Care lettrici,
cari lettori,
apriamo questo numero di Voce con l’intervista al nostro Vescovo sul recente pellegrinaggio giubilare diocesano a Roma. C’è un passaggio del dialogo con monsignor Gallese che mi ha fatto riflettere, ed è quando lui fa questa affermazione, nella sua prima risposta: «È stato il pellegrinaggio più bello che abbia mai fatto in vita mia con persone che non ho scelto io». E subito dopo: «Abbiamo vissuto dei momenti veramente belli, intensi, profondi, di comunità, pur non conoscendoci». Perché queste due frasi mi hanno colpito? Perché riconoscono una verità tanto semplice quanto misconosciuta: che ci possiamo scoprire inaspettatamente uniti agli altri, in senso vero e profondo, solo quando facciamo un cammino insieme. Non un cammino “fisico”, geografico o culturale, basato su affinità temperamentali che al massimo ci rendono complici; e nemmeno la classica “gita-pellegrinaggio” con visita a San Pietro e, a seguire, cena tipica all’osteria a Trastevere (non mi sto inventando niente, eh… la formula “gita-pellegrinaggio” l’ho letta sul volantino di una parrocchia della nostra Diocesi).
Noi abbiamo bisogno di un cammino reale che metta a tema il senso della vita, il destino, l’amore, il desiderio di non vivere inutilmente. Il pellegrinaggio allora diventa un paradigma della vita affrontata con verità: si parte, non da soli, con una meta da raggiungere di cui si pre-avverte la bellezza, pur non possedendola completamente; e, nel percorso, accade qualcosa che va oltre i piani prestabiliti, qualcosa che stupisce e riempie. Una grazia, per usare un termine cristiano, che è più di noi ma è per noi, anche se inimmaginabile. Credo sia quello che ha vissuto papa Francesco durante la sua lunga degenza in ospedale, conclusasi positivamente con il ritorno a Santa Marta: una grazia che è andata oltre la guarigione fisica (che pure, da quel che abbiamo letto nell’intervista a uno dei medici del Gemelli, ha avuto una componente “miracolosa”). Non possiamo ridurre quello che è successo all’immagine del nonnino buono che per fortuna l’ha scampata: nei momenti più duri del ricovero, quando le persone intorno a lui piangevano e la speranza sembrava dissolversi, il Santo Padre ha sperimentato una forza più grande delle sue forze. Per lui, oggi, la vita è sempre più un pellegrinaggio, una strada vera.
E per noi?
Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it