«Non è un processo. E ci aiuterà a capire se la strada è giusta»
Dai primi giorni di gennaio la nostra Chiesa alessandrina sta vivendo un tempo particolare: la Visita apostolica del Cardinale Giuseppe Bertello, che ha già incontrato diversi sacerdoti e laici con responsabilità nella nostra Diocesi.
Abbiamo chiesto a Enzo Governale (nel tondo), direttore delle Comunicazioni sociali e portavoce del Vescovo, di spiegarci che cosa sta succedendo. E che cosa potrebbe accadere.
Governale, una Visita apostolica non è roba di tutti i giorni…
«Assolutamente no, ma è importante non lasciarsi spaventare dai termini. Tecnicamente, la Visita apostolica è un atto di giurisdizione pontificia: è l’invio di un Visitatore che agisce a nome del Santo Padre per valutare lo stato di una Diocesi nella sua interezza. Non è un processo giudiziario ma il modo in cui il Papa manifesta la sua vicinanza e la sua responsabilità verso ogni singola Diocesi, un atto di cura che serve a confermare nel cammino, non a condannare. Al di là delle definizioni tecniche, stiamo scoprendo che la Visita apostolica è prima di tutto un momento di grazia e di confronto fraterno. Il Santo Padre ha inviato il Cardinal Bertello non per giudicare ma per aiutarci a “leggere” insieme la realtà. Proprio come in ogni famiglia un padre o un fratello maggiore si fermano per fare il punto della situazione e aiutare a guardare avanti con più chiarezza, così la Chiesa universale si fa vicina a quella alessandrina».
Si sa se ci sono motivazioni specifiche per questa Visita? Il Vescovo è “accusato” di qualcosa?
«La verità è che il Vescovo, come accade di prassi, non conosce il motivo specifico della Visita. Bisogna poi chiarire un punto: la Visita è fatta alla Diocesi, non alla persona del Vescovo. Se il “problema” fosse stato lui, e quindi se fosse stato “accusato” di qualcosa, sarebbe stato convocato a Roma per un colloquio privato, non si mobiliterebbe un Cardinale per settimane qui da noi. Tecnicamente è un esercizio di sollecitudo omnium Ecclesiarum: la premura del Papa verso ogni Chiesa locale».
Pare che qualcuno si sia lamentato in alto loco della gestione economica della Diocesi: in particolare, di Casa San Francesco (l’ex convento dei Frati cappuccini rilevato nel 2022) e del Collegio Santa Chiara, che dopo diversi interventi di recupero e restauro ospita diversi studenti universitari.
«I temi economici sono da sempre tra i più “scandalosi” quando si parla di Chiesa. Negli anni abbiamo sentito cronache bruttissime ed è legittimo che nasca qualche sospetto ma i nostri bilanci non sono segnati dal “meno”. Su Casa San Francesco, la partenza dei frati è stata una loro scelta interna e il Vescovo ha avuto il coraggio (misto a ingenuità) di non lasciare quel vuoto: oggi lì la mensa dei poveri ha triplicato gli ospiti e il “Gelindo” continua a vivere. Sul Santa Chiara, vedere studenti al posto di stanze vuote è un segno di speranza. Le operazioni sono state realizzate grazie al sostegno dello Stato e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Non è quindi per generare “profitto”, ma un investimento per i giovani e per i poveri».
Ma è vero che alcuni laici e sacerdoti si sono scandalizzati per un Vescovo che scorrazza su una Tesla?
«So bene che la scelta della Tesla ha sollevato curiosità e qualche critica, ma va letta con lo sguardo della “Laudato Si’”. Il Vescovo percorre migliaia di chilometri ogni anno per raggiungere ogni angolo della Diocesi (per il discernimento comunitario e il Sinodo) e per i suoi impegni con la Conferenza Episcopale Italiana e Regionale. Scegliere l’elettrico è stato un investimento consapevole sulla sostenibilità e sul risparmio economico, grazie all’abbattimento dei costi di carburante e manutenzione».
L’auto non è stata pagata dalla Diocesi, dunque.
«L’auto non è stata pagata dalla Diocesi. Capisco che possa fare impressione vedere un Vescovo su un mezzo simile, spesso associato al lusso, ma è una scelta di efficienza. Sono convinto che tra dieci anni vedere un Vescovo con un’auto elettrica sarà del tutto normale, proprio come oggi è molto più comune incrociare auto elettriche per strada rispetto a soli cinque anni fa».
Quali sono le possibili conseguenze di una Visita apostolica, per il Vescovo e per la Diocesi?
«Le conseguenze? A mio parere saranno quelle di una crescita nella verità. Dalla mia esperienza ho imparato che se non fai nulla nessuno ti critica, ma se agisci l’errore è dietro l’angolo. L’episcopato di monsignor Gallese ha luci e ombre, ma solo correndo qualche rischio si può fare una pastorale viva: anch’io mi prendo le mie responsabilità come portavoce per non aver comunicato a fondo le azioni della Diocesi. L’obiettivo di questo agire non è il consenso ma far sì che chi ci incontra possa chiedersi: “Ma chi è Gesù Cristo? Sembra un tipo interessante”. La Visita ci aiuterà a capire se la strada è quella giusta, con l’umiltà di correggere il tiro dove serve. Ma con la fierezza di chi sta provando a seminare qualcosa di nuovo per la nostra terra».
A.A.
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
