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Vescovo Guido: «La fede dà un gusto particolare alla vita»

Leggi anche l’omelia del Santo Padre papa Francesco nella Messa conclusiva del Sinodo sui giovani a http://lavocealessandrina.it/blog/2018/11/05/omelia-di-papa-francesco-per-la-messa-conclusiva-del-sinodo/

Eccellenza, nell’omelia della Santa Messa per la conclusione del Sinodo sui giovani (la trovate in versione integrale a pagina 8 e 9), papa Francesco ha individuato tre punti di aiuto nel cammino della fede: ascoltare, farsi prossimi e testimoniare. Partiamo dal primo, ascoltare…
«Mi è piaciuta questa espressione molto forte del Papa: “Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie” (ride). Trovo che sia molto efficace, evocativa di uno stile di Chiesa che continua ostinatamente a pensare di dover dire ai giovani qualcosa. Come se dovessimo riempirgli le orecchie! Mentre prima di tutto nel rapporto con i giovani deve esserci uno stare in mezzo a loro, un condividere la loro vita, se vogliamo che liberamente si aprano a noi. Troppe volte nella Chiesa sento adoperare verbi non consoni, come “trattenere” o “far rimanere i giovani”, verbi che rappresentano l’opposto di una scelta libera. A questo proposito, ancora domenica scorsa, celebrando l’Eucaristia in alcune comunità parrocchiali in occasione della visita pastorale, ho ascoltato con sorpresa, e un po’ di sgomento, un’intenzione di preghiera che diceva grosso modo così: “Preghiamo perché in occasione del Sinodo dei vescovi i giovani abbiano fiducia nel futuro e sappiano mettersi al servizio degli altri nella Chiesa”. Io, prima di concludere con la mia orazione, ho fatto a mia volta un’intenzione di preghiera: “Preghiamo perché in occasione del Sinodo i non-giovani abbiano fiducia nelle nuove generazioni e sappiano mettersi al loro servizio nella Chiesa”».

Secondo punto: farsi prossimi.
«Sul farsi prossimi, mi hanno colpito in questa omelia due aspetti. Il primo, quando il Papa individua due rischi: quello di concentrarsi sulle formulazioni dottrinali, senza toccare il cuore; oppure sul “fare” diventando moralisti, riducendosi al sociale. “La fede invece è vita” ha esclamato Francesco. E veramente sono due riduzioni che hanno fatto la storia della Chiesa recente, sotto forma di “ortoprassi contro ortodossia”…».

Spieghiamo?
«A partire dagli Anni 70 il rinnovamento della Chiesa è stato visto un po’ come uno scegliere l’ortoprassi, cioè il buon agire nel mondo, al posto delle rette opinioni di fede. Il Papa vuole superare queste categorie, facendoci capire che la vita di fede è, appunto, un fatto di vita, e come tale investe tutto l’uomo, a partire dalle sue convinzioni fino al suo agire. Ma in un modo vitale e integrale: non a pezzi».

Torniamo al “farsi prossimi”.
«La seconda cosa che il Papa ha detto, e mi colpisce molto, è la tentazione che ricorre tante volte nella Scrittura: quella di lavarsi le mani. Farsi prossimo vuol dire invece prendersi cura: dal punto di vista dei giovani voglio dire con forza e passione a tutti coloro con i quali camminiamo, con cui cioè siamo sinodali, che possiamo fare molto di più. Faremo in modo di studiare insieme con attenzione il documento del Sinodo dei vescovi per portarlo ad attuazione dentro la nostra Chiesa».

Terzo punto: testimoniare.
«Sono rimasto colpito da questa frase: “Quante volte, anziché fare nostre le parole del Signore, abbiamo spacciato per parola sua le nostre idee!”. Ho avvertito questo aspetto fin dagli inizi della mia formazione sacerdotale, che mi dava l’idea di essere in difficoltà nel collegare ai miei occhi le nostre prassi pastorali con i Vangeli. I quali, pur essendo l’ispirazione della nostra pastorale, rimanevano in qualche misura in disparte, quasi che ci fosse bisogno di parole “altre” da quelle di Gesù per parlare agli uomini del nostro tempo. Il Papa dice che “la fede che ha salvato Bartimeo non stava nelle sue idee chiare su Dio, ma nel cercarlo, nel volerlo incontrare. La fede è questione di incontro, non di teoria”. Il Papa spiega che è proprio la testimonianza il nodo cruciale della vita cristiana, e quindi il “mettere in funzione” una vita credibile, desiderabile e accostabile, che rende il Vangelo un’opzione appetibile e gustosa. Ai giovani, in questo mondo pieno di offerte per tutti i palati, non possiamo presentare “quello che passa il convento” sperando anche che venga scelto. La vita cristiana, assieme a tante fatiche, dà anche un gusto particolare, migliore di qualsiasi gusto che si possa assaporare nella vita. Noi dobbiamo saper assaporare a fondo quel gusto per poterlo trasmettere ai giovani: solo così possiamo aiutarli a incontrare la Bellezza».

Non le sembra che le parole di papa Francesco, in questa e in altre occasioni, spalanchino le finestre e cambino l’aria, a volte un po’ stantia, nelle “stanze” della Chiesa?
«Sì, il Papa ci sta chiedendo questo: l’immagine è un po’ abusata e va capita bene, perché aprire le finestre del nostro cuore è operazione assai difficile!».

Andrea Antonuccio

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