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La Comunità profeta di gioia

COMMENTO AL VANGELO – don Giuseppe Di Luca

Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino (Fil 4,4.5)

Proclama così l’antifona d’ingresso di questa Terza Domenica di Avvento: “rallegratevi”-“gaudete”, gioite, questa celebrazione è chiamata anche “in gaudete”, “nella gioia”, perché ci stiamo avvicinando al memoriale dell’incarnazione del Verbo di Dio.

E il tema della gioia sostiene tutte e tre le pagine della Parola di Dio di questa Terza Domenica di Avvento.

È il profeta Isaia, il profeta dell’Avvento, a proporci il tema della gioia.

Nonostante la pessima situazione del popolo d’Israele in esilio, senza patria, senza guide sante, senza Tempio, il profeta proclama un mondo nuovo, bello e gioioso. Fiorirà il deserto, ma bisogna farsi coraggio, darsi da fare e si vedranno miracoli, una “via santa” riporterà a Gerusalemme.

L’Apostolo Giacomo utilizza la pazienza dell’agricoltore come virtù dei credenti cristiani, che, per vivere nella gioia piena e vera, non possono solo pensare a fuggire il male che viene dal di fuori della Comunità, ma soprattutto a quello che c’è nella Comunità: lamentele, gelosie, divisioni, non rafforzano la Comunità, ma la distruggono.

L’Evangelista ci presenta la potente figura di Giovanni Battista, uomo retto, povero e profeta. Pur essendo l’ultimo dei profeti del Primo Testamento, pure lui ha i suoi “dubbi” su Gesù e gli manda a dire dal carcere se è proprio lui il Messia. Gesù gli risponde che basta guardare i segni del Regno di Dio per avere la certezza su chi è Gesù. Il Battista proclama la sua gioia nel vedere il Messia.

E noi quando non siamo testimoni della gioia?

Quando non crediamo alla possibilità di un futuro migliore: la situazione tristissima di Israele non demoralizza Isaia, che ha ancora la forza di dir che ci sarà un domani più buono: pensiamo anche noi così del nostro mondo d’oggi?

Quando siamo divisi tra noi: l’Apostolo richiamava alla necessità di non lamentarsi degli altri: come viviamo noi la Comunità? C’è la Comunità?

Quando non vediamo i segni del Regno di Dio: Giovanni Battista conferma la sua fede nel Messia, perché sa leggere i segni del Regno: abbiamo ancora occhi e cuore per vedere che Dio opera in mezzo al noi?

Quali sono gli atteggiamenti da assumere in questo tempo di Avvento?

Ciascuno di noi e la Comunità intera sappiano essere autentici profeti di Speranza, annunciatori di un futuro migliore, non perché illusi, ma perché convinti che tutto è possibile a Dio.

Ciascuno di noi e la Comunità intera sappiano essere profeti di Carità, cioè fare dell’amore l’essenza del loro vivere, dove le divisioni sono colmate dall’unità, i pregiudizi dall’ascolto reciproco, il pettegolezzo dalla verità.

Ciascuno di noi e la Comunità intera sappiano essere, profeti della fede, testimoni delle certezze che vengono da Cristo, per le nuove generazioni, per chi non crede più, per chi è arrabbiato con Dio.

Dobbiamo diventare una Comunità profetica, capace di “parlare per Dio”, capace di vedere al di là dei nostri occhi, per scorgere in Cristo la gioia di tutte le nostre esistenze, capaci di scrivere un nostro “quinto vangelo” della ferialità, della quotidianità.

E la gioia sia la nostra forza.

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