Care lettrici,
cari lettori,
qui troverete una bella intervista a Larives Bellora, che con il marito Diego condivide la responsabilità e la guida dell’ufficio famiglia della nostra Diocesi. Il tema è quello dell’amore, uno dei più grossi “equivoci” della nostra epoca: spesso e volentieri lo si confonde con la pura e semplice conoscenza carnale o, all’opposto, con un afflato spirituale che non fa i conti con la presenza, anche fisica, dell’altro. Larives, invece, ci parla dell’amore di coppia (che tiene conto del volto e del corpo, oltre che dell’anima) e lo fa invitandoci a una cena di San Valentino molto particolare. Non vi svelo nulla: leggete, e provate a considerare l’ipotesi di partecipare (in ultima pagina, la locandina con tutte le informazioni).
Restando sul tema “spirito e corpo”, in prima pagina riportiamo le parole del Papa nell’udienza di questo mercoledì in Aula Paolo VI. «Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità!» ha detto Leone XIV, che si è poi soffermato sul “tallone di Achille” di alcuni pastori e teologi: «Una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato». Insomma, se ho capito bene, il Santo Padre ci mette in guardia da letture della Parola che di fatto ne tradiscono il senso e, in alcuni casi, diventano un’arma impropria per far dire al Padreterno quello che vogliamo noi (pratica schifosamente illecita, soprattutto per chi guida una parrocchia o una comunità).
Ma attenzione: c’è chi è fermamente convinto che lo Spirito gli parli solo attraverso la Parola scritta sul testo sacro, ignorando quasi completamente l’altro “libro” che il Signore utilizza quotidianamente per farsi presente: il libro della realtà, le cui pagine sono composte dai volti di coloro che incontriamo, dalle circostanze che ci capitano, dalle parole che ci vengono dette e, certamente, anche da quelle che ascoltiamo a Messa o che leggiamo nella Bibbia. Ma se togliamo alla nostra fede la concretezza della vita, che cosa rimane? Il Verbo che abbiamo incontrato si è fatto carne, carissimi. Di certo, non si è fatto carta.
Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
