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I (giovani) dinosauri del calcio

La testa e la pancia di Silvio Bolloli

Ritorna Zlatan Ibrahimovic: scommessa vincente o costoso azzardo?

Esauriti i festeggiamenti per il nuovo anno, a guardare in casa grigia c’è ben poco di cui parlare poiché, al di là delle indiscrezioni di mercato sui giocatori più o meno noti (o ignoti), a dar nuova e sempreverde linfa alle penne dei cronisti locali tengono banco più gli infortuni eccellenti che non le significative novità in ambito di rosa e di spogliatoio. Ed allora (non è la prima né sarà l’ultima volta che lo faremo) volgiamo altrove lo sguardo e, sul ben più illustre e blasonato palcoscenico della prima divisione del calcio italiano, soffermiamoci a spendere due parole su quella che è forse la notizia più ghiotta del momento: il ritorno in campo di Zlatan Ibrahimovic con la stessa milanista casacca che aveva indossato un decennio fa, oggi alla non più tenera età di trentotto anni ma per la bellezza di tre milioni di Euro in meno di sei mesi di Campionato. Scommessa vincente o costoso azzardo?

La storia del calcio in generale, in particolare quella del Milan degli ultimi dieci-quindici anni, è zeppa di vecchie glorie che sembravano destinate a rinverdire i fasti del loro miglior passato in occasione di più o meno roboanti rientri in scena: quasi tutte le esperienze, tuttavia, si sono rivelate negative poiché contro l’anagrafe e l’inesorabile scorrere del tempo ben poco gli uomini possono fare. Ibrahimovic, tuttavia, è apparso maggiormente consapevole dei suoi predecessori di tale stato di fatto ammettendo che, forse sì, correrà un po’ di meno ma magari tirerà di più da quaranta metri e utilizzerà il suo talento per piazzare la zampata vincente al momento giusto. Ma chi è veramente Zlatan? Da un punto di vista tecnico e atletico un’autentica forza della natura e senza alcun dubbio uno dei migliori giocatori di calcio di tutti i tempi: alto quasi due metri, con una capacità acrobatica senza eguali (basti ripensare alla sua incredibile rovesciata con la Svezia contro l’Inghilterra, uno dei gesti più estremi della storia dello sport pedatorio) ma anche dotato di un eccellente tocco di palla, di ottima visione di gioco e di porta e, in generale, di caratteristiche che ne fanno un gigante in tutti i sensi del termine. Eppure, cotanto gigante, pur avendo fatto incetta di Scudetti e di Coppe nazionali con quasi tutte le squadre per le quali ha militato (e stiamo parlando dei migliori Club europei, quindi mondiali, con la sola eccezione del Real Madrid) non ha mai conquistato la Champions League né si è fregiato del Pallone d’Oro.

Zlatan con la maglia della nazionale svedese

Le cause ragione di ciò possono forse essere inquadrate nel suo carattere irriverente, molto presuntuoso e eccessivamente consapevole della propria forza che lo ha reso un giocatore non particolarmente brillante dal punto di vista della simpatia e inviso anche a larga parte della critica. E poi Zlatan è sempre stato uno di quei calciatori che giocano non solo per la squadra ma anche per se stessi, forse soprattutto per se stessi, pensando più a compiacere il pubblico e il proprio talento con giocate sopraffine o colpi ad effetto che non ad una visione dello sport all’insegna del sacrificio e del lavoro di gruppo. Ciò significa che la scelta del Milan è stata molto più un azzardo che non una scommessa vincente? Non è detto, ma altrettanto certo che toccherà allo svedese di origini slave il non semplice compito di dimostrare di essere una eccezione nel parco dei dinosauri del calcio chiamati a rinnovare una gloria che quasi sempre non torna più.

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