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Quaresima, un cammino verso l’amore dell’Agnello

Vescovo Guido

Eccellenza, il 17 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. Cosa possiamo dire di “nuovo” su questo momento di preparazione alla Pasqua? Non si corre il rischio di ripetere le stesse cose ogni anno?

«Non è una questione di cose da ripetere, infatti, ma di lavoro da ripetere. Mi spiego: l’Anno liturgico è strutturato come una vite, una vite “infinita”. E ogni volta che questa vite gira, sposta le cose di un passo, va più in profondità. Con la Quaresima la liturgia ci dà delle grazie particolari per far crescere la comunità cristiana, la Chiesa, attraverso un cammino di preparazione all’evento pasquale. Quello che viviamo in Quaresima è ordinato a farci vivere la Celebrazione della notte di Pasqua».

Non le sembra che spesso, invece, si viva questo momento come un “privarsi” di qualcosa?

«È questo il nostro problema. Spesso il cristiano medio non ha piena coscienza di prepararsi all’evento pasquale, ma vive la Quaresima come il momento della rinuncia. L’abbiamo inculcata così bene questa nozione, noi sacerdoti… (sorride). Noi preti siamo bravi a ridurre le cose grandi, e un po’ faticose da capire, a piccoli passi da fare, in modo da accompagnare la gente ad affrontare le difficoltà. Soltanto che, a volte, questi piccoli passi rimangono lì, come slogan con un effetto “scenico” o come mere azioni da compiere, che però non arrivano da nessuna parte. Negli anni è accaduto questo: con l’analfabetismo religioso di ritorno, la Quaresima è diventata il luogo in cui si fa un po’ di penitenza, e basta. In passato ho detto che non si tratta solo di “non mangiare i cioccolatini”, ma di dire: “Qual è il mio punto debole? In cosa devo cambiare, in cosa mi voglio rafforzare?”. Io non credo che il problema principale delle persone sia la gola, intesa come peccato, ma sia quello della carità: amare i fratelli. “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Bisogna però prima sapere come Lui ha amato noi!».

“Sapere” nel senso di…?

«In italiano, “sapere” noi di solito lo riferiamo al conoscere intellettivo. Invece l’accezione ebraica del termine “sapere” è “sperimentare”. E sperimentare vuol dire sapere anche dove trovare. Dove trovi l’amore di Cristo? Nei Sacramenti: se non ti rivolgi a questi rimani da solo ad amare. E non è più “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”, ma diventa “amatevi gli uni gli altri”. Come siamo capaci noi».

E i fratelli, le comunità, non sono anch’essi origine di questo amore, oltre ai Sacramenti?

«No, origine non lo sono. Perché “nemo dat quod non habet”, nessuno può dare quello che non ha. Le comunità possono essere veicolo di questo amore, ma non origine. I fratelli hanno l’amore di Cristo solo perché l’hanno ricevuto da Lui. E l’amore di Cristo che tu trovi nei tuoi fratelli chiama te ad attaccarti a Cristo».

Dove andiamo a cercarlo, questo amore?

«Io vi propongo l’amore dell’Agnello (sorride). Che cosa celebriamo a Pasqua? Celebriamo l’offerta amorosa di Cristo che ha sconvolto spiritualmente la storia. L’amore dell’Agnello è un “asteroide spirituale”, che venendo sulla Terra ha portato all’uomo l’amore di Dio. È l’amore del Padre, riversato nel Figlio perché è lo Spirito Santo stesso. Un dono reciproco, del Padre verso il Figlio e del Figlio, che lo accoglie, verso il Padre. Questo dono è stato offerto da Gesù attraverso la sua morte in croce: “Consegnò lo Spirito”, questa è la formula con cui san Giovanni descrive l’evento con una sintesi precisissima. Per cui lo Spirito, l’amore stesso di Dio, viene consegnato agli uomini, e ci viene spiegato che la caratteristica di questo amore è il dono di sé. In questo senso, come ci dice la Lettera agli Efesini, il matrimonio che altro è se non un dono completo di sé a una persona? Credo che questo sia il punto focale da considerare: questo amore è dono e lo celebriamo a Pasqua. Allora la mia Quaresima deve orientarmi a questo».

Con quali “conseguenze”?

«Primo, di fare l’esperienza di essere amato. Secondo, di essere compartecipe di questa missione, dal latino “missio”, dell’amore che è donato. Quindi, prima mi chiedo come farmi raggiungere da questo amore, come posso farne esperienza; e poi mi chiedo come donarlo. Nel periodo di Quaresima devo farmi raggiungere dall’amore. “Perciò, ecco, […] l’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” ci dice Osea (Os 2,16.17). Abbiamo bisogno di abbandonare i nostri idoli per conoscere questo amore. Abbiamo bisogno di guardarli in faccia, capire che sono solo idoli e volgerci al vero Dio. Non è per nulla scontato. e richiede da parte nostra un impegno forte».

Eccellenza, lei come ci accompagnerà in questo percorso?

«Quest’anno, in una Quaresima ancora caratterizzata dall’emergenza Covid, con gli Uffici pastorali realizzeremo a livello diocesano una serie di video per seguire il Vangelo della domenica e, insieme, il Padre Nostro, che come sappiamo è in una forma nuova. I video saranno pubblicati nella settimana precedente la domenica, per aiutare a focalizzare i temi e dare degli spunti per vivere concretamente quello che viene indicato. Vogliamo dunque proporre un cammino comune per stare vicino alle comunità e ai singoli che vogliono vivere con intensità la Quaresima. Sapendo che è un cammino veramente di Chiesa, perché siamo in tanti a cercare di accogliere l’amore di Cristo per viverlo nella nostra vita».

Andrea Antonuccio

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