L’impegno dell’Associazione Diabetici Alessandria accanto ai pazienti
Intervista a Ezio Labaguer, presidente
dell’Associazione Diabetici Alessandria
Accogliere, informare, accompagnare. È questo lo spirito con cui i volontari di Adal – Associazione Diabetici Alessandria sono presenti ogni settimana in ospedale per stare accanto a chi affronta il diabete. Un servizio discreto ma prezioso, fatto di una relazione vera e un sostegno concreto. A raccontarcelo è il presidente Ezio Labaguer, che è venuto a trovarci in redazione per la seconda puntata del progetto “Voci dei volontari”, realizzato da LaV Comunicazione insieme con l’Azienda Ospedaliero – Universitaria
SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo. Trenta puntate per dare voce ai volontari delle associazioni che si impegnano accanto a medici e infermieri per rendere l’Ospedale un posto in cui i malati si sentano sempre più accolti e supportati.
Ezio, a che piano dell’Ospedale possiamo incontrare i volontari di Adal?
«L’associazione è nata in ospedale e da sempre svolge la propria attività presso i reparti di endocrinologia e diabetologia. I volontari sono presenti il martedì e il giovedì mattina dalle 10 alle 12. È possibile incontrarci al secondo piano, negli ambulatori dedicati: scambiamo sempre qualche parola con chi è in attesa di ricevere una visita, cercando di alleviare la tensione, e forniamo volentieri tutte le informazioni necessarie. Un ulteriore momento di presenza è il mercoledì mattina, sempre dalle 10 alle 12, nel nostro ufficio situato al piano mezzanino, in fondo al corridoio dell’area dedicata al volontariato, messo a disposizione dall’Aoual: se si desidera prenotare un appuntamento con noi, in questo caso è consigliabile telefonare prima».
Che aiuto proponete alle persone che incontrate?
«Il primo passo è sempre volto a instaurare un dialogo. Ci avviciniamo con discrezione, nel pieno rispetto della privacy, sapendo che le persone sono lì per una visita e spesso vivono un momento di fatica. Proprio durante l’attesa cerchiamo di instaurare un dialogo, presentare l’associazione e offrire materiale informativo sulla patologia, sulla prevenzione e sulla cura. È anche un’occasione per alleggerire l’attesa e favorire un’occasione di socializzazione».
Mettete a disposizione dei pazienti anche un numero telefonico dedicato, una sorta di “numero amico”, dove l’amico dall’altro capo del telefono è un medico: ci puoi raccontare meglio di questo servizio?
«Si tratta di un aiuto molto concreto: attraverso un numero dedicato i pazienti possono contattare direttamente un diabetologo. Il servizio è attivo il lunedì dalle 11 alle 12 e il mercoledì e il venerdì dalle 16 alle 17, al numero 3515651863. Non è un canale per prenotare visite, ma uno spazio per chiarire dubbi legati alla patologia, alla terapia o alle difficoltà che le persone incontrano nel loro quotidiano. A rispondere sono medici volontari dell’associazione».
Facciamo un passo indietro: com’è nata la vostra associazione?
«Adal Alessandria è nata ufficialmente nel 2004 con il desiderio di stare vicino alle persone con diabete e ai loro familiari, aiutandole a conoscere meglio la malattia e proponendo anche attività “sociali”. L’obiettivo è accompagnare la persona non solo dal punto di vista sanitario, ma anche umano e relazionale».
Ci fai qualche esempio delle attività che proponete?
«Tra le attività principali c’è l’educazione a uno stile di vita sano, che prevede un’ alimentazione equilibrata e naturalmente del movimento. Insieme a noi, anche una semplice camminata diventa occasione di incontro, dialogo e condivisione. Organizziamo inoltre corsi di danzaterapia, che hanno avuto grande partecipazione. In questi frangenti si crea un clima di condivisione e di leggerezza che permette di trasmettere messaggi utili, sostenere chi si sente solo e coinvolgere anche i caregiver, che hanno un ruolo fondamentale».
Chi sono oggi i volontari di Adal?
«Siamo una realtà non tanto numerosa ma molto motivata: abbiamo una decina di persone nel direttivo e circa 80 iscritti. I volontari sono in parte pazienti con diabete di tipo 2, ma anche familiari. Quando il diabete entra in una famiglia, coinvolge tutti: per questo è importante che anche chi sta accanto al malato sia informato e partecipe. L’associazione è un luogo dove poter condividere dubbi e paure e non sentirsi soli».
Chi volesse unirsi a voi come volontario, come può fare?
«L’associazione è aperta a tutti, perché per noi l’accoglienza è il primo valore. Facciamo parte della Federazione Nazionale delle Associazioni Diabetici e, proprio per garantire un servizio qualificato, è previsto un percorso formativo chiamato “corso diabetico guida”. Si tratta di un ciclo di 11 incontri su vari temi legati alla patologia, aperto sia ai pazienti sia ai caregiver. Al termine viene rilasciato un attestato, oggi requisito necessario per operare in ospedale. È un percorso riconosciuto dalla Regione Piemonte e tutti i nostri volontari lo hanno frequentato».
Ci puoi condividere un episodio di vita vissuta che ci aiuti a capire bene l’importanza, e l’impatto sulla vita delle persone che ha il servizio che offrite come associazione?
«Un episodio che ricordo con particolare affetto riguarda una coppia che partecipava ai corsi di danzaterapia. Il marito era affetto da Parkinson e all’inizio era molto titubante. Grazie al lavoro del maestro e al clima che si è creato all’interno del nostro gruppo, nel tempo si è verificato un cambiamento significativo. La moglie, dopo alcune lezioni, mi ha detto con stupore: “Ma sai che è felice di venire e sta cambiando molto anche il suo Parkinson?”. Vedere quella coppia più serena e sorridente è stata una conferma concreta di quanto il movimento, se ben guidato, possa fare la differenza anche nella qualità della vita».
Ezio, che cosa ti spinge personalmente a fare questo servizio?
«Prima di tutto il desiderio di aiutare gli altri, che porto avanti da molti anni. In passato ho lavorato come informatore in ambito farmaceutico, occupandomi proprio di insulina, e ho visto da vicino le difficoltà e le paure dei pazienti. Dopo la pensione ho sentito il bisogno di continuare in questa direzione: offrire ascolto, aiutare le persone a esprimere le proprie difficoltà e far capire che non sono sole. Ho vissuto la realtà del diabete come caregiver e questo mi ha reso ancora più sensibile».
In chiusura vuole fare un appello ai nostri lettori?
«Il nostro motto è: “Il diabete non deve fermarci”. Significa che, con la giusta consapevolezza, si può vivere pienamente. Ci sono esempi di persone con diabete che hanno raggiunto traguardi importanti nello sport e nella vita. Il diabete va conosciuto: se lo si comprende, diventa una condizione con cui convivere; se invece lo si ignora, diventa un tuo nemico e può portare a complicanze serie. Per questo il nostro impegno è informare e accompagnare, sempre in collaborazione con i medici. Se lo rispetti, il diabete ti rispetta (sorride). Invitiamo tutti i lettori a unirsi a noi!».
Associazioni di volontariato in ospedale: tutte le puntate
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
