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Addio a monsignor Stanchi

Ha suscitato profondo cordoglio in città la scomparsa del canonico della cattedrale Monsignor Giuseppe Stanchi. «A nome della diocesi, ricordo il canonico Giuseppe Stanchi con la preghiera, unendomi ai suoi cari e presentando loro la mia vicinanza e il mio affetto, con sentimenti di gioia e di gratitudine per il servizio svolto nella chiesa alessandrina» ricorda commosso monsignor
Guido Gallese, vescovo di Alessandria.  «Quando gli ho fatto visita l’ultima volta, l’ho trovato in una disposizione d’animo di offerta e di letizia nel travaglio della malattia. Lo affidiamo con tutte le nostre preghiere all’intercessione degli angeli e dei santi, perché possa partecipare alla gioia del Paradiso, e possiamo anche noi camminare lietamente verso il Regno dei Cieli, per incontrarci un giorno a celebrare insieme la Liturgia celeste»  conclude monsignor Gallese.

Nato ad Alessandria da una famiglia di antica tradizione cattolica il 20 settembre 1930, don Giuseppe Stanchi aveva 86 anni ed era malato da tempo. Entrato in seminario a 16 anni, era stato ordinato sacerdote nel 1954 dal vescovo mons. Gagnor. Dopo le prime esperienze pastorali come viceparroco a  Spinetta Marengo ed al Cristo, gli venne affidata la parrocchia di Castelferro, che resse dal 1956 al 1975. Divenne in seguito, sino al 1995, direttore della casa di riposo “Borsalino” di Alessandria. Negli ultimi anni aveva svolto il suo ministero nel capitolo della cattedrale, alla quale era particolarmente affezionato, in quanto sua parrocchia di origine. Svolgeva, con particolare orgoglio, l’incarico di cappellano del corpo dei Vigili Urbani: si sentiva quasi “uno di loro”, e grande, sino all’ultimo, è stato il suo impegno per celebrare al meglio la festa del patrono San Sebastiano.  «Un uomo amabilissimo, molto sorridente. Veniva più volte alla settimana al comando, passava per gli uffici e si interessava dei problemi di tutti. Fino a quando ce l’ha fatta, ha presenziato a tutte le nostre cerimonie. Una persona di altri tempi, insomma, con un modo dinamico di interpretare il sacerdozio» racconta Gianfranco Demichelis, Commissario della polizia municipale di Alessandria e amico di don Stanchi. «Era una persona che si adattava al contesto in cui si trovava. Aveva sempre una parola per tutti, anche per chi non anda va in chiesa. Ci mancherà molto» conclude Demichelis. Il ricordo di don Stanchi è ancora ben vivo tra i suoi parrocchiani di Castelferro: proprio tra loro, nel 2014 aveva festeggiato il sessantesimo di ordinazione sacerdotale, per iniziativa di don Umberto Andreoletti (mancato l’anno scorso all’età di 75 anni), che nel giorno del suo cinquantesimo aveva voluto condividere la festa con i fratelli e con 12 anniversari di matrimonio per una celebrazione collettiva.
In quell’occasione la popolazione donò ai parroci due particolari icone bizantine.  La festa collettiva, tra solennità e promesse rinnovate, ricordi e memorie era proseguita al pranzo di aggregazione, preparato dalla Polisportiva De Negri: un luogo, oggi emblema del paese, che ai tempi di don Giuseppe non c’era ancora. Commosso il ricordo di don Gianni Toriggia, che come Arcidiacono del capitolo celebrerà in Cattedrale le esequie del confratello ed amico: «Lo conobbi quando ancora ero un chierichetto e lui già parroco a Castelferro: mi ha dato un concreto esempio di fraternità sacerdotale». Don Gianni ricorda, poi, un episodio significativo della vita di don Stanchi: «Conobbe, giovanissimo, Madre Teresa Michel, alla quale i suoi genitori erano molto affezionati. Fu proprio sua madre a dare un’importante testimonianza nel processo di beatificazione». Era un vero carattere alessandrino. Amante del dialetto, lo usava anche per predicare in occasione della festa della “Avrilanda piemontèisa”: la sua voce potente era sempre riconoscibile tra i canti in cattedrale. Don Giuseppe riposerà nella cappella dei canonici al cimitero urbano.

 

Eugenio Licata

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