di più rispetto alle generazioni precedenti, questa forte intuizione di senso. Per molti adulti spesso capita che la vita inizi una volta timbrato il cartellino, usciti dalla propria attività lavorativa. Per un giovane, invece, emerge molto forte la consapevolezza che gran parte della nostra giornata è al lavoro, e la vita non può iniziare una volta terminata l’attività lavorativa. Il lavoro è parte integrante dell’esistenza, è forse il luogo in cui spendiamo la maggior parte delle nostre ore: è molto importante riuscire a trovare la giusta dimensione e la nostra vocazione per poter vivere al meglio la vita. Non solo lavorativa, ma la vita intera, dando così un senso alle fatiche della nostra esperienza di lavoro, le preoccupazioni, i dubbi… Papa Francesco, in un messaggio ai partecipanti alla 108ª sessione della International Labour Conference del 2019, ha detto: “Il lavoro è prima di tutto e anzitutto una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale”. Nell’incontro di sabato c’è il desiderio di provare a concretizzare questa frase: dare senso e ordine alla nostra esperienza lavorativa, per provare a dare una direzione al nostro progetto di vita, facendolo accompagnati».
Un invito all’incontro?
«L’invito è molto semplice: se sei un giovane che ha domande e dubbi sul futuro lavorativo, e sulla propria vita, questo è il posto giusto per provare a fare un cammino insieme».
P.F.
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria

