«Ora sono chiamato ad avere un cuore aperto per accogliere le persone. E amarle»
In una Cattedrale gremita e raccolta in preghiera, sabato 25 aprile la nostra Diocesi ha celebrato l’ordinazione diaconale del seminarista Alejandro Suarez Correa. «Ricordati, ogni volta che metti quella stola, che tu devi portare a compimento questo amore, che stasera ti è donato. La Vergine Maria ti insegnerà a serbare nel tuo cuore le Parole di Gesù e a viverle con amore» con queste parole, durante l’omelia, monsignor Guido Gallese, Vescovo di Alessandria, ha affidato il seminarista ai piedi della Madonna della Salve durante l’Ottavario. Alejandro, 30enne nato in Colombia e trasferitosi a Valenza, per l’ordinazione è stato accompagnato dai suoi formatori, dai seminaristi di Alessandria e Genova, dal clero alessandrino, dai suoi genitori e dai giovani che ha conosciuto in questi anni. E tanti erano collegati, da tutto il mondo, per assistere a questo momento così importante della sua vita.
Alejandro, da sabato possiamo chiamarti “don”: è cambiato qualcosa o ti senti l’Alejandro di sempre?
«Nella sera dell’ordinazione il Vescovo mi ha detto: “Dopo l’ordinazione sentirai che nulla è cambiato. Ti alzerai, ti rivestirai come diacono e avrai delle funzioni liturgiche specifiche”. Poi mi ha ribadito che, nella celebrazione e nel rito di ordinazione, il Signore ti ingrandisce il cuore: mi è piaciuto tantissimo e credo fermamente che il Signore lo abbia fatto. Ora, per me, prosegue un cammino e un servizio nella Chiesa che implica avere un cuore aperto e grande per accogliere le persone. E amarle».
Qual è il tuo compito, come diacono?
«Il diacono è un ministro ordinato che svolge un servizio alla comunità cristiana attraverso la Liturgia, la Parola e la carità. Questi sono i tre compiti specifici del diacono».
Che cosa puoi fare di diverso, rispetto a prima?
«A livello liturgico, la proclamazione del Vangelo, la preparazione dell’altare e la distribuzione della comunione ai fratelli nell’Eucaristia. Poi posso celebrare il battesimo, il funerale, il matrimonio, e posso benedire».
La tua ordinazione è stata seguita da diverse parti del mondo.
«Mi sono sentito molto, molto accompagnato. La famiglia e gli amici, collegati soprattutto dalla Colombia, sono stati per me un dono e una grazia particolare il giorno della mia ordinazione. Ho visto i numeri: c’erano tantissime persone collegate. È una roba pazzesca, sono molto emozionato!».
Che cosa pensa la tua famiglia di questa tua scelta?
«La mia famiglia è molto contenta. Mi ha accompagnato sin da subito, ha pregato tantissimo per me e mi ha sostenuto sempre. E, dopo tutti questi anni di percorso vocazionale, continua a farlo».
Hai un santo che ti conduce e una guida spirituale che ti accompagna in questo percorso?
«Sicuramente il nostro don Bosco: due giorni dopo l’ordinazione sono andato a trovarlo a Torino, sono molto legato alla sua figura, soprattutto all’amore che aveva per l’Eucaristia e per i giovani. Poi, certamente, ho una guida spirituale che mi accompagna e mi ha sostenuto durante tutto il percorso. Da quando ho iniziato il seminario, mi ha aiutato attraverso i consigli, i colloqui e la direzione spirituale, soprattutto attraverso il sacramento della Riconciliazione».
La tua scelta implica anche una promessa di castità: non ti pesa?
«Sì, pesa, ma è più grande l’amore che ho verso la comunità ecclesiale. Direi che umanamente pesa, ma l’amore di Dio, l’amore che sento attraverso la comunità cristiana, la Chiesa e le persone che mi circondano, è molto più grande».
Ora che sei diacono che cosa chiedi ai tuoi confratelli?
«Non ho più niente da chiedere. Come ho detto alla serata dell’ordinazione, desidero camminare con loro, pian piano, annunciando il Vangelo con gioia e dedizione. Penso che la cosa più bella sia stare insieme e imparare ad amarci».
Il prossimo passo sarà l’ordinazione sacerdotale. Che prete desideri essere?
«Non desidero essere un prete perfetto, perché non esiste. L’unico è stato Gesù. Ma un sacerdote che, in mezzo alle sue imperfezioni, lasci Dio lavorare nel suo cuore. Penso che questa sia la grazia, il desiderio più grande: che il mio cuore sia aperto all’azione di Dio, perché Lui possa regnare attraverso le mie parole, le mie azioni e soprattutto la mia vita».
Chi ti senti di ringraziare per questo traguardo?
«Ringrazio Dio, per primo, ovviamente. Poi la Chiesa, madre e maestra, nella persona del Vescovo Guido, dei fratelli sacerdoti, dei diaconi, dei seminari che mi hanno accompagnato. Dei sacerdoti cito soprattutto don Santiago Ortiz e don Giuseppe Bodrati, che hanno creduto in me e mi hanno accompagnato fin dall’inizio. Ringrazio i valenzani e Valenza, la mia città, che è la mia casa. Ringrazio la mia famiglia in Colombia e i miei compagni di seminario. E penso a tutti i giovani che ho conosciuto qui, nella nostra diocesi».
Chi è per te Gesù Cristo? E dove lo incontri?
«Potrei rispondere chi è per me Gesù Cristo in base agli studi fatti, e che continuo a fare, durante questi anni. Però Gesù innanzitutto è il Signore, il modello di servizio che è venuto per servire e non per essere servito, è la Parola di Dio che come cristiano ho il dovere di annunciare. Ed è Colui che trovo nei poveri e nei sofferenti».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
