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San Giovanni delle Rane

“Alessandria racconta” di Mauro Remotti

Originariamente sul sedime della chiesa di Santa Lucia sorgeva la chiesa di San Giovanni delle Rane con a fianco un piccolo cimitero. Nell’attigua piazzetta, chiamata nei secoli XV-XVI platea de Ranis, si trovava il pons de Beccariis che facilitava il passaggio nell’area di Borgo Rovereto.

Forse il curioso nome era stato attribuito a causa della posizione topografica. La zona era infatti ricca di acque, perciò, con tutta probabilità, popolata da rane. Ad avviso dello storico Francesco Gasparolo, derivava invece dal cognome della famiglia Rana, citata nel XIII secolo tra le casate guelfe del quartiere di Rovereto insieme con quella dei Dal Pozzo, la cui residenza (poi sostituita dall’odierno palazzo settecentesco) spiccava su un lato della piazzetta.

Infine, secondo altri, rappresentava una traccia dell’immigrazione verso Rovereto di famiglie provenienti da Castellazzo (l’antica Gamondium), nel cui territorio esisteva una regione detta appunto ”San Giovanni delle Rane” (pressappoco dove ora è situata la Cascina Bergamina). Secondo quest’ultima tesi, i nuovi arrivati avrebbero costruito un edificio sacro attribuendogli il nome del santo a cui erano devoti.

In ogni caso, la chiesa di San Giovanni delle Rane poteva considerarsi una delle più anguste nel primo secolo di vita di Alessandria, priva anche del fonte battesimale. Come ricorda Claudio Zarri nel libro “Alessandria da scoprire”: «Inizialmente la chiesa di San Giovanni era retta da un priore e pare dipendesse da monastero di S.Pietro di Acqui; nel Quattrocento era una piccola parrocchia che si estendeva solo alle quattro famiglie dei Clari, Copa, Mairoli e Mazzi: in tutto comprendeva una cinquantina di persone».

Il vescovo Girolamo Gallarati, mediante un decreto del 20 maggio 1566, definì i confini delle singole parrocchie, e con un successivo provvedimento ne ridusse sensibilmente il numero: San Giovanni delle Rane diventò quindi una semplice prebenda canonicale. All’inizio del Settecento, visto anche il degrado in cui versava, la compagnia delle SS. Lucia e Caterina – poi unita con quella dei SS. Urbano e Paolo e all’arciconfraternita di Roma della Natività del Signore – la acquistò con l’intento di erigere una chiesa più grande.

Grazie ai denari ricavati dalla vendita della chiesa di San Paolo, nel mese di luglio del 1751 iniziarono i lavori di demolizione. L’edificazione del nuovo tempio andò però a rilento per via di un contenzioso con i marchesi Dal Pozzo che vantavano diritti reali sul sito. Finalmente l’attuale chiesa dedicata ai SS.Lucia e Paolo venne inaugurata il giorno di Ognissanti del 1759.

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