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Croci spezzate

Due Crocifissi profanati, questa volta nella chiesa di San Giovannino

(Mentre scriviamo – martedì 31 ottobre – ufficialmente non è ancora stato individuato l’autore dei due atti sacrileghi che hanno offeso la nostra comunità cittadina, anche se circola già qualche voce sul fatto che la persona sia stata identificata, se non addirittura arrestata. Noi di Voce seguiamo con grande fiducia le indagini dell’autorità giudiziaria, e ci attendiamo sviluppi favorevoli a breve).

Ripercorriamo insieme la storia di questi ultimi giorni. Sul numero scorso di Voce don Domenico Dell’Omo ci aveva raccontato quanto accaduto venerdì 20 ottobre nella chiesa di Santo Stefano ad Alessandria: alle 9.26 un uomo era salito dietro l’altare maggiore, aveva smontato la Croce e l’aveva spezzata in due colpendola con un calcio. Anche sabato 28 è accaduto un episodio analogo nella chiesa di San Giovannino in città. Ce lo racconta Roberto Piccinini (nella foto qui sotto), priore della Confraternita del Santissimo Crocifisso che custodisce la chiesa in Corso Roma.

Roberto, un’altra Croce spezzata… anzi, due.

«Dalle immagini che ho potuto visionare, è successo tutto sabato 28 intorno alle 14.10. Me ne sono accorto quando sono sceso per preparare la Messa delle 16.30. Sono entrato in chiesa e ho visto questo “spettacolo”…».

Cosa hai pensato immediatamente?

«Non posso dirlo… però colgo da tempo della “negatività” nell’aria. Non so che cosa sia, però la noto. La gente è nervosa, si arrabbia per niente. Non era così, anche solo qualche anno fa».

Il Covid c’entra qualcosa?

«Può darsi, ma non sono convinto che sia stato determinante. Certamente, anni di solitudine hanno riacutizzato certe asprezze del carattere. Ma credo sia una concausa».

Questo clima di negatività può aver favorito un gesto del genere?

«Potrebbe essere. Ed è anche vero che certi eventi sono il frutto della nostra poca fede e dell’incoerenza della testimonianza. Tante volte siamo troppo tiepidi, e sappiamo bene che fine fanno i tiepidi nell’Apocalisse…».

Tutto negativo, allora?

«No, anzi, sono successe cose molto belle. Il Signore scrive dritto anche sulle righe storte! Dopo quello che è accaduto, lo stesso sabato abbiamo tenuto aperto fino a mezzanotte e in chiesa è venuta tantissima gente. Ho lasciato i pezzi della Croce a terra, la gente ha visto: in molti sono entrati e hanno dimostrato la loro vicinanza. Qualcuno lo ha fatto per curiosità, certo, ma la stragrande maggioranza ha pregato, mentre alcuni dicevano il Rosario. Sono gesti che consolano».

Che idea ti sei fatto di quello che è accaduto?

«Ho una mia idea precisa, ma non la voglio condividere perché sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti delle forze di polizia che indagano. Ognuno deve stare al suo posto».

Le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza tu le hai viste, ovviamente.

«Sì, e ho visto anche il volto dell’autore in primo piano: a mio parere non è un tossico e non sembra essere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti».

Come si sono svolti esattamente i fatti?

«È entrato in chiesa: prima si è diretto verso l’altare laterale di sinistra, dove c’è la statua del Cristo morto, che non ha toccato. Ha spento le candele ed è andato verso la statua della Madonna, ma anche lì non ha fatto niente. Poi ha aperto il cancelletto, è entrato nel presbiterio ed è salito sull’altare. Ha raggiunto il punto più alto camminando dove ci sono i candelabri, stando bene attento a non urtarli. Ha afferrato il Crocifisso, è sceso e lo ha buttato a terra. E con due calci lo ha spaccato. Subito dopo, ha richiuso il cancelletto».

È la stessa modalità utilizzata nella chiesa di Santo Stefano.

«Esatto. Qui a San Giovannino, però, prima di uscire si è accorto dell’altro Crocifisso all’ingresso: lo ha staccato dalle staffe che lo reggevano, lo ha appoggiato al muro e con altri due calci lo ha spaccato».

Secondo te è uno che ce l’ha con Gesù?

«Probabilmente sì, o forse intravede nel Crocifisso un insopportabile simbolo di amore. Può essere una persona insoddisfatta di qualcosa che le è successo, e attribuisce la colpa a Cristo. In fondo, se ci pensiamo l’origine delle bestemmie è proprio questa».

Però la Madonna l’ha lasciata stare.

«E anche il Cristo morto. Lo ha guardato un po’, senza fare nulla, come con la Madonna. Forse ce l’ha solo con la Croce. Quando lo prenderanno, magari ci dirà perché».

La chiesa di San Giovannino è nota per essere sempre aperta.

«È una scelta che abbiamo fatto da oltre 30 anni, perché crediamo che le chiese debbano restare aperte».

Anche dopo questi fatti?

«Sì, la chiesa rimarrà aperta comunque. A San Giovannino si prega molto: negli anni abbiamo accolto tutti coloro che ci chiedevano la chiesa per adorazioni o incontri di preghiera. Abbiamo ospitato per anni le iniziative del Rinnovamento nello Spirito Santo, per esempio, e le Messe delle associazioni laicali. Pensiamo che tutte queste preghiere abbiano dato fastidio a qualcuno: non fisicamente, ma a livello direi quasi “soprannaturale”. Questa in fondo è l’eterna battaglia del cristiano, tra Bene e Male: guai se non ci fosse, dovremmo preoccuparci. Tutti i cristiani sono attaccati al Crocifisso, devono aggrapparsi a esso. In una chiesa della Confraternita del Santissimo Crocifisso come è San Giovannino, questo aspetto è ancora più marcato».

Che cosa hai imparato da questo triste episodio?

«Una cosa che mi ha colpito è l’immagine della Croce spaccata. Un’immagine importante, perché si tocca plasticamente il segno dell’Eucarestia: il corpo del Signore che si spezza. Quindi, involontariamente, l’autore di questo atto sacrilego ci sta educando alla fede. Mi viene in mente uno dei “Pensieri” di Pascal, il quale fa un’affermazione che mi ha sempre colpito profondamente: “Gesù Cristo sarà in agonia fino alla fine del mondo”. Aggiungendo: “Cerchiamo di non perdere tempo”. Le sofferenze di Cristo, misteriosamente, continuano ancora oggi. Anche in questo modo».

Quindi da un gesto assolutamente negativo a volte può nascere un positivo.

«Certamente. Il cristiano deve avere questa virtù, quella della Speranza. Che non è una cosa astratta: la nostra Speranza è Gesù Cristo».

Dimmi la verità: a te non interessa sapere chi è stato, in fondo.

«Il punto non è trovare il colpevole. Quello che è importante è leggere l’evento alla luce della fede. La fede vera non è come una caramellina un po’ dolciastra, come le gelatine di frutta della nonna (sorride), ma è un confronto, duro, innanzitutto con se stessi. La fede, quando è vissuta, ha dei momenti epici. Come ci spiega bene San Paolo».

Il sabato, le Croci spezzate. E la domenica?

«Non è passato nemmeno un giorno, e domenica i soci del Rotary Club di Alessandria mi hanno chiamato per dirmi che avevano deciso di farsi promotori del restauro di questi Crocifissi. Da soli, o con chi vorrà aiutarci. Una bella testimonianza dal Rotary, che da tanti anni è amico della nostra Confraternita e celebra la Messa per i propri defunti. Non solo: analoga disponibilità ha espresso la famiglia del conte Figarolo di Gropello, da sempre confratelli ereditari di San Giovannino. Posso solo dire grazie! O meglio, come si usa nelle confraternite: “Dio ve ne renda merito!”».

Andrea Antonuccio

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