«È un momento in cui le coppie possono dedicarsi un po’ di tempo da vivere a tu per tu»
Siete una coppia innamorata? Sabato 14 febbraio, alla Ristorazione sociale di Alessandria (via Milite Ignoto 1/A), per voi c’è un appuntamento inusuale e intrigante: una cena romantica per San Valentino con una “sorpresa” a tema biblico. Sì, avete letto bene… Abbiamo chiesto a Larives Bellora, che con il marito Diego Lumia guida l’ufficio famiglia della Diocesi di Alessandria, di spiegarci di che si tratta.
Larives: un San Valentino diverso?
«Quest’anno abbiamo pensato a una proposta differente, in cui le coppie possano uscire dal tran tran quotidiano per dedicarsi un po’ di tempo da vivere a tu per tu. Oltretutto, in un ristorante: un modo simpatico, ma non banale, per uscire dai nostri ambienti. Penso alla “Chiesa in uscita” tanto cara a papa Francesco».
Poi c’è il tema biblico.
«È scaturito conoscendo don Samuele Battistella: in un incontro ci ha parlato delle sue cene bibliche, in cui trae spunto da alcuni piatti per parlare di episodi della Bibbia e far comprendere che la Parola di Dio non è lontana dalla nostra vita. Ci sembra interessante, anche per avvicinare coppie che non sono abituate a frequentare la Chiesa e che potrebbero essere incuriosite».
Ci sono coppie incuriosite dal tema biblico?
«(Sorride) Guarda, abbiamo già ricevuto diverse adesioni alla cena. L’intento è allargare questa proposta a più persone, organizzando una cena fuori da un contesto parrocchiale proprio per dare la possibilità a tutti di partecipare, senza per forza sentirsi coinvolti in un ambito di Chiesa. Saremo alla Ristorazione sociale, che ben volentieri ha accolto questa proposta e ci ha messo a disposizione i locali per la cena».
Coppie sposate, fidanzate ufficialmente? O anche altro?
«Non c’è nessuna preclusione. Abbiamo detto coppie e non escludiamo nessuno. È una proposta per tutti, indipendentemente dalla situazione che si sta vivendo: sposati, conviventi, fidanzati. L’importante è il desiderio di dedicarsi uno spazio e la curiosità di scoprire qualcosa dell’amore di Dio».
Che cosa vuol dire “amore”?
«Scoprire innanzitutto che è vero che nella relazione di coppia ci si ama, ma questo amore ha anche un’Altra origine. Quello che viviamo è un amore che abbiamo ricevuto prima di tutto da Dio che ci ha chiamati alla vita. Noi possiamo attingere da questo Amore: non siamo soli nella nostra storia e nella nostra vita. E anche in queste piccole occasioni, come una cena per gli innamorati, possiamo conoscere un Dio che ci è vicino nelle situazioni che stiamo vivendo. Un Dio presente nelle storie di coppie all’interno della Bibbia: una presenza che vale per tutti, anche oggi».
E tu questo amore di Dio come l’hai scoperto nel rapporto con tuo marito Diego?
«L’amore di Dio l’avevo scoperto ancora prima di conoscere mio marito (sorride). Anzi, proprio nell’incontro con Diego ho scoperto che Dio mi aveva ascoltato. Nella mia vita desideravo poter realizzare il mio desiderio di famiglia, ma non trovavo una persona per me. Allora ho veramente chiesto, per anni, al Signore di poter incontrare una persona con cui condividere la mia vita e la mia esperienza di fede. Chiedevo soprattutto una persona con il cuore grande. Oggi, rileggendo una serie di eventi apparentemente casuali, ho visto la mano di Dio sul nostro incontro: mi ha fatto capire che Lui era vicino alla mia vita, che stava ascoltando quel desiderio profondo che avevo. Poi, nella vita di tutti i giorni ci sono difficoltà e incomprensioni… ma possiamo scoprire nell’amore di Dio la fonte di ciò che serve per amare, per donarsi l’uno all’altro. E quando siamo nelle difficoltà è proprio il Signore che ci aiuta e ci mette accanto persone che possono accompagnarci in questo percorso. La nostra vita è una chiamata. Il Signore ci ha chiamati insieme in questo servizio alla Diocesi: anche questa era una richiesta che avevo fatto a Lui. Io e Diego ci impegnavamo in tante cose, ma sempre separatamente, e quindi avevo chiesto a Dio di darci una mano per poter fare qualcosa insieme, come famiglia. Lui ci ha messo insieme anche in questo».
Fare insieme questo tipo di attività per la Diocesi aiuta la vostra coppia?
«Ci aiuta, perché ogni volta ci mettiamo un po’ in discussione. Ci confrontiamo, a volte ci scontriamo, però ci rendiamo conto che questo cammino ci fa fare delle esperienze di vita e incontri che aiutano anche noi nella nostra relazione e nella nostra famiglia».
Quali frutti sono nati da questo impegno insieme nell’ufficio famiglia?
«Inizialmente il fatto di avere tante attività, essere impegnati per tante sere, ci metteva in difficoltà nell’essere presenti con i nostri ragazzi. Però, il Signore ci ha fatto capire che avrebbe pensato Lui a loro».
Da cosa lo hai capito?
«Dalla Parola di Dio, dalla preghiera. E da quello che ci fa sentire e vedere, dalle cose che succedono. Grazie a questo impegno nell’ambito dell’ufficio famiglia e nel Rinnovamento nello Spirito Santo, i nostri figli sono stati proprio coinvolti, non tanto da noi quanto da altri ragazzi coetanei in un cammino di fede. E ora iniziano a partecipare anche alle attività della pastorale giovanile diocesana. I frutti li vediamo e confidiamo che il Signore continui a provvedere. Nella nostra relazione di coppia ho notato che frequentare corsi di formazione e momenti di preghiera ci aiuta veramente ad amarci, ad accettarci anche nelle differenze. A guardarci l’uno con l’altro con uno sguardo di misericordia, di compassione, di amore. Perché se noi abbiamo ricevuto questo amore, questa misericordia, non possiamo far altro che donarcela reciprocamente».
Domandina facile facile: che cos’è l’amore?
«Per me è scoprire di essere amata e accettata anche nelle mie debolezze, nelle mie fragilità, ed essere guardata. È scoprire che per qualcuno sono importante, che qualcuno crede in me e desidera condividere con me la sua vita. E, da parte mia, poter vivere questo affetto, questo amore donando a lui quello che sono».
“Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me” ha detto Gesù nel Vangelo (Mt 10:37-39). Noi oggi potremmo dire: “Chi ama marito e moglie più di me, non è degno di me”.
«Però Gesù questo non l’ha detto (sorride). Guarda, secondo me Dio è al primo posto: ti ha chiamato, ti ha scelto, ti ama. Però, questo amore poi lo devi condividere con qualcuno».
Torniamo alla cena del 14 febbraio. Ci puoi anticipare qualcosa?
«Allora, il menù è una sorpresa: ci saranno delle portate che saranno commentate da don Samuele, con qualche spunto biblico. Ma poi verrà lasciato spazio alle coppie per condividere la vita, e per questo saranno messe insieme, in tavoli in comune. Non ci saranno i tavolini a due: per non isolarsi, ma per vivere in relazione con altre coppie. E poi ci sarà qualche sorpresa, e mi fermo qui… (sorride)».
Oltre a San Valentino, che altro bolle nella pentola dell’ufficio famiglia?
«Abbiamo già in programma altre iniziative. Una sarà la Giornata per la famiglia, il 22 marzo. Mentre a maggio, dalle suore di Castelspina, faremo un weekend dedicato alle coppie in cui verranno presentati i “Percorsi di Betania”: un cammino di aiuto alle coppie per migliorare la propria relazione. Sono momenti che aiutano le coppie a ritrovarsi, a parlarsi con calma: sempre partendo dalla Parola di Dio, per dirsi quelle cose che nella vita quotidiana non si riescono a dire ma che possono diventare un ostacolo nella convivenza e nel rapporto. In quest’occasione ci sarà anche l’accoglienza dei bambini, in modo che le coppie con figli possano partecipare senza ricorrere a nonni o babysitter!».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
